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  • 04/06/2008 La farsa tra Ahmadinejad e la comunità ebraico romano (Fonte: http://www.noreporter.org, http://www.comedonchisciotte.org)

    Ricerca personalizzata

    Giovani, donne e bambini di religione ebraica hanno sfilato nel centro di Roma, diretti al palazzo della Fao, attorno al quale le forze dell'ordine hanno istituito una zona rossa accessibile soltanto alle delegazioni del vertice, per protestare contro il presidente dell'Iran Mahmoud Ahmadinejad e la sua politica contro l'esistenza dello stato di Israele. I manifestanti hanno sventolato bandiere di Israele al grido di «Israel, Israel». «Dopo le ultime dichiarazioni rilasciate da quel tiranno contro Israele - ha spiegato un portavoce dei manifestanti - abbiamo deciso di venire qui per dichiarare il nostro dissenso alla presenza di Ahmadinejad al vertice. Vogliamo, invece, ringraziare le autorità italiane a cominciare dal presidente del Consiglio Berlusconi che non lo ha ricevuto a Palazzo Chigi e del presidente della Camera Fini che ha deciso di non incontrare l'ambasciatore iraniano». Il portavoce ha inoltre detto che «è apprezzabile anche la posizione assunta dal Vaticano che ha deciso di negare al presidente iraniano l'udienza con il Papa».

    Il capo del governo di Teheran - che lunedì era tornato ad attaccare Israele annunciando che sarà presto cancellato dalle cartine geografiche - ha ribadito la sua posizione in proposito: «Israele scomparirà a prescindere dall'Iran, è nell'interesse di tutti».
    Quello che però i manifestanti non possono non sapere è che altro sono le posizioni roboanti, che hanno un senso per rassicurare le popolazioni mediorientali che – chissà perché – sono tutte ostili ad Israele e terrorizzate dalla sua politica, altro sono i fatti.

    Ad Ahamdinejad basterebbe, tanto per cominciare, vietare l'esportazione di petrolio che, facendo una sosta di comodo in Olanda, giunge in Israele proprio da quelll'Iran che vorrà pure la distruzione dello stato ebraico ma intanto ne è il principale fornitore energetico. Potrebbe pure, il Presidente iraniano, bloccare i rapporti commerciali tra i due Paesi, per non parlare delle importazioni di armi israeliane. Non ci azzardiamo nemmeno a sognare un dietrofront in Iraq ove gli iraniani sono forza di occupazione, insieme agli inglesi, agli americani e agli israeliani e, con questi ultimi, preparano e addestrano battaglioni della morte. Né la “comunità internazionale” è poi così ostile a Teheran; non solo perché l'Iran gode del sostegno interessato di Russia e Cina ma perché sono gli inglesi i principali collaboratori al suo programma nucleare. In Italia non sarà ricevuto a cena da Berlusconi o da Frattini (sai che noi cenare con quest'ultimo!) ma si fanno carte false per sedersi al tavolo con lo statista “indesiderato” per mediare (leggasi moltiplicare i dividendi) sul suo sviluppo nucleare. Il tutto è, in gran misura, una farsa. Ahmadinejad più coopera con Israele più lo minaccia di estinzione; Israele più coopera con l'Iran più allarma la “comunità internazionale” mettendola in guardia contro questo mostro pericoloso.

    Intanto lo spettro di un antisemita nuclearizzato compatta le comunità ebraiche mantenendole asservite alle loro oligarchie, in Europa si rinnova lo spettro di un nemico esterno, accarezzando quanto possibile la favola dello “scontro tra religioni”, i rapporti internazionali sono tenuti, solo in linea ufficiale, ovviamente, nel lessico e nelllo spirito cari agli americani. E intanto prosegue la macellazione dei palestinesi e degli iracheni, la schiavitù dei tibetani, cresce la fame nel mondo e noi veniamo distratti da autentiche pagliacciate con cui ci nascondono l'essenziale.

