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  • 27/12/2006 L' Iran e la carta straccia (Cinzia Frassi, http://www.altrenotizie.org)

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    Il 23 dicembre scorso il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha adottato all’unanimità la risoluzione 1737, con la quale impone sanzioni all’Iran per la mancata sospensione del suo programma nucleare. In base all’art 41, capitolo VII, della Carta delle Nazioni Unite, il Consiglio esorta l’Iran di Ahmadinejad a sospendere l’attività di arricchimento dell’uranio e a decidersi finalmente a cooperare con il Consiglio di Sicurezza e con l’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Inoltre, il Consiglio vieta a tutti i paesi la commercializzazione con Tehran di tecnologie ed armi nucleari. In particolare, la risoluzione del Consiglio riguarda la sospensione dell’arricchimento dell’uranio, il trattamento delle scorie nucleari, i reattori ad acqua pesante ed i progetti di missili balistici.

    Dopo i risultati deludenti della risoluzione 1696 del 31 luglio scorso, che chiedeva all’Iran la sospensione delle attività di arricchimento dell’uranio, il Consiglio di Sicurezza interviene ancora tenendo vivo l’allarme sulle potenzialità in materia nucleare di un paese al centro delle tensioni in Medio oriente. E’ una tappa importante per chi, come Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, desidera avviarsi lungo l’iter che infine può costringere il Consiglio ad adottare risoluzioni che prevedano l’uso della forza. Per ora la necessità da soddisfare è quella di isolare Tehran e di impedire il suo programma nucleare. Ci sono voluti quattro mesi, ma le cinque potenze del Consiglio hanno trovato un accordo sul tenore e la gravità delle sanzioni.

    Dopo discussioni, negoziati, accordi infine il voto della Russia è arrivato. Da un lato l’ambasciatore russo, Vitaly Churkin, dichiara che la risoluzione vuole essere un “messaggio forte all’Iran sulla necessità che collabori in modo aperto con l’Aiea”, precisando tuttavia che la finalità è quella di portare l’Iran a collaborare e negoziare, non a punire. Dall’altro, va sottolineato che la risoluzione non esclude la commercializzazione del materiale fissile necessario ad una normale centrale atomica: la Russia collabora con Teheran alla costruzione della centrale atomica a Bushehr, sul Golfo Persico. Si tratta di un progetto di 800 milioni di dollari.

    Ma il punto è che l’Iran è firmatario del Trattato di non proliferazione nucleare, a differenza di altre potenze nucleari che non sono additate come una minaccia alla pace internazionale e la stessa Aiea non è riuscita a provare violazioni da parte di Teheran. Per il Presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad è un momento piuttosto negativo, come testimoniano gli insuccessi alle recenti elezioni amministrative che hanno lasciato sconfitto il suo partito fondamentalista, le contestazioni dopo il convegno sulla negazione della Shoa e le dure critiche della comunità internazionale relative alle dichiarazioni di ostilità contro Israele. Nonostante ciò non rinuncia ad inviare messaggi forti e spavaldi, definendo la risoluzione votata all’unanimità dal Consiglio “carta straccia”, aggiungendo che le sue previsioni non provocheranno alcun danno al suo paese e che coloro che hanno appoggiato l’iniziativa si pentiranno presto delle loro scelta superficiale. Non tralascia nemmeno di mandare un messaggio puntuale all’indirizzo di qualche paese quando dice che “non potete inviarci messaggi segreti di tono amichevole e nello stesso tempo mostrare i denti e gli artigli. Smettetela di fare il doppiogioco".

    Tra una dichiarazione e l’altra, Ahmadinejad non esita a dimostrare la propria ostilità ai nemici di sempre. Poco più di una settimana fa e dopo mesi di indiscrezioni, il Presidente iraniano sostituisce nelle sue transazioni con l’estero il biglietto verde (pure questo forse considerato carta straccia) con l’Euro. La scelta, che naturalmente conosce anche ragioni di opportunità economica data la tenuta sui mercati della moneta europea soprattutto nei confronti del dollaro, apre un altro fronte di ostilità di Teheran verso i nemici a stelle e strisce.

    Tra due mesi toccherà ancora a El Baradei, direttore dell’Aiea, verificare e riferire al Consiglio se lo “stato canaglia” persiano avrà ottemperato o meno all’ennesimo ultimatum del Palazzo di Vetro. Sembra difficile fare delle previsioni, pur tuttavia pare ragionevole attendersi che la situazione possa tenere ancora. Sicuramente l’influenza delle mosse dei “Cinque” al Consiglio dipenderanno anche da altri fattori: quanto l’America riuscirà a togliersi dal pantano irakeno, l’andamento del mercato dell’oro nero e le sue influenze sull’economia americana. Non sarebbe forse da escludere anche la considerazione della tenuta del presidente Ahmadinejad e del suo fondamentalismo, di cui sembrano stanchi anche i suoi sudditi.

    Quello che già ora come ora appare certo è che vengono spese tante energie per risolvere questioni che, tolto di mezzo il fumo negli occhi, appaino sterili e pretestuose. Ancora più certo è il fatto che le stesse energie non vengono spese dagli stessi attori sulla violazione dei diritti umani, nominati solo quando i presunti violatori risultano ostili a Washington. Comprensibile, dal momento che i Cinque aventi diritto di veto, nella materia sono dei veri esperti.

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