18/11/2006 Quando la legalita' conviene (Alessandro Balducci, http://www.osservatoriosullalegalita.org)

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  • "È il 6 ottobre del 1993: vengono sequestrati dalla magistratura italiana 621 milioni di lire da un conto svizzero e trasferiti sul conto corrente della BNL del tribunale di Milano. Primo Greganti, titolare di quel conto, viene accusato di aver ricevuto quei soldi per conto della segreteria nazionale del Pci. Era la tangente pagata dalla Ferruzzi per ottenere gli appalti ENEL, estesa anche alla DC e al PSI. I tre gradi di giudizio lo hanno confermato. Allora perché quei soldi, oggi tradotti in 390 mila euro, si trovano ancora sul conto della banca?".

    E' l'esordio della puntata di Report (la nota trasmissione di Milena Gabanelli), andata in onda il 5 novembre. Una puntata che dovrebbe essere fatta vedere d'obbligo a tutti i politici italiani; o a coloro che aspirano a diventare deputati e senatori. Soprattutto in tempi come questi, dove il governo attuale si affanna a cercare risorse a destra ed a manca, nelle piu' nascoste pieghe del bilancio dello Stato, per far "quadrare i conti".

    Succede allora che, in seguito alle indagini della magistratura, spesso vengano messi sotto sequestro ingenti capitali (accumulati illecitamente) e patrimoni immobiliari; insomma tante risorse provenienti dai traffici illeciti della criminalita' comune ed organizzata, dalla corruzione, dall'evasione fiscale, che pero' - stranamente - sembra che allo Stato non interessino.

    Si discute per settimane sulla tassa dei Suv - misura che per certi aspetti puo' essere anche comprensibile - o sulla tassa di soggiorno, o di dove reperire i soldi per la ricerca, ma si evita accuratamente di andare a cercare i quattrini laddove e' piu' facile trovarli: e cioe', nei conti correnti e nei libretti postali aperti dai magistrati che indagano sulle numerose vicende di scandalo e malaffare del Bel Paese! Una burocrazia incomprensibile e vischiosa rende "sconveniente" se non praticamente impossibile il loro recupero.

    Quello che si vuole evidenziare con questa vicenda e' che la battaglia per la legalita' NON PUO' e NON DEVE limitarsi alle dichiarazioni ufficiali dei ministri o dei politici o alle celebrazioni di rito in occasione dell'anniversario della morte di un servitore dello Stato. La legalita', soprattutto se vogliamo coinvolgere il comune cittadino e non solo le Istituzioni, deve assumere anche i contorni di un'operazione "conveniente" dal punto di vista economico. Recuperare quelle risorse strappate ai criminali grazie all'opera di magistrati, polizia, carabinieri, guardia di finanza e' importante non solo per il valore economico e finanziario (e' gia' questo di per se' basterebbe, visto che si parla di milioni di euro!) ma anche per l'alto valore simbolico e morale.

    Si parla spesso della giustizia, o meglio dell'amministrazione della giustizia, come di un costo (si pensi alle incredibili proposte di chi vorrebbe limitare per legge le intercettazioni ambientali solo perche' "costano troppo"). Ed allora - come si e' detto anche nel corso della stessa trasmissione - perche' lo Stato dovrebbe rinunciare ad un enorme quantita' di denaro che potrebbe essere utilizzata se non altro per finanziare il funzionamento della stessa amministrazione della giustizia, a cominciare dal pagamento delle fotocopie e del materiale di cancelleria, tanto per dirne una?

    E' uno dei misteri di questa Italia.

    P.S. Ho appena letto su un sito internet di un quotidiano a livello nazionale, che Elio Vito e Paolo Cirino Pomicino sono stati nominati componenti della commissione parlamentare antimafia. I due hanno entrambi ricevuto delle condanne definitive per corruzione. A proposito di segnali di alto valore simbolico e morale, sarebbe il caso che questi due signori perlomeno si dimettessero da quell'incarico. E' importante che dalla politica arrivi in primo luogo l'esempio. Altrimenti si prosegue sulla stessa strada percorsa fino ad oggi: e cioe' tante dichiarazioni di principio ma nessun esempio o atto concreto.


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