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  • 06/10/2006 I Sindaci dell'Unione, la Finanziaria e lo Stato (Pierluigi Sullo - Carta.org, http://www.canisciolti.info)

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    Ci sono due modi possibili di interpretare la protesta dei sindaci [dell'Unione e di grandi città] contro la finanziaria [dell'Unione]. Il primo è tutto politico: i sindaci più importanti si candidano ad alternativa al ceto dirigente attuale della maggioranza "riformista" dell'Unione che sta per dare vita al Partito democratico: Chiamparino, forte dei successi olimpici, Cofferati, l'uomo della legalità senza tentennamenti, Domenici, il promotore dello "sviluppo" fatto di Tav e inceneritori, e Veltroni, il sindaco più cinematografico che ci sia, alzano la voce per aumentare le loro quotazioni.

     

    Forse c'è del vero, ma non importa. Il punto centrale è un altro: il presidente dell'Associazione nazionale dei comuni [Anci], appunto Domenici, e alcuni suoi autorevoli colleghi stanno dando voce, a modo loro, a quel che in questo momento pensano tutti i sindaci italiani, grandi e piccoli, dell'Ulivo o della destra. E quel che pensano è: gli ostacoli e i tagli ai bilanci comunali precipitano le istituzioni locali in una situazione disperata, perché - come spiega bene Cofferati sul Corriere della Sera di giovedì - sono i comuni quelli che stanno in prima linea sul fronte dei bisogni sociali: a loro, per forza di cose, è stato negli ultimi anni delegato in modo sempre più massiccio il ruolo che nel welfare, nella protezione sociale, un tempo era soprattutto assolto dallo Stato.

    Cofferati aggiunge una considerazione molto interessante [tra altre più discutibili, ad esempio sullo stipendio del manager dei servizi pubblici privatizzati]: e cioè che la politica macro-economica [come piace dire agli economisti di tutti i colori, perché sempre economisti sono] non ha senso, se non si tiene conto che la società è molto cambiata. Per cui ridare qualche soldo ai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato grazie al "cuneo fiscale" [l'alleggerimento dei carichi previdenziali sul lavoro, che poi vanno in buona parte a vantaggio delle imprese] non pesa, sulla bilancia, quanto amputare la spesa comunale in diritti sociali sul territorio, perché lì i lavoratori dipendenti sono ormai diventati "atipici", dilagano le figure del lavoro precario [cui la finanziaria invece aggrava la spesa contributiva: dopo il danno, il danno], nonché la popolazione di pensionati, di senza lavoro, di studenti, ecc.

    Cofferati rivolge questa notazione al suo successore nella Cgil, Epifani, il quale - guardando appunto solo alla politica macroeconomica e ignorando colpevolmente le trasformazioni sociali che pure grandi categorie e molte camere del lavoro Cgil da anni segnalano, con tutta evidenza inutilmente - non solo si è congratulato con il governo, ma ha in sostanza lasciato che si dicesse "ecco la finanziaria della Cgil". Più o meno lo stesso hanno fatto, del resto, le sinistre radicali [solo i Verdi hanno sussurrato, giusto per onore di firma, che sulle energie alternative si continua a scherzare, mentre il governo procede come un treno ad alta velocità verso il fossile a tutti i costi] evidentemente accecate dalla retorica, dice ancora bene Cofferati, sui ricchi che devono piangere: se anche fosse vero che oltre i 70 mila euro di reddito lordo si tratta di "ricchi", aumentare l'Irpef a questa fascia non compensa nemmeno lontanamente la gigantesca evasione dei ben più ricchi lavoratori autonomi o professionisti e, appunto, il taglio ai bilanci dei comuni.

    Tutto questo significa che si è aperto un abisso tra politiche macroeconomiche e economie locali, tra Stato e comuni, perché la società, la stessa economia e anche il peso politico relativo dei diversi livelli istituzionali sono tanto cambiati, da rendere inefficace e perfino demagogica una politica economica ispirata dalle vecchie ricette della "redistribuzione della ricchezza". Eludere le domande su cosa sia la "ricchezza", come la si produce e dove effettivamente la vita dei cittadini si svolge e la loro capacità di influire sulle politiche pubbliche si esercita - ossia nei municipi - rende i politici ciechi.
    di Pierluigi Sullo - Carta.org

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  • 29/09/2006 Varata la Finanziaria da 33,4 mld
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