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  • 17/08/2006 Truppe di Pace? Abbiamo già dato (Maurizo Blondet, http://www.lapadania.com, visto su www.donchisciotte.org)

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    Il nostro governo continua a parlare dell'invio di una forza di interposizione in Libano, tra l'esercito israeliano e gli Hezbollah. Vale la pena di ricordare che ciò è già accaduto nel 1982-84. Con questi risultati: 258 marines americani morti in due attentati, e 56 soldati francesi uccisi in un terzo. Anche nel 1982 Israele invase il Libano, dove Arafat aveva spostato il quartier generale dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) e centinaia di migliaia di profughi palestinesi, in campi di raccolta, organizzavano la "resistenza" anti-sionista

    L'attacco di Israele cominciò il 6 giugno 1982 con la distruzione preliminare dell'intera forza aerea della Siria. Poi, distrutto con bombardamenti il sistema ferroviario e aeroportuale del Libano, le truppe israeliane entrarono nel Paese. Allora l'operazione costò la vita di 30 mila civili libanesi. Le truppe di Sharon circondarono Beirut, ed anche allora si profilò una tragedia umanitaria: mezzo milione di cittadini di Beirut scapparono sulle colline, diventati profughi a casa loro. A quel punto, interviene la comunità internazionale e impone una tregua. Il presidente americano Ronald Reagan convince Arafat ad abbandonare il Libano per Tunisi con tutti i 14 mila membri dell'Olp; in cambio, promette di inviare 800 marines per proteggere l'evacuazione e le famiglie palestinesi che resteranno nei campi-profughi. A settembre arriva la forza multinazionale, composta da americani, francesi e italiani. I marines, quasi duemila, si sistemano in caserme provvisorie all'aeroporto di Beirut. La presenza delle truppe internazionali blocca le operazioni israeliane: Sharon è furioso.

    Il 18 aprile 1983 esplode un'auto-bomba davanti all'ambasciata Usa a Beirut: 17 marines muoiono. Il 23 ottobre 1983, un terrorista suicida su un camion carico di esplosivo si avventa contro le caserme dell'aeroporto: è una strage di 241 marines. Nello stesso istante, un attacco identico investe gli alloggi dei francesi: ne muoiono 56. Secondo la versione ufficiale, il primo degli attentati viene attribuito ad Hamas, e gli altri agli sciiti libanesi, i futuri Hezbollah. Ma Victor Ostrovsky, un ex agente e transfuga del Mossad, ha raccontato un'altra versione dei fatti nel suo libro By way of deception, pubblicato a New York nel 1990.

    «Nell'estate del 1983 - scrive l'ex agente - un nostro informatore ci rivelò che gli sciiti stavano preparando un grosso camion Mercedes ricavandone spazi per contenervi una grande quantità di esplosivo, destinato evidentemente a un bersaglio grosso… Uno dei bersagli non poteva che essere l'alloggiamento dei Marines». Avvisare o no gli americani? Il capo supremo del Mossad, che si chiamava Nahum Admony, disse: «No, non siamo qui per proteggere gli americani. Sono un grande Paese. Mandategli solo l'informazione usuale». Fu fornita un'allerta generica, del tipo: “C'è ragione di credere che qualcuno prepari un attentato contro di voi”. Nei sei mesi precedenti, informative generiche di questo tipo ce n'erano state oltre cento, scrive Ostrovsky. Ovviamente, “le installazioni israeliane ricevettero i dettagli particolareggiati, con la descrizione del camion Mercedes in questione e l'avviso tenerlo d'occhio”.

    Il camion comparve alle 6.20 del mattino davanti alle caserme americane degli Usa. Accelerò ed esplose: morirono 241 marines, molti ancora nel sonno, la più alta perdita per il corpo, in un solo giorno, dai tempi dell'offensiva del Tet in Vietnam (13 gennaio 1962). Il Mossad, dopo, fornì alla Cia una lista di sospetti dell'attentato alquanto inutile: tredici nomi, fra cui inserirono uomini dello spionaggio siriano, di alcuni agenti dell'Iran a Damasco, e il capo sciita Mohammed Hussein Fadlallah. Già allora Israele voleva sostenere che gli sciiti libanesi erano manovrati da Teheran.

