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  • 29/01/2009 Zimbabue: la strage del colera (Eugenio Roscini Vitali, http://altrenotizie.org)

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    Nell’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) si legge che in Zimbabwe l’epidemia di colera è ormai fuori controllo: 2755 vittime e 48623 casi di contagio; l’ultimo bilancio dell’Onu, datato 16 gennaio, parlava di 2225 morti e di 42675 casi diagnosticati. Propagatasi alla fine di agosto, la malattia cresce quindi ad un ritmo del 20% alla settimana, un crescita esponenziale che Medici Senza Frontiere ricollega all’inadeguatezza delle strutture mediche a disposizione e allo spostamento del focolaio dalle aree urbane a quelle rurali. Secondo gli esperti della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, il fatto più preoccupante è rappresentato dall’alto tasso di mortalità, un indice che in sei mesi ha raggiunto il 5,7%.

    Se si è giunti a questo punto è soprattutto dovuto alle sconsiderate decisioni prese dalle autorità di Harare in materia di prevenzione e vaccinazione e alla strutturale debolezza economica del paese, una debolezza eredita dall’ex Rodesia che è stata amplificata dalla decennale follia di un regime che ha trascinato il paese al collasso. A dicembre il governo aveva addirittura negato l’esistenza del morbo, ma le cifre non possono più nascondere un contagio che Tony Maryon, direttore della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, definisce gravissima, un’epidemia che durerà ancora molte settimane prima che la situazione torni sotto controllo.

    Il colera, la cui infezione è determinata da un batterio intestinale molto contagioso, causa diarree violente e conati di vomito che conducono alla disidratazione e alla morte; l'epidemia è poi aggravata dalla scarsità di acqua potabile, da fognature mal funzionanti e dalla totale assenza di raccolta dei rifiuti: tutte condizioni che in Zimbabwe vengono ampiamente riscontrate e alle quali il governo non pone rimedio.

    La crisi economica è profondissima e le strutture sanitarie, che non coprono la totalità del territorio, sono ormai al collasso. Per cercare di rimettere in sesto il sistema, le Nazioni Unite si sono impegnate a fornire 5 milioni di dollari con i quali il paese potrà riaprire gli ospedali chiusi per mancanza di medicine e attrezzature e pagare lo stipendio a quei dottori e infermieri del settore pubblico che si rifiutano di lavorare fin quando non saranno stati pagati in valuta estera.

    L'epidemia di colera è solo la punta dell'iceberg di un sistema paese distrutto dalla corruzione e dal clientelismo. A pagarne il prezzo più alto sono come al solito i più deboli, quelli che vivono nelle bidonville e nelle campagne: in Zimbabwe la mortalità nella gravidanza e nel parto è passata dai 168/100000 casi del 1990 ai 1100/100000 del 2005, la mortalità infantile colpisce 81 nati su mille e la speranza di vita è una tra le più basse al mondo: 39 anni la media; circa 40 per gli uomini, poco più di 38 per le donne. Questo spaventoso dato è dovuto alla diffusione dell'AIDS che negli ultimi tempi è arrivato a colpire un terzo della popolazione ed ha provocato più di un milione di orfani.

    Intanto, ignorando le pessime condizioni igienico-sanitarie in cui versa il paese, cosa che rende sempre più presente il rischio di epidemie come la peste del 1994, il governo elimina le vaccinazioni e taglia i finanziamenti alla sanità: la grande periferia di Harare soffre della mancanza di acqua e lo stato delle fognature è pressoché disastroso, fattori questi che favoriscono l'inquinamento idrico e la nascita di patologie epidemiche come la malaria e il colera.

    L’aspetto socio-economico è disarmante: il tasso di disoccupazione sfiora l’80% mentre il 64,1% degli abitanti vive nelle campagne; il reddito pro-capite annuo è di 340 dollari americani (USD); 12 milioni la popolazione interna, più di 3 milioni gli emigrati; nel gennaio 1996 la spesa annua pro-capite per i prodotti alimentari era di circa 200 USD, nel 2007 non ha superato i 9 USD. Ad ottobre è stato registrato un tasso di inflazione del 231 milioni per cento, venti volte in più dell’11,2 milioni per cento del luglio scorso.

    Nascondendo i reali problemi del paese, gli organi di stampa ufficiali giustificano il crollo dell’economia con la scarsità dei raccolti degli ultimi anni e con la crescita del prezzo del grano, cosa che da sola non spiega l’inflazione multimilionaria e l’aumento del costo della vita, soprattutto quando si parla di generi di prima necessità.

    Secondo l'Onu servirebbe più di un decennio per tornare ai livelli di bilancio dei primi anni Novanta e, se le cose continuano così, entro pochi mesi quasi sette milioni di zimbabwesi avrà bisogno di aiuti alimentari. Il tracollo della valuta è tale che il governo è stato costretto ad introdurre nuove banconote, ma alla fine il risultato è che al cambio il dollaro dello Zimbabwe (ZWD) vale molto meno della carta straccia.

    Per fare un esempio di quanta disperata sia l’esistenza della maggior parte della popolazione (tenendo in considerazione il reddito pro-capite e il cambio che attualmente è di circa 37 milioni di ZWD per 1 USD) con un inflazione al 100 mila per cento, nel marzo 2008 13 chilogrammi di patate costavano 90 milioni di ZWD (2,44 USD); a ottobre, la stessa quantità di patate costava 160 milioni di ZWD (4,30 USD) e una pagnotta di pane 60 milioni di ZWD (1,60 USD).

    Oltre alle 2755 vittime causate da colera e alle centinaia di migliaia di casi di Aids, una piaga che in Zimbabwe uccide circa 400 persone al giorno, il paese è flagellato da un’altra patologia infettiva: l’antrace. Dal novembre scorso, nella provincia meridionale di Masvingo, si sono registrati otto decessi e più di 200 casi. La malattia endemica è causata dal batterio Bacillus antraci che generalmente si manifesta sugli animali erbivori, ma che in alcuni casi può colpire anche l’uomo.

    Contenere l’inflazione significa quindi risolvere solo alcuni dei problemi che devastano il paese; la paralisi politica dura ormai da quasi un anno e Robert Mugabe, presidente eletto per la sesta volta con un’elezione farsa tenutasi nel giugno scorso, è troppo occupato a difendersi dagli attacchi del leader dell'opposizione, Morgan Tsvangirai, per pensare alle conseguenze delle epidemie.

    Una volta tanto però la speranza è che le Forze Armate, tradizionalmente dalla parte del regime, decidano di voltare le spalle all'ottantaquattrenne leader della ex Rodesia: la crisi sta colpendo l’esercito e Mugabe non ha più neanche i soldi per sfamare i suoi soldati. Per lui il colera potrebbe diventare l’ultimo dei problemi.

    http://altrenotizie.org
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