    Fonte: http://www.noreporter.org/
    Link: http://www.noreporter.org/dettaglioArticolo.asp?id=11112
    4.06.08

    03/06/2008 Il caso Ahmandinejad: zuppa, pan bagnato e veleni propagandistici (Pino Cabras Fonte: http://pino-cabras.blogspot.com, http://www.comedonchisciotte.org)

    Mahmūd Ahmadinejād lo vedo proprio male.
    I fucili dei media sono tutti puntati su di lui, e lui che fa? Se ne esce con brutte frasi su Israele, ancora una volta.
    È già da tempo nel mirino, quello di chi lo disegna come un onnipotente dittatore che indirizza tutte le sue risorse militari verso un sogno di egemonia bellica. L’ennesimo “nuovo Hitler” da strapazzare come i precedenti “nuovi Hitler”, si chiamassero Saddām, Gheddafi, Noriega, Milošević.
    E lui niente. Si tuffa ancora una volta incurante, a capofitto, nel tritacarne dei media.

    In questo inizio di giugno 2008 non c’è giornale, da destra a sinistra, da est a ovest, che non scriva in prima pagina che il presidente iraniano, di nuovo, ha tuonato che Israele «è alla fine e verrà presto eliminato dalle carte geografiche».

    Lo scrivono tutti, sempre, senza eccezioni, non può essere che così. L’ha detto.

    E invece no, non l’ha proprio detto.


    Il signor Ahmadinejād non ha mai parlato di carte geografiche, di mappe. Mai.

    Tu leggi “carte geografiche” e ti immagini un dittatore che scruta una cartina militare distesa su un tavolo, dove individua un territorio con un popolo-bersaglio da incenerire. Chi batte su quella immagine e su quelle parole – carte geografiche - conosce bene la psicologia collettiva, l’immaginario, l’icona dei cattivi che pianificano freddamente le pulizie etniche per puro odio fanatico e integralista.
    Eppure, anche se la frase viene martellata in ogni dove, con l’inflessione di una verità lampante, come a dire oggi è sorto il sole, i cani abbaiano, l’acqua disseta, quella frase è nondimeno un’invenzione totale, una citazione fraudolenta, un luogo comune ripetuto all’infinito dai mass media senza alcun filtro, nessun controllo, una qualsivoglia verifica. E lo posso dimostrare.
    Voglio capire cosa ha detto esattamente il presidente iraniano, e mi muovo in questa ricerca sapendo che sarò molto infastidito dalle sue espressioni ostili. Ahmadinejād ha detto che il regime israeliano «has reached its end and will disappear from the scene» (“ha raggiunto la sua fine e scomparirà della scena”). La frase e il contesto sono riportati dall’agenzia iraniana IRNA (QUI)

    Possiamo anche leggere in un’altra agenzia che «the president added that sooner or later the Israeli regime would disappear, stressing that its ally, the United States, was already on its way to losing power.» Ossia “il presidente ha aggiunto che presto o tardi il regime israeliano scomparirà, e ha posto l’accento sul fatto che il suo alleato, gli Stati Uniti, sono anch’essi già sulla via di perdere il potere”.

    Sapete che vi dico? A me il presidente iraniano sembra un grave elemento di sfortuna per il popolo iraniano, e non mi sta per nulla simpatico.
    Non mi faccio nemmeno intenerire dai suoi abiti di scarto di grande magazzino degli anni ottanta.
    Le sue parole contro Israele sono spesso ostili e odiose, non accettabili nella dialettica fra le nazioni, parole irresponsabili e alla fine dannose per gli stessi iraniani (come ha sottolineato l’ex presidente Khātami).
    Eppure dobbiamo stare attenti a non farci trascinare in un nuovo clima di guerra. Perché proprio la guerra all’Iran è uno dei prossimi punti dell’agenda della rivoluzione neoconservatrice.
    Sull’odio, costruito con perseveranza, si gioca la conquista delle menti a favore della guerra.
    Vedo con sospetto l’insistenza implacabile dei media su una falsa traduzione come questa, che si è già verificata in altre occasioni. Ogni volta che leggete di Ahmadinejād, meglio andate alle fonti, e leggetevi le traduzioni esatte, non quelle diffuse dai disinformatori tipo il MEMRI ai quali si abbeverano acriticamente tutti i media più importanti. Ho fatto così anche la prima volta che al presidente dell’Iran venne attribuita la frase mai proferita di voler «cancellare Israele dalla carta geografica», con il seguito di esecrazioni di tutti i leader del mondo occidentale. La traduzione corretta è QUI .

