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  • 06/11/2006 La condanna a morte di Saddam? Per la Santa Sede è inutile (Marco Fabi, http://www.korazym.org)

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    Inutile e immorale. E' questa la posizione unanime di alcune voci raccolte in Vaticano sulla notizia del giorno. Una posizione chiara, in linea con la morale cattolica, in tema di difesa della vita.

    La condanna a morte di Saddam Hussein? Attenti alla logica dell’”occhio per occhio, dente per dente”. A parlare è il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, una delle poche personalità della Curia, ad esprimersi senza problemi sulla notizia del giorno. ''Per me - ha detto - punire un crimine con un altro crimine, quale è quello di uccidere per vendicare, significa che siamo ancora allo stadio dell'occhio per occhio, dente per dente”. Posizione chiara, in linea con dichiarazioni fatte in precedenza, a cui si aggiungono altri commenti della Santa Sede.

    Se il Segretario di Stato Tarcisio Bertone e il direttore della Sala Stampa della Santa Sede Federico Lombardi hanno optato un no comment, la Radio Vaticana, per bocca del gesuita Michele Simone, vice direttore della Civiltà Cattolica, ha chiarito che “la situazione dell'Iraq non si risolve con questa condanna a morte”. “Molti cattolici, e noi tra di loro - ha detto padre Simone - sono contrari per principio alla condanna a morte. E anche in una situazione come quella dell'Iraq, nella quale le condanne a morte, di fatto, ogni giorno, sono centinaia, un'altra aggiunta a tutte queste non serve a nulla. Certo, nella mentalità comune degli iracheni, la mancata condanna a morte, forse, per motivi di politica interna, sarebbe interpretata come un privilegio, perché le morti ormai sono all'ordine del giorno. Ma salvare una vita, il che non vuol dire accettare tutto ciò che ha fatto Saddam Hussein - ha affermato il gesuita - è sempre un fatto positivo”.

    Sulla stessa lunghezza d’onda, padre Justo Lacunza, rettore del Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamici, secondo cui “una condanna a morte, in questo preciso momento”, rischia di essere “controproducente” per quello che accadrà nei prossimi giorni. Inoltre, “a livello dei principi - ha spiegato - può darsi che non ci fosse spazio al di fuori di una condanna a morte. La nostra vita reale, però, quella individuale e familiare, quella collettiva e sociale, quella politica, religiosa e culturale, cammina e viaggia sul binario della realtà. Personalmente - ha concluso - penso che condannare a morte colui che è stato presidente dell'Iraq per moltissimi anni (e con il quale l'Occidente, Paesi di Europa, l'America, vari Paesi asiatici, mediorientali, africani, insomma tutto il mondo, hanno collaborato) non sia la buona strada per arrivare a trovare delle soluzioni reali per quello che succede in Iraq”.

    06/11/2006 Saddam Hussein condannato a morte per impiccagione (Rico Guillermo, http://www.osservatoriosullalegalita.org)

    Saddam Hussein e' stato condannato all'impiccagione per il suo coinvolgimento nella morte di 148 Sciiti a Duyail nel 1983. Il Tribunale ha accolto la richiesta del procuratore del tribunale speciale per l'Iraq Jaafar al-Moussaoui.

    I 148 Sciiti di Duyail furono condannati a morte sotto il regime di Saddam con l'accusa di aver provato ad attentare alla vita dell'ex presidente nel 1982. Il processo, iniziato il 19 ottobre 2005, si e' svolto in un contesto di violenze e minacce, come l'attentato ad uno dei difensori di Saddam, Jamis Obaidi e sullo sfondo del conflitto che agita in Paese.

    Durante l'ultima udienza del processo, il giudice Rauf Abderrahman ha espulso dalla sala l'avvocato difensore Ramsey Clark - ex segretario alla Giustizia degli Stati Uniti. Lo stesso Saddam - il quale ha sempre detto di non riconoscere la legittimita' della Corte - ha tentato ripetutamente di interrompere la lettura della sentenza gridando 'lunga vita all'Iraq'.

    La pena capitale e' stata reintrodotta in alcune zone del Paese come misura straordinaria lo scorso anno. E' in vigore a Bagdad e nelle province a maggioranza sunnita di Al Anbar, Salahedin e Diyala.

    Il tribunale ha decretato la pena capitale anche per il fratellastro di Saddam, Barzan Ibrahim al-Tikriti, ex capo dei servizi segreti, e per l'allora presidente del tribunale rivoluzionario Awad Hamad al Bandar. L'ex vicepresidente, Taha Yassine Ramadan, e' stato condannato all'ergastolo.

    Condannati a pene di 15 anni di reclusione altri tre imputati, la cui imputazione era crimini contro l'umanita' e che invece sono stati riconosciuti colpevoli di altri reati. E' stato invece assolto Mohamed Al Azawi, scarcerato.

    Ci sono comunque altri procedimenti giudiziari separati aperti contro il raìs e dovrebbero essere portati a termine prima dell'esecuzione della sentenza, anche per le vittime e per i loro parenti sopravvissuti.

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  • 30/12/2006 Archivio Saddam Hussein

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