    Scrive Ostrovky: «Nel quartiere generale del Mossad, l'atteggiamento verso gli americani vittime dell'attentato era... beh, hanno voluto ficcare il naso in Libano, che ne paghino il prezzo». Gli americani scoprirono che gli israeliani non erano alleati fidati. Nel marzo 1984, un gruppo chiamato Jihad Islamica rapì William Buckley, “capostazione” della Cia in Libano. La cattura di un uomo di quel livello era un colpo gravissimo: se forzato a dire tutto quel che sapeva, avrebbe rivelato una quantità di operazioni in corso nel mondo, mettendo a rischio la vita di centinaia di agenti.

    Il capo della Cia, Bill Casey, chiese l'assistenza del Mossad per recuperare il suo uomo. Admony gli rispose: «Tutte le informazioni che volete, a patto che non mettano in pericolo i nostri uomini. Ma se volete qualcosa in particolare, dovete chiederlo attraverso il nostro primo ministro». Gli americani andarono dal premier, che era allora Shimon Peres, il quale ordinò di dare tutto l'aiuto possibile. Tutto ciò che gli uomini della Cia ottennero fu un colloquio con il capo del dipartimento “Saifanim” del Mossad, specializzato nello spiare l'Olp: presto si accorsero che il solo interesse del Mossad era di convincerli che era stato l'Olp di Arafat a rapire l'agente Buckley. La Cia chiese di parlare con qualche informatore del Mossad sul terreno: ricevette un rifiuto. Buckley fu tenuto dai suoi carcerieri diciotto mesi, torturato, e infine ucciso.

    Amaramente, le “forze di pace” americane scoprirono di non avere alleati in Libano. Un fatto che un analista del Pentagono, tale Beter, aveva già sottolineato nel suo rapporto datato 3 novembre 1982, poco dopo l'invio della forza d'interposizione. «Faccio presente -scriveva Beter - che i marines mandati là possono diventare il bersaglio di una grossa provocazione. Il Mossad è perfettamente capace di fare in modo che dei marines vengano uccisi in qualche attentato, e addossarlo agli arabi. Ciò allo scopo di infiammare di sdegno l'opinione pubblica americana e trascinarci in guerra». Seguiva un elenco delle numerose operazioni “false flag” di cui il Mossad era sospettato da anni: nel gergo delle spie, si chiamano così gli attentati che commette una parte, seminando prove false per addossarli alla parte avversa. Il “false flag” è una specialità israeliana. Anche nei giorni scorsi, dopo aver bombardato la stazione dell'Onu uccidendo quattro caschi blu, Israele ha cercato di addossarne la reponsabilità agli Hezbollah: solo la franca reazione di Kofi Annan ha sventato il tentativo.

    Ronald Reagan, saggiamente, ritirò i marines il 26 febbraio 1984. Subito dopo, le milizie maronite agli ordini di Sharon compirono il massacro di Sabra e Chatila, sterminando i profughi dell'Olp che i marines avevano promesso di proteggere. Questa è la storia della “interposizione” in Libano da parte delle “forze multinazionali”. È meglio che D'Alema, Parisi e Prodi la imparino a memoria, prima di mandare i nostri soldati in quell'ambiguo carnaio.

