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  • 31/08/2006 Tutti screditati i Neo-Con che ce l’hanno con l’Iran (Movimento Solidarietà, http://www.movisol.org)

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    In una intervista alla NPR del 30 agosto, l’esponente dell’AEI Michael Ledeen, noto in Italia per la vicenda P2 e primo sospetto della falsificazione dei documenti sull’uranio dal Niger di Saddam, si è dimostrato decisamente impaziente: “Non c’è più tempo per la diplomazia”. Ha affermato che parlare di armi nucleari è un diversivo, loro sono in guerra con gli Stati Uniti da 27 anni, ed è desiderabile che il regime sia rovesciato dall’interno. L’operato dell’amministrazione Bush, in tal senso, è stato “un insuccesso nel trattare come avrebbe dovuto Syrian (Siria ed Iran)”. Ledeen si è poi indignato quando gli hanno chiesto se l’Iran ha legami con Al Qaeda “... Non lo so, forse” per poi passare a parlare di forniture iraniane ai ribelli iracheni. Ha anche raccontato che Israele avrebbe individuato esperti di intelligence militare iraniani tra gli Hezbollah, nel corso dell’invasione del Libano.
    Ledeen ha anche ricordato gli scritti “accademici”, di gioventù, di apologia del fascismo. Ha difeso Chalabi, altrimenti noto per le frottole raccontate sul conto dell’Iraq, ed ha criticato la CIA perché sottovaluterebbe il pericolo rappresentato dall’Iran. E’ tornato a fare lo sdegnoso, dicendo che, a proposito dei neo-con, è sbagliato parlare di ‘conservatori’, “la rivoluzione è per definizione un evento radicale, è l’opposto del conservatorismo, è un appello al cambiamento fondamentale”, è quindi più opportuno parlare di “rivoluzionari democratici” invece “neoconservatori”. Qualcosa del genere lo diceva anche Mussolini, a proposito della sua “rivoluzione”.

    Rapporto parlamentare

    Ledeen è impaziente di sfruttare lo spazio creato dalla Commissione parlamentare permanente sui servizi che il 23 agosto ha rilasciato un rapporto intitolato “Riconoscere una minaccia strategica nell’Iran: una sfida di intelligence per gli Stati Uniti”. Sembra che in Commissione nessuno si sia espresso contro un tale valutazione.
    Il rapporto è stato presentato alla Fox TV da Peter Hoekstra, presidente della Commissione, secondo il quale l’Iran “è un paese impegnato a sviluppare armi nucleari. Sono collegati ad altri gruppi terroristici, in particolare Hezbollah ed Hamas. In Iraq sono collegati alle iniziative contro gli USA e il governo iracheno. Dispongono di una capacità missilistica. Non è un paese raccomandabile ... Dobbiamo far sí che la popolazione americana comprenda questa minaccia. ... Molti di noi credono che la popolazione americana sia diventata compiancente e non si rende davvero conto della minaccia rappresentata dall’Islam radicale”.

    L’uomo di Bolton

    Il rapporto non si limita ad agitare lo spauracchio della “minaccia iraniana” ma merita di essere considerato un “attacco preventivo su ciò che rimane delle capacità di intelligence USA, usurpandone le prerogative di fornire ai politici le stime necessarie nelle questioni più scottanti”, come ha sentenziato Ray McGovern, ex dirigente della CIA. In sostanza il rapporto critica CIA, DIA e l’intelligence del dipartimento di Stato INR come superficiali e concilianti a proposito della “minaccia iraniana”.
    L’estensore principale del rapporto, a quanto riferisce il Washington Post, è Frederick Fleitz. Ex funzionario della CIA, Fleitz fu costretto a lasciare l’agency alla fine degli anni novanta, a seguito di alcuni screzi. Nel 2001 passò a lavorare per l’ultrà neocon John Bolton, nel Dipartimento di Stato, ricoprendo l’incarico di assistente speciale e capo del suo staff. Per Bolton Fleitz si tenne costantemente in contatto con l’ufficio del vice presidente Dick Cheney. Sempre per Bolton, cooperò con l’Office of Special Plans (OSP) del Pentagono, per aggirare il regolare processo di raccolta e valutazione delle informazioni a cui è preposto l’intelligence, e si occupò di rapezzare tra loro degli spezzoni disparati d’informazione che facevano comodo per “dimostrare” la pericolosità di Saddam. In tale processo fu costantemente in attrito con l’intelligence del dipartimento di Stato INR.

    Riedizione scontata

    Il parallelo di queste denunce di presunte “lacune dell’intelligence” con quelle risalenti al 2002, nel periodo precedente alla guerra in Iraq, è stato notato persino dalla rivista Time: “Ciò che preoccupa alcuni esperti dell’intelligence è che non si arrivi al punto di esercitare su elementi dello spionaggio pressioni tali da produrre pasticci dell’intelligence come quelli che precedettero la guerra in Iraq”.
    Il New York Times ha pubblicato un editoriale intitolato: “Wanted: informazioni che facciano più paura”. “L’ultima cosa di cui il paese ha bisogno, mentre si avvicina la stagione elettorale, è un altro tentativo di spingere i servizi a forzare le proprie conclusioni sulla minaccia proveniente dagli stati mediorientali ... Tutto sommato ci ricorda con sgomento quella situazione in cui gli analisti dell’intelligence dissero al vice presidente Dick Cheney che essi non potevano dimostrare che l’Iraq stava costruendo un’arma nucleare o che avesse collegamenti con Al Qaeda ... Questa nazione non può permettersi di nuovo di pagare perché i politici forzano le informazioni o costringono gli enti di intelligence a conformarsi alla propria ideologia”.


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