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  • 31/01/2007 Ahmadinejad sconfitto. Dai pomodori (Carlo Gambescia, carlogambesciametapolitics.blogspot.com, http://www.canisciolti.info)

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    Sicuramente c’entrano anche i pomodori nell’asse Chàvez-Ahmadinejad. Come sovente accade i giornali (in Italia) non hanno dato molto seguito al viaggio di quattro giorni del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad in America Latina, che prevedeva visite in Venezuela, Nicaragua ed Ecuador. Da quando è stato eletto presidente nel giugno 2005, Ahmadinejad ha creato strette alleanze con i paesi latinoamericani retti da governi antistatunitensi, vale a dire Cuba, Venezuela, Bolivia e Nicaragua.

    E così il 15 gennaio è volato a Quito in Ecuador dove ha preso parte alla cerimonia di insediamento di Rafael Correa alla presidenza del piccolo Stato sudamericano. Alla celebrazione erano presenti anche Hugo Chàvez (presidente del Venezuela), Daniel Ortega (neo presidente del Nicaragua) ed Evo Morales (presidente della Bolivia da appena un anno). Chàvez ed Ahmadinejad hanno ribadito che il fondo di 2 miliardi di dollari già costituito per finanziare progetti in Iran e in Venezuela sarebbe stato impiegato anche negli altri paesi, “al fine di controbattere la dominazione statunitense”. Una conferma di quanto Ahmadinejad aveva dichiarato in Nicaragua dopo aver firmato un accordo di cooperazione economica: “Non siamo più soli: Iran, Nicaragua, Venezuela e altri paesi rivoluzionari sono uniti, resteremo uniti e resisteremo uniti”.

    Lo aveva detto in un comizio in un quartiere di Managua, accanto ad Ortega, perché lo sentissero anche nel suo Paese dove i prezzi dei pomodori sono alle stelle e la discussione sulla legge finanziaria l’ha non poco inguaiato. Infatti all’interno della Repubblica islamica le voci di protesta si moltiplicano nei confronti di un presidente tanto disinvolto con le invettive contro Israele quanto incapace di fronteggiare i problemi interni come l’inflazione. Va pure aggiunto che senza il sostegno del presidente venezuelano Hugo Chàvez non sarebbe stato possibile il tour del tutto inedito con cui Ahmadinejad è riuscito a unire in un collegamento ideale un insieme composito di leader latino-americani, tutti comunque accomunati dalla volontà di superare le politiche macro-economiche neo-liberiste, di favorire il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni e di indebolire la tradizionale egemonia statunitense nella regione.

    Iran e Venezuela tra i più importanti (rispettivamente quarto e quinto) esportatori di petrolio al mondo, e quindi esponenti di spicco dell’Opec, hanno firmato, negli ultimi tempi, numerosi accordi di cooperazione in diversi settori energetici. L’incontro di metà gennaio rappresenterebbe un ulteriore passo avanti nel rafforzamento di una vera e propria alleanza strategica tra i due Paesi. Secondo alcuni commentatori, dietro il comune obiettivo della “lotta all’imperialismo americano”, l’avvicinamento tra Chàvez e Ahmadinejad vorrebbe essere il primo passo per la realizzazione dell’ambizioso progetto di far nascere un nuovo movimento dei non allineati, simile a quello costituito con la conferenza di Bandung del 1955.

    Ma di là dei programmi altisonanti, le ragioni dell’accordo hanno fini più spiccioli:realizzare uno sforzo congiunto per mantenere alti i prezzi degli idrocarburi perché, come ha dichiarato Chàvez, “ sul mercato c’è troppo petrolio e noi dobbiamo salvaguardare il prezzo del nostro prodotto principale”. Due pesi massimi, in termini di riserve, come l’Iran e il Venezuela potrebbero riuscire a influenzare in modo più incisivo il direttivo dell’Opec affinché tagli le quote di produzione dei Paesi membri e quindi permetta un rialzo significativo del prezzo del petrolio, sceso del 14 per cento dall’inizio dell’anno.