    Perché dico che gli āyatollāh e il loro regime saranno brutti, ma non come li dipinge il gregge mediatico? Anzitutto, dobbiamo restituire le frasi scellerate di Ahmadinejād al proprio contesto, per capire se c’è davvero un nuovo Olocausto alle porte.
    «A quanti dubitano, a quanti non credono, dico che un mondo senza l’America e il Sionismo è un obiettivo possibile»: parole di Ahmadinejād davanti a una folla fanatizzata, già nel 2005. In quella occasione gli occhi dell’ex sindaco di Tehran divennero ancora più piccoli, mentre ricordava che un giorno l’Imam Khomeynī (il leader della rivoluzione islamista del 1979) aveva dichiarato che il regime illegale dei Pahlavi doveva essere rimosso, e la cosa poi avvenne davvero nonostante lo scetticismo di chi sembrava capirne di politica. Che altro disse di memorabile Khomeynī? Disse che l’impero sovietico sarebbe scomparso, e così fu. Disse anche che Saddām doveva essere punito, e lo abbiamo visto in manette nel suo Paese. Ahmadinejād ricordava che Khomeynī disse anche che il regime di occupazione di Gerusalemme doveva «sparire dalla pagina del tempo», e con l’aiuto dell’Onnipotente, si vedrà un mondo senza America e senza sionismo, nonostante ci sia chi ne dubita (Safa Haeri, Iran on course for a showdown, «Asia Times», 28 ottobre 2005).

    Non è un programma politico-militare: è un richiamo alla fede.
    In sostanza dice: tutte le profezie di Khomeynī si sono adempiute, si adempierà anche questa.
    Certo, il suono è fastidiosamente fondamentalista e fanaticamente messianico. Ma questa fede si riferisce a eventi promessi e adempiuti senza l’intervento dell’odierna repubblica islamica: la caduta dello Scià, la fine dell’URSS, la capitolazione di Saddām. Come dire: è stata la provvidenza, sarà ancora così.
    Gli iraniani devoti non sono chiamati all’iniziativa bellica, bensì all’attesa.
    Non è vero, insomma, che Ahmadinejād abbia detto: «distruggeremo Israele». Ha fatto conto su una futura ondata di lotte popolari che con l’aiuto di Dio avrebbe portato alla fine dell’attuale regime che occupa Israele (rezhim-e ishghalgar-e Qods, in lingua farsi). Non è la stessa cosa, attenzione. Devo distinguere, perché c’è in giro chi mi vuole già arruolare nella preparazione della prossima catastrofe bellica.

    Sento già la classica obiezione in forma di proverbio contadino: “se non è zuppa è pan bagnato”. Ma non stiamo commentando piccole vicende rurali. Dobbiamo capire le sfumature e sapere se ci sono oppure no dei pericoli concreti.

    La parola “scena” e l’espressione “pagina del tempo” non si possono tradurre con “carte geografiche”. Punto.
    Né si può tradurre “il regime israeliano scomparirà” con “noi spazzeremo via Israele”. Punto.

    Devo capire a chi parlava il presidente iraniano. Si rivolgeva a «quanti dubitano», molti in Iran. Il discorso di Ahmadinejād – pure infausto in questo clima di tensioni internazionali crescenti – era dunque a uso interno.
    Il suo discorso tradisce la sua debolezza nel complicatissimo bilanciamento di poteri di Teheran, dove le autorità laiche e religiose si paralizzano reciprocamente in un macchinoso sistema di organi costituzionali. Non c’è un sistema totalitario votato a concrete iniziative espansioniste né a programmi distruttivi. Non c’è una vera ‘minaccia iraniana’ in atto, mentre la pericolosità militare del programma nucleare iraniano è gonfiata, come ha ammesso con forza e al massimo livello istituzionale tutta l’intelligence statunitense.
    Non è zuppa, non è pan bagnato. La cattiva traduzione diventata senso comune è una pozione di veleno propagandistico che ci viene fatta bere ogni giorno.

