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  • 24/02/2006 Berlusconi firma l' Appello di Pera (Carla Casalini, www.ilmanifesto.it, visto su www.comedonchisciotte.org )

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    Il presidente del senato catechizza la «stampa» estera con il «manifesto-appello» in difesa dell'Occidente, per l'esportazione della «democrazia» e la cultura delle «radici». Castelli: «Il fondamentalismo islamico è come Hitler»

    Si copre dietro il papa, Marcello Pera, che ieri ha scelto la sede romana della stampa estera per sponsorizzare il Manifesto per l'Occidente, chiamando a correo Benedetto XVI ( e d'altra parte la loro coproduzione libraria lo giustifica appieno), citandone nell'esordio il lamento «l'Occidente non ama più se stesso». Forte di tale copertura ha cercato di catechizzare i giornalisti stranieri presenti sulle «preoccupazioni per la perdita dell'identità culturale, morale... dell'Europa» - e qui i punti d'appoggio sono tutti mondani, e spaziano di destra in destra, dalla cancelliera tedesca Merkel al ministro francese Sarkozy. Ma anche per l'Italia Pera esibisce un pezzo da novanta: «Silvio Berlusconi ha firmato il manifesto per l'occidente». Per la verità, i corrispondenti dei giornali stranieri, spagnoli, svizzeri, belgi, francesi, e dell'agenzia Reuters, irriverenti e scettici, sulla «firma» del Cavaliere obiettano: ma a che serve questa pomposa pubblicizzazione di un prodotto vantato come «indipendente», visto che Pera si allinea semplicemente alle posizioni di Berlusconi?, dunque anche a quelle in cui affermò negli anni scorsi la «superiorità dell'Occidente»? Il presidente del senato si produce in uno slalom ma sottolinea: «No, Berlusconi l'ha letto già fatto, si è detto d'accordo, e perciò ha sottoscritto il Manifesto per l'Occidente».

    Non male, questa indiretta bordata al premier impegnato in contemporanea in sette parti in commedia che non c'azzeccano l'una con l'altra: ieri da ultimo a insistere «non possiamo andare allo scontro di religioni, di civiltà, quando lo sento dire mi vengono i brividi». Ma il manifesto di Pera e soci che altro è, nei suoi versetti qua e là paludati o brutalmente espliciti? Basti citare: «Siamo impegnati a diffondere la libertà e la democrazia quali valori universali sia in Occidente che in Oriente, a Nord come a Sud». Reso esplicito dalla risposta di Pera in conferenza stampa a chi gli chiede perché il suo Manifesto sia indirizzato solo al centrodestra: «Perché a sinistra sono cementati valori laicisti, e pacifisti».

    Per parlare invece del «qui da noi, Occidente, Europa», va da sé che si denuncia una «integrazione degli immigrati senza guida e senza regole», e per giustificarsi Pera cerca conforto nei modelli «multiculturali» o «nazionalisti», falliti rispettivamente in Inghilterra e in Francia. Naturalmente nella «crisi morale e spirituale» l'Europa è rea della «frattura con gli Stati uniti», ma per tutti vale il richiamo ossessivo alle «radici» alle «tradizioni millenarie». Con l'aggiornamento del «sostegno al diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale». Segue tutto il resto, scuole private e quant'altro.

    Ma l'insistenza sulle radici dell'Europa «giudaico-cristiane» (dove il termine «giudaico» è stato ripristinato di recente, in ottemperanza all'imperativo geopolitico), nella guerra al vituperato «relativismo», procura a Pera un attacco inatteso proprio dalla corrispondente del Jerusalem post: ma anche sul terreno «giudaico-cristiano» viviamo di diverse imterpretazioni e posizioni, non sono condivisibili molti degli «accenti sulla vita» del manifesto, non è che si rischia di «confondere il relativismo col pluralismo» - insomma un fondamentalismo «occidentale»?

    Marcello Pera si divincola. «No, nessun rischio», perché «il pluralismo si caratterizza sui fatti» mentre il «relativismo sulle teorie, sul considerare le culture tutte ugualmente valide». Ma allora che ha da dire il presidente del senato - che impone la «coerenza» nelle battaglie e negli atti di tutti i firmatari dell'appello-manifesto - di fronte alle dichiarazioni del segretario della Fiamma tricolore, Luca Romagnoli, arruolato nelle liste del centrodestra, che ha appena dichiarato non esserci «prove» sulla realtà di Auschwiz, delle «camere a gas»?

    Marcello Pera convive nello stesso schieramento con Romagnoli ma, in barba alla «dovuta coerenza» degli atti e delle battaglie, se la cava miseramente con un «non sono io che decido le liste nella Casa delle libertà». Un esempio perverso di «relativismo»?

    Caduta rovinosa anche quando gli chiedono ragione del suo allarme sul «pericolo» per l'Europa del «meticciato». Non è razzismo? No, si difende, lui era alla festa di Comunione e liberazione, e si riferiva non alle «razze» ma alle religioni, «alle culture» (culture, appunto, l'elemento più pernicioso: basti pensare all'antisemitismo oggi, in Polonia, in assenza, dopo lo sterminio, di una reale presenza di ebrei).

    Il centrosinistra ovviamente attacca il «manifesto per l'Occidente». Il centrodestra lo difende, ovviamente ma anche perché deve a tutti i costi cercare di nascondere le voragini al suo interno - ieri per l'occasione abbiamo assistito al duetto della stretta di mano Calderoli-Fini. Ma Pera è invece disposto a tutto, ha solo problemi di messaggio pubblicitario. Perciò , contro Fini che aveva stigmatizzato la «maglietta-vignetta» contro l'islam esibita provocatoriamente dal ministro leghista Calderoli, Pera difende la Lega: «non è razzista». E se il Carroccio con Castelli ieri ha paragonato il «terrorismo islamico» al pericolo di Hitler, del «nazismo», per l'Europa, Pera appare d'accordo: in fondo, anche l'esibizione di Calderoli era una «reazione» a quell'Islam che con il terrorismo minaccia l'«Occidente». In piena sintonia con Oriana Fallaci che prepara una sua «vignetta su Maometto».

    Carla Casalini
    Fonte: www.ilmanifesto.it

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