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  • 17/04/2007 L'Africa e gli Epa. Per saperne di più... (Simone Baroncia,  http://www.korazym.org)

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    Gli accordi di partenariato (Epa) erano nati come accordi di cooperazione, ma i Paesi ricchi, primi fra tutti quelli dell'Unione europea, si ostinano a pensare che la priorità dell'Africa stia nell'integrazione nei mercati globali.

    L'Europa sta negoziando con molta discrezione con 77 sue ex colonie di Africa, Caraibi e Pacifico gli Accordi di Partenariato Economico (Epa o Ape), accordi commerciali che vogliono aprire ai nostri prodotti la maggior parte dei mercati di questi Paesi, in particolare agricoli e industriali, senza tener conto delle conseguenze. Erano nati come accordi di cooperazione, ma i Paesi ricchi, primi fra tutti quelli dell'Unione europea, si ostinano a pensare che la priorità dell'Africa stia nell'integrazione nei mercati globali, nonostante gli evidenti fallimenti delle politiche di libero commercio nel portare un accresciuto benessere in ogni contesto e per tutte le fasce della popolazione. Un'evidenza che diventa drammatica nel caso dei Paesi africani, gli unici ad aver applicato con rigore negli ultimi due decenni le ricette di aggiustamento strutturale e di liberalizzazione imposte dalle istituzioni finanziarie internazionali, con risultati economici e sociali fallimentari e una povertà in aumento.

    Alcuni dati: il 60% delle esportazioni dei Paesi di Africa, Caraibi e Pacifico si concentra solo su 9 prodotti e le liberalizzazioni degli ultimi anni hanno ridotto (e non aumentato) la partecipazione di questi Paesi al commercio mondiale: dal 3.4% del 1976 all'1% di oggi. Gli Epa consentirebbero un azzeramento delle tariffe sulle merci di questi Paesi in arrivo in Europa, ma già oggi il 97% dei prodotti che entrano nel mercato europeo da quei paesi sono esenti da tasse e da quote d'importazione, tuttavia l'Africa non ci ha mai guadagnato. Viaggiando in senso inverso le produzioni europee hanno invaso i mercati africani più deregolamentati, danneggiando seriamente le economie locali. Ma le ricadute negative della liberalizzazione colpiscono anche il nostro paese: sono già stati identificati 14 prodotti considerati “a rischio” (tra cui fagiolini, riso, pomodori, olio d'oliva, vino e arance) che rappresentano più del 45% del valore aggiunto agricolo di 8 regioni italiane.

    La manifestazione principale si terrà a Londra, il 19 aprile prossimo. La Wake Up Action, che si svolgerà contemporaneamente anche nelle altre città, porterà piccoli gruppi di attivisti di fronte alle ambasciate e consolati muniti di letti, pigiami, sveglie, tamburi e qualsiasi altro strumento che fa rumore, dove insceneranno simbolicamente il gesto di svegliare l'Ue, rappresentata dalla presidenza di turno tedesca, dal suo sogno neoliberista, prendendo atto del fallimento del modello di sviluppo coerente con tale dottrina economica. In Italia si svolgeranno tre azioni parallele di fronte all'ambasciata tedesca a Roma ed ai consolati di Napoli e Milano. Sullo sfondo del rumore comune alle altre piazze, sarà inscenata una vendita di pezzi di Africa tramite la firma di un “contratto di svendita” tra i singoli cittadini acquirenti e il rappresentante della Ue, il commissario al commercio Peter Mandelson.

    Le azioni si svolgeranno a partire dalle 11,30, di fronte alle rappresentanze tedesche verrà chiesto un incontro con consoli e ambasciatori per consegnare le richieste e la piattaforma della Campagna, e conoscere la posizione della Germania in merito. Le azioni verranno precedute martedì 17 aprile da due conferenze sul tema degli accordi Epas e dei loro impatti sullo sviluppo all'Università La Sapienza di Roma (ore 10 presso l'Aula XIII della Facoltà di Economia de La Sapienza, in via del Castro Laurenziano 9) e alla sede della Provincia di Napoli (ore 16.00 Sala Consiliare della Provincia di Napoli Santa Maria la Nova).

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