    Pino Cabras
    Fonte: http://pino-cabras.blogspot.com
    Link: http://pino-cabras.blogspot.com/2008/06/il-caso-ahmadinejad-zuppa-pan-bagnato-e.html
    3.06.08

    04/06/2008 Il caso Ahmandinejad commento (GiuseppeManeggio, Giuseppe Maneggio, fonte: http://stonedact.blogspot.com, http://www.comedonchisciotte.org)

    [...]La televisione, il tubo idiota, aiuta a far crescere i nostri figli come stolti. Guarda le notizie per vedere ciò che altri vogliono farci vedere, la nostra sensibilità è limitata dai network. [...]le notizie modificano il tuo sentimento e ti danno una visione conformista. Perchè non riesci a tenere fuori l'immondizia dalla tua testa? Sarebbe meglio leggere un buon libro invece. Quotidiani,che cosa dire, non molto credo [...] Apprendi i fatti dalle notizie quotidiane, tu odi il sistema, ma lui ti fa aderire al suo punto di vista. Accusano i morti perchè non possono lamentarsi, coprendo i potenti che stanno loro sopra. Sarebbe meglio che ti svegli e osservi cosa è normale vedere o finirai per essere una parte della macchina. Perchè non pensi con la tua testa? Per vivere in questo inferno creato da sè. (titolo: Brainwashed - Artista: Nuclear Assault - Anno: 1988)

     

    L'intervento di Mahmūd Ahmadinejad al vertice FAO di Roma è stato strumentalizzato dalla stampa, italiana in particolar modo, secondo le volontà di uno stato estero: Israele! Lungi dal voler far l'avvocato del diavolo, parrebbe che ogni pensiero proferito dal leader iraniano debba concludersi sul modello di "Cartago delenda est" di Catone: "Israele sparirà dalle carte geografiche". In realtà nulla di tutto ciò. Come riportato da numerosi siti di traduzione dal farsi all'inglese Ahmadinejad ha sempre affermato che il regime criminale che occupa Gerusalemme «svanirà dalla pagina del tempo» (bayad az safeh-ye-ruzgar mahuy shavad), come predisse l’ayatollah Khomeini, perchè appunto «il tempo delle potenze tiranniche è alla fine». E’ un discorso religioso di risonanze apocalittiche, tipico degli sciiti. Un speranza non una minaccia nè tanto meno una promessa che sarà accompagnata da una sicura ritorsione militare. La storia ci presenta un Iran aggredito e mai aggressore, quindi queste continue manipolazioni mediatiche non solo ledono il dialogo tra la nazione persiana e il mondo occidentale, ma fanno altresì il gioco del solo stato israeliano pervaso dall'ideale paranoico del riassetto territoriale in medio oriente. Il sionismo come di consueto si prospetta come la peggior minaccia per l'equilibrio di quell'area se non anche per la pace mondiale.

     
    Sky News24 ieri ha avuto l'accortezza di trasmettere in diretta l'intervento di Ahmadinejad al forum della FAO, ma tiggì e giornali hanno eluso quelle frasi per concentrarsi sulle parole proferite durante la successiva conferenza stampa. Nella prima sede il leader iraniano si era espresso esclusivamente sul tema portante dell'intero vertice: la fame nel mondo. Lo ha fatto criticando il modello di sviluppo capitalista, generatore di egoismi e materialismo. Accusando l'ONU di essere un'organizzazione atta all'occupazione militare di paesi, quando in realtà le folli spese militari potrebbero essere devolute alle popolazioni dei paesi poveri. Spiegando che la crisi alimentare nasce anche dall'aumento dei prezzi generati dalla speculazione finanziaria guidata da pochi ricchi paesi e dall'aumento di energia e costi di trasporto derivati dalla svalutazione del dollaro e dalla coattiva regola mondiale che impone questa moneta come unica valuta di scambio. Ha auspicato la nascita di un organo internazionale indipendente che possa fare da freno all'assenza di regole del mercato nel campo alimentare. Non ha mai pronunciato la parola Israele, nè Stati Uniti e si è genericamente riferito ai potenti stati mondiali.

     
    Nel pomeriggio oltre a singole interviste, Ahmadinejad ha altresì tenuto una conferenza stampa nella quale su domanda diretta ha auspicato la consueta premonizione che vedrà Israele svanire dalla pagina del tempo e ha minimizzato un'eventuale attacco militare statunitense confermando il loro sacrosanto diritto a procedere sul nucleare civile così come già confermato dalle agenzie di spionaggio americane.