    I prezzi più alti degli idrocarburi significherebbero maggiori ricavi per le nazioni produttrici e in particolare più risorse per Chàvez per realizzare sia i suoi obiettivi di politica estera (contrasto al predominio statunitense) sia di politica interna (miglioramento delle condizioni degli strati più poveri della popolazioni venezuelane, veri referenti elettorali dell’ex colonnello dei parà).

    Così pure per Ahmadinejad che rischia di scivolare proprio sull’ortaggio di origine americana, ingrediente base di moltissimi piatti persiani. Infatti l’altro ieri più di un deputato in Parlamento ha rumoreggiato alla presentazione della “Finanziaria” iraniana. “L’inflazione è sotto controllo”, stava sentenziando il presidente,” un chilo di pomodori costa 12mila rial ”, (all’incirca un euro). “Ma se ne chiedono 30mila”, si è sentito ribattere da alcuni deputati in aula. Una contestazione inaudita che segue quella degli studenti di un mese fa. Si tenga a mente che il presidente iraniano aveva travolto i concorrenti alle elezioni del 2005 proprio gonfiando di promesse le tasche degli elettori. Fino a oggi non le ha concretizzate.

    L’economia è arretrata, l’inflazione ha ripreso a galoppare. C’è chi parla del 30 per cento nel solo 2006, e ora si prospetta il rischio che per far fronte alle sanzioni internazionali contro il programma nucleare di Teheran, il governo sia costretto a razionare la benzina dal prossimo 21 marzo. Per il Sunday Telegraph la critica alle invettive presidenziali pubblicata su Jomhouri Islami, il quotidiano della Guida Suprema, la massima autorità spirituale iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei testimonia lo scollamento tra i due. Tant’è che il leader politico e religioso sarebbe persino intenzionato ad ammorbidire il team dei negoziatori del dossier nucleare. Tuttavia Ahmadinejad non ha fatto un solo passo indietro. Anzi.

    Nella Giornata della memoria per l’Olocausto è tornato a battere sul vecchio tasto: “Con l’aiuto di Allah vedremo presto la cacciata del regime sionista e il crollo degli Stati Uniti”. Naturalmente dall’altra parte del mondo non gli è giunta un’eco di sostegno. Il Venezuela è il più importante fornitore individuale di petrolio raffinato degli americani.

    Se Chávez dovesse adottare la linea dura e cercare il confronto, verso il quale sembra essere indirizzato, è parecchio probabile che gli Stati Uniti non accuserebbero il colpo quando Caracas gli comincerà a negare le forniture di petrolio raffinato. Se così non fosse non avrebbero inviato una seconda portaerei nel Golfo Persico dove dimora il suo fervente e imbarazzante alleato.

    Vincenzo Maddaloni
    www.vincenzomaddaloni.it

    Verona, 7 febbraio 2007
    Nell’ambito del progetto Verona Municipio dei Popoli, il Comune di Verona invita all'incontro dibattito su: L'atomica degli ayatollay, il "diritto al nucleare" dell'Iran tra risorse, economia, religioni e geostrategia.

    Intervengono: Vincenzo Maddaloni, giornalista, autore (con Amir Modini) di “L’atomica degli ayatollah. Il ruolo strategico dell’Iran, la crisi con gli USA, tutti i rischi di una nuova guerra preventiva”, Edizioni Nutrimenti.
    Giangaetano Poli, Assessore del Comune di Verona al Patrimonio e alle Relazioni Internazionali
    Reza Mohaddes, Medico iraniano, musulmano sciita
    Sergio Paronetto, Pax Christi
    Moderatore: Gabriele Colleoni, caposervizio interni/esteri del quotidiano L’Arena

    Ore 20.30, Sala E. Lucchi, Piazzale Olimpia 3 (zona stadio) Verona.
    Per informazioni: Rita_Giacomelli@comune.verona.it - 045 8077665

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