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  • 21/10/2006 La Fine del Ramadan: Dialogo e Festa (Daniele Lorenzi, http://www.korazym.org)

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    Nel giorno sacro ai credenti musulmani, il messaggio di auguri inviato dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Con l’invito alla reciproca comprensione, moschee aperte anche ai cristiani e l’annuncio di un prossimo incontro ad Assisi.

    Un messaggio di sostanza inviato dal Vaticano agli amici musulmani in occasione della fine del Ramadan, momenti di incontro fra cristiani e musulmani nelle moschee di alcune grandi città italiane e l’annuncio che ad Assisi tornerà presto, ai primi di novembre, la riflessione e lo scambio di idee fra cristiani e non cristiani, stavolta in formato esclusivamente giovanile. Con la festa dell'Id al-Fitr, che segna la fine del mese di digiuno, i rapporti fra Islam e cristianesimo hanno fatto il loro ritorno anche in Vaticano, con una vera e propria conferenza stampa (una novità, questa) organizzata per presentare il tradizionale messaggio rivolto dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso al mondo musulmano. Un altro passo avanti, in definitiva, in quel dialogo arrestatosi dopo le recenti polemiche scoppiate in seguito al discorso tenuto dal papa a Regensburg, in Baviera.

    “C’è una volontà permanente di continuare questo dialogo e questa collaborazione per gli obiettivi comuni, gli ideali, i valori comunemente condivisi tra la religione cristiana e la religione islamica”, aveva detto pochi giorni fa il segretario di Stato card. Tarcisio Bertone. Una posizione pienamente in linea con quella tenuta dal cardinale Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e firmatario, e da mons. Pier Luigi Celata, segretario dello stesso dicastero.

    Cristiani e musulmani lavorino e cooperino insieme per sconfiggere "violenza e terrorismo": essi sono "i primi chiamati a offrire il proprio contributo specifico alla soluzione di questa grave situazione" che il nostro mondo sta vivendo. Questo il cuore di un appello accorato, rivolto ai “cari amici musulmani”, per augurare “"pace, tranquillità e gioia nei vostri cuori, nelle vostre case e nei vostri rispettivi paese” e affrontare le sfide del presente. “E' impossibile non constatare i gravi problemi che gravano sulla nostra epoca: l'ingiustizia, la povertà, le tensioni e i conflitti all'interno dei paesi e anche tra di loro” e poi la piaga della violenza e del terrorismo. Di fronte a tutto questo “è in gioco la credibilità delle religioni” – scrive Poupard – insieme a quella “dei capi religiosi e di tutti i credenti”,perchè “molti si interrogheranno sull’utilità delle religioni e sulla nostra coerenza in quanto uomini e donne che si prostrano davanti a Dio”. E allora, commenta il cardinale, “come cristiani e musulmani, non siamo forse i primi chiamati a offrire il nostro contributo specifico alla soluzione di questa grave situazione e di questi complessi problemi?

    Dialogo, dunque. “Laddove possiamo operare insieme non lavoriamo separati. Il mondo, e noi con lui, ha bisogno di Cristiani e di Musulmani che si rispettano, si stimano e offrono la testimonianza di amarsi e di operare insieme" per "il bene di tutti gli uomini". Un cammino “talvolta arduo”, ma “più che mai necessario”.

    Non si tace del clima seguito al discorso di Ratisbona: “Ormai l’episodio è stato inquadrato”, ha detto mons. Celata in conferenza stampa, “e l’incomprensione è stata chiarita”. L’arcivescovo ha raccontato di aver recentemente incontrato alcuni esponenti del mondo islamico sia in Turchia che in Palestina, di aver parlato con loro e chiarito ancora una volta il senso di quanto detto dal papa. “Hanno capito che è stata una presentazione non corretta anche da parte di mass media: dopo la discussione c'è stata da parte di tutti una reazione positiva”.

    Il messaggio al mondo musulmano è stato tradotto in venti lingue, in modo “da poter raggiungere, nella più larga misura possibile, tutte le comunità musulmane sparse nel mondo”: fra di esse naturalmente anche l’arabo. E’ dal 1967 che esso viene pubblicato, e nel 1991, dopo la guerra del Golfo, venne firmato direttamente da Giovanni Paolo II.  “In tutti questi anni - ha raccontato ancora il segretario del Pontificio Consiglio - si è constatato un crescendo di apprezzamenti, di attenzione e di interesse verso il Messaggio, ed è andato via via aumentando sia il numero di personalità musulmane che hanno risposto per ringraziare, commentare e ricambiare voti, sia quello di personalità musulmane che inviano messaggi di auguri a noi in occasione del Natale e della Pasqua”.

    Un’atmosfera amichevole che ieri hanno potuto constatare coloro che si sono recati nelle moschee di alcune città italiane, ad iniziare da Roma, dove si trova la più grande moschea d’Europa. Porte aperte per una visita congiunta per cristiani, musulmani e appartenenti ad altre religioni, in uno spirito di conoscenza e di reciproca soddisfazione.

    Riguardo Assisi, l’annuncio è stato dato dallo stesso cardinal Poupard: dal 4 all'8 novembre, per il 20esimo anniversario della Giornata mondiale di preghiera per la pace voluta da Papa Giovanni Paolo II nel 1986 ad Assisi, anche 100 giovani, 50 cristiani e 50 appartenenti a diverse tradizioni religiose e provenienti da vari paesi, si ritroveranno nella città del Santo “per una riflessione e uno scambio di idee, nella speranza che esso aiuti i giovani ad essere strumenti di dialogo, di pace e di speranza per il mondo

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