     
    Eppure a leggere i due principali quotidiani nazionali di oggi (Corriere e Repubblica) e a sentire i telegiornali, sembrerebbe che il nuovo Hitler non abbia fatto altro che rinnovare il suo odio verso Stati Uniti e Israele. Queste affermazioni così infervorate non sono state evidenziate da altri quotidiani europei (Figarò, Le Monde, Indipendent, El Pais, El Mundo) che hanno del tutto ignorato l'intervento del leader iraniano per concentrarsi sulle parole dei loro rispettivi capi di stato (Sarkozy, Zapatero, Brown). Perchè questa discrasia tra la stampa italiana e quella europea? A mio personale giudizio si è avuta una riprova di ciò che regolarmente succede negli USA con le forti pressioni che le lobby sioniste attuano sul ribaltamento della verità ai danni dell'opinione pubblica. L'Italia da sessant'anni non ha una politica estera, ed è questo un dato incofutabile giacchè reduci da una guerra persa, che ha visto il capitalismo vincere sui regimi nazionalsocialisti europei. Entrando nell'orbita gravitazionale di Washington è del tutto ovvio che Israele, che peraltro si affaccia sul medesimo mare nostrum, abbia diritto di parola e non solo. Gode di spazi aerei nei quali poter effettuare esercitazioni militari (Sardegna), nonchè di noti e potenti personaggi che possano accondiscendere al suo operato internazionale (Franco Frattini, Fiamma Nirenstein, Giuliano Ferrara, Magdi Allam, Antonio Polito, Pierluigi Battista, Riccardo Pacifici, Gianfranco Fini e via elencando) senza traccia di critica. Per chi osa scatta automaticamente il marchio inverecondo di antisemita.

     
    Le critiche mosse da questi illustri personaggi verso l'Iran sono sempre le stesse: minaccia militare atomica imminente (in realtà, se fosse nelle intenzioni di Teheran, servirebbero altri dieci anni e quantitativi di uranio maggiore per arrivare alla costruzione di armi atomiche), diritti civili negati e cancellazione di Israele. Nessuno di loro però elucubra sulle reali traduzioni dal farsi all'inglese (non quelle fornite dall'istituto israeliano MEMRI), nè si sofferma sulla capacità atomica attuale di paesi come il Pakistan o ancora medita sulla totale assenza di democrazia e diritti umani e civili in paesi come il Kuwait o l'Arabia Saudita. Forse non lo fanno per non scagliarsi contro l'alveo degli stati amici di USA e Israele, o forse perchè pagati per raccontare ciò che gli viene fornito da altri.

     
    Ripeto di non voler prendere tout court le difese dello stato iraniano, ma le accuse lanciategli contro da certi organi del mondo occidentale puzzano di falso e portano alla mente gli anni in cui si cercava il pretesto per attaccare l'Iraq detentore di armi chimiche e di ditruzione di massa. Chi non ricorda la messinscena alle Nazioni Unite di Colin Powell che brandiva una provetta contenente le fatidiche prove? L'impostura, la reificazione della verità che non ha bisogno di prove concrete ma di uomini sinceri ed onesti. Proprio l'opposto di ciò che il mondo attualmente ci offre.

     
    Il nostro auspicio è che gli attuali governi imperialistici che guidano Stati Uniti ed Israele possano passare alla storia come i peggiori per l'ostacolo che essi rappresentano al progresso umano. Il confronto tra diversità anche in momenti di difficile interpretazione vanno sempre auspicati. Chi plaude al diniego di incontro tra Ahmadinejad e il Papa e Berlusconi è un idiota e non può che contribuire ad innalzare quel clima da guerrafondai che sionisti e neo conservatori auspicano da alcuni anni a questa parte. Quando in un futuro cesserà di esistere la politica estera invasiva statunitense a guida e polizia del mondo, per reazione concatenata lo stato di Israele non avrà ragion d'essere, almeno non nella forma attuale e senza confini geografici definiti che i sionisti hanno voluto creare. E lo affermo nella certa e vana speranza di non essere accusato di antisemitismo.

    Giuseppe Maneggio

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