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  • 21/03/2006 La Francia e le Riforme del Mercato del Lavoro - Una pericolosa Ignoranza (Olivier Blanchard, www.lavoce.info)

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    Si può certamente non essere d’accordo con il Cpe, il contratto di primo impiego, proposto dal governo francese. Su Telos, Bernard Brunhes e Eric Chaney ci hanno fornito alcuni argomenti convincenti a questo proposito. Ma ciò non significa che sull’occupazione si possa dire la prima cosa che ci passa per la mente. Come invece ci porta a pensare la lettura di un volantino propagandistico contro il Cpe, firmato dalle sezioni di Attac, del Ps, del Pcf, del 13° arrondissement: “Contro il Cpe e le scelte liberiste del Governo, utilizziamo gli utili degli azionisti per finanziare la creazione su vasta scala di posti di lavoro, e l’incremento del potere d’acquisto (…). Combattere davvero la disoccupazione significa ad esempio: creare posti di lavoro nei servizi pubblici e nel pubblico impiego (insegnamento, ospedali), ridurre gli orari di lavoro imponendo nuove assunzioni, riconquistare potere d’acquisto aumentando i salari a tutti, contro la precarietà, fare del contratto a tempo indeterminato la norma”. Come si possono dire (o pensare) certe sciocchezze? Come si può avere una conoscenza così scarsa dei meccanismi economici

    Verità lapalissiane Partiamo da un fatto (o piuttosto una verità lapalissiana): gli impieghi privati sono creati dalle imprese. Aggiungiamo un secondo fatto: le imprese creano posti di lavoro solo se spinte dal loro interesse, se così facendo ricavano un profitto. Possiamo trovarlo increscioso, giudicare il sistema immorale, se non peggio; ma tutto ciò è nondimeno la realtà.

    Continuiamo con altri fatti. Se cala il profitto che le aziende ricavano dal creare occupazione, taglieranno i posti di lavoro. Come possiamo dubitare che se tassiamo gli utili, sia direttamente sia tassando gli azionisti, le imprese non investiranno di meno? E che la perdita di investimenti non implicherà alla fine meno posti di lavoro e meno assunzioni? Come possiamo pensare che un aumento dei salari, e quindi dei costi di produzione, porti le imprese a un incremento stabile dell’occupazione? Come possiamo pensare che se le imprese possono assumere solo con contratti a tempo indeterminato, le assunzioni aumenteranno, e la disoccupazione tra i giovani diminuirà

    La soluzione è dunque, come propone il volantino, nella massiccia creazione di posti di lavoro pubblici?
    Anche in questo caso, i fatti si impongono. A meno di privatizzare l’educazione e la sanità, che non è probabilmente ciò che gli autori del volantino hanno in mente, gli impieghi pubblici devono essere finanziati dalle imposte. E le imposte supplementari chi le paga? Le imprese? Se scegliamo questa soluzione, il loro profitto diminuisce, e ritorniamo così all’esempio precedente. Gli impieghi pubblici aumenteranno, ma a discapito dell’occupazione totale e della disoccupazione. Chi paga, allora? Le famiglie? Sono davvero pronte a finanziare una crescita del settore pubblico? Possiamo seriamente dubitarne. E anche se lo fossero, pagare più tasse implicherebbe una diminuzione della domanda, e quindi dell’occupazione nel settore privato.
    Dobbiamo dunque rassegnarci, e cercare di aumentare il numero dei posti di lavoro attraverso la riduzione degli orari di lavoro? Dopo le 35 ore i lavoratori sono pronti ad accettare una nuova diminuzione del salario? Anche in questo caso, abbiamo seri dubbi
    Allora, non c’è una soluzione? Dobbiamo per forza accettare un capitalismo selvaggio, un sistema dove le imprese dettano legge, e i lavoratori sono obbligati a ringraziare? Certo che no. Non siamo più nel XIX secolo, e la Francia è un paese ricco. Abbastanza ricco per offrire una formazione e una protezione sociale generosa ai suoi lavoratori. Il punto è come farlo meglio, aumentando nello stesso tempo gli incentivi per le imprese a creare dei posti di lavoro. Queste sono le vere questioni, questo è il vero dibattito. Un dibattito che in altri paesi ha luogo. A giudicare dal contenuto del volantino, in Francia ne siamo ancora piuttosto lontani.

    articolo disponibile anche sul sito www.telos-eu.com

    Indice dell' Articolo

  • 21/03/2006 La Francia e le Riforme del Mercato del Lavoro - Una pericolosa Ignoranza
  • 21/03/2006 La Francia e le Riforme del Mercato del Lavoro - Due contratti inutili
  • 21/03/2006 La Francia e le Riforme del Mercato del Lavoro - Version française


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