    Maurizo Blondet
    Fonte: http://www.lapadania.com
    Link: http://www.lapadania.com/PadaniaOnLine/Articolo.aspx?pDesc=63289,1,1

    Israele distrugge e gli altri pagano.
    Ora tutta l’Europa è in fila per farsi bella mandando i suoi soldati in Libano a difesa di Israele, quando sono gli stati confinanti con Israele a dover esserne protetti.
    Non è di questo che ha bisogno il Libano.
    Il resto del mondo si prepara a dare un po’ di denaro per contribuire alla ricostruzione per mettersi in pace la coscienza.
    Non è di questo che ha bisogno il Libano.
    L’ONU non è altro che una giocattolo nelle mani degli imperialisti americani e i loro alleati che lo usano come maschera di legittimità per facilitare le loro premeditate imprese, un teatrino grottesco in cui gli attori sono di pessima qualità; e questo ONU dalla credibilità pari a zero ha emesso la sua ennesima ridicola risoluzione.
    Non è di questo che ha bisogno il Libano.
    I media “occidentali” non riescono a dire che Israele ha perso al sua guerra dal momento che non ha raggiunto nessuno degli obiettivi sventolati poiché Hezbollah ha respinto la sua offensiva, Hezbollah che, ripeto per l’ennesima volta, partecipa alla vita politica del paese, ha deputati democraticamente eletti nel parlamento libanese, si occupa di assistenza sociale e che, al di là della diversità di opinioni, ha buoni rapporti con tutte le etnie e le confessioni. Che la smettano di dare la colpa ad Hezbollah per quello che è successo perché chiunque sia minimamente informato capisce che era un piano premeditato e che il rapimento dei 2 soldati con lo scopo dello scambio è stato semplicemente usato come scusa. Ora vogliono smantellare questo Hezbollah che ha difeso la sua patria fino all’ultimo momento e senza mai mollare e che ha già annunciato di voler aiutare e risarcire tutti libanesi che hanno bisogno di assistenza.
    Non è di questo che ha bisogno il Libano.
    La comunità internazionale doveva semplicemente condannare l’aggressione.
    Non l’ha fatto. Anzi ha dato la colpa ad Hezbollah, perché Israele HA IL DIRITTO di difendersi, ma la sua risposta è stata SPROPORZIONATA… si sono dimenticati di chiarire cosa è PROPORZIONATO. Quindi in base a questo principio i palestinesi che sono ogni giorni bombardati uccisi e massacrati come dovrebbero rispondere? Credo che la proporzione ci dica che di Israele non resterebbe nulla…
    L’ONU doveva imporre subito il cessate-il-fuoco e condannare Israele.
    Non l’ha fatto. Si è discusso, rimandato, votato, posto il veto, discusso, rimandato, ridacchiato… in definitiva si è dato ad Israele il tempo che aveva chiesto all’inizio. Sarebbe ora di una riforma dell’ONU. Oppure possiamo smantellarlo, non c’è differenza.
    I media dovevano mostrare la VERITA’.
    Non l’hanno fatto. Hanno divulgato i comunicati dell’esercito israeliano e dipinto le dichiarazioni del capo di Hezbollah come le parole di un pazzo scatenato. Così era chiaro che gli spettatori non avrebbero capito le sue ragioni e il suo punto di vista. Avevano già deciso chi volevano che vincesse: il più forte. Beh si sono sbagliati e dovrebbero fare un po’ di autocritica diventando un po’ più imparziali.
    Questa non è una guerra di religione e chiunque tenti di descriverla in questi termini o è ignorante o è in mala fede.
    In tutto questo non vedo giustizia né a breve né a lungo termine.
    Siamo forse all’epilogo della storia come qualcuno dice?! A questo punto dovremmo ricordarci che:
    1)IL MANDATO DI BUSH NON E’ ANCORA TERMINATO
    2)LA SUA LISTA COMPRENDE ALMENO ANCORA IRAN E SIRIA
    Perciò ora la vera domanda è: CHI SARA’ IL PROSSIMO?
    bat
    “Ne ho abbastanza della propaganda degli altri, sono per la verità, non importa chi la dice. Sono per la giustizia, non importa chi è in favore o contro. Prima di tutto sono un essere umano e come tale sono per chiunque contribuisca ad emancipare l’umanità nel suo insieme. Malcolm X


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