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  • 26/11/2006 Iraq: fare ogni sforzo per fermare la violenza (Shorsh Surme*, http://www.osservatoriosullalegalita.org)

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    Ormai è guerra dichiarata tra gli Sciiti e i Sunniti in Iraq. Giovedì scorso a Sadr City, presso la capitale Baghdad, si sono verificati una serie di attentati esplosivi che hanno provocato almeno 160 morti e 257 feriti. Sadr-City è una zona ad alta concentrazione di Musulmani sciiti, circa 2.5 milioni di abitanti, pertanto fortemente suscettibile ai conflitti religiosi.

    Dopo la caduta del regime di Saddam nel 2003, le iniziative violente in Iraq non accennano ad attenuarsi, e moltissimi civili innocenti sono diventati quotidianamente le vittime dei vari attacchi e conflitti, e subiscono i danni dell'instabilità della situazione sia nel Centro che nel Sud del Paese.

    Secondo un rapporto pubblicato lo scorso 22 novembre dall'Onu, l'ottobre scorso ha visto la morte in totale di 3709 civili iracheni, anche se il vice ministro della Sanità, Hakim al-Zamili ha smentito questi dati. Ma una cosa è certa che dopo tre anni dalla fine della guerra in Iraq, il conflitto fra le fazioni religiose è sempre più efferato e tutto questo è una grossa minaccia alla sicurezza della vita dei popoli dell'Iraq.

    La continua instabilità della situazione irachena ha provocata la miseria della popolazione. Il governo iracheno deve pertanto adottare misure per sciogliere le sempre più potenti milizie popolari come l'esercito di Al Badir e l'esercito Al Mahdi, e colpire il crimine organizzato e la corruzione, rafforzare l'istituzione di truppe per la sicurezza e promuovere la soluzione del problema della distribuzione dei profitti del petrolio, al fine di realizzare la conciliazione delle varie fazioni sia religiose che politiche.

    Infatti, per questa riconciliazione i Curdi stanno facendo di tutto per arrivare una soluzione, anche se i Curdi non sono parte del conflitto tra gli Sciiti e i Sunniti, e il Kurdistan in questo memento gode della massima stabilità e sicurezza rispetto tutto l'Iraq. Proprio ieri il presidente del regione del Kurdistan Massoud Barzani si è recato a Baghdad per incontrare i vari gruppi in conflitto.

    Nonostante i ripetuti appelli della Comunità Internazione ai paesi confinanti con l'Iraq, come l'Iran, la Siria e la Turchia, di svolgere un ruolo più attivo per la salvaguardia della stabilità e la riduzione dei conflitti, questi paesi limitrofi continuano fomentare il conflitto e l'odio tra le varie fazioni per i propri interessi, ma soprattutto non riescono ad accettare che l'Iraq continui sulla strada della democratizzazione.

    * giornalista curdo-iracheno


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