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  • 10/10/2006 Finanziaria, tra Stato Sociale e Taglione di Maastricht (Movimento Solidarietà, http://www.movisol.org )

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    Mentre il centrosinistra celebra la finanziaria “redistributiva” con toni trionfalistici e l’opposizione la critica con toni apocalittici, il dato centrale è che le cosiddette “riforme strutturali” (leggi: privatizzazione delle pensioni) sono rimaste fuori. Questo fatto ha scatenato le ire dell’establishment finanziario, che si aspettava dal governo Prodi, come promesso ancora nel Dpef, una ghigliottina per lo stato sociale, che invece è stato graziato. Questo fatto, al di là delle ideologie e degli schieramenti, è un punto a favore. I vari corifei dei mercati finanziari, come il noto economista Francesco Giavazzi, o l’ex capo di Confindustria Pininfarina, non hanno nascosto il loro disappunto per il “tradimento” di Tommaso Padoa Schioppa. Purtroppo temiamo che si tratti solo di un tradimento temporaneo.

    Per il resto,  è relativamente sterile infognarsi nel dibattito se la finanziaria punisca i “ceti produttivi” o “tuteli le fasce deboli”, per usare gli slogan più ricorrenti. Ciò che è chiaro è che alcuni settori della maggioranza hanno imposto una “inversione di tendenza” lodevole negli intenti ma più simbolica che altro, e soprattutto ben diversa da quello che avrebbe fatto veramente la differenza, e cioè una inversione nel modo di concepire il bilancio. Non ci si deve stancare di ripetere che finché i governi membri dell’EU saranno legati al cappio di Maastricht e del Patto di Stabilità, nessun discorso di sviluppo sarà possibile; qualsiasi finanziaria finirà per colpire una parte del corpo sociale e, in ultima analisi, l’apparato produttivo, e niente potrà salvaguardare lo stato sociale.

    Qualcuno ha giustamente osservato che se i ceti più abbienti sono chiamati a fare sacrifici per la ripresa del paese, essi non si tireranno indietro a patto che sia offerta una contropartita in termini di programmi credibili. Questi programmi mancheranno finché il sistema di Maastricht toglierà al paese la sovranità monetaria e creditizia. La parola chiave qui è “credito produttivo”: solo ripristinando la capacità di emettere credito produttivo sarà possibile avviare una ripresa duratura. Quella di poter trovare le risorse abbattendo lo stato sociale è un’invenzione ideologica che maschera una rapina a favore dei mercati finanziari. Ed è un’illusione quella di pareggiare il bilancio destinando le briciole agli investimenti o, peggio, sottraendo risorse finanziarie alle imprese tramite l’esproprio del TFR (su questo, la critica non è filo-berlusconismo in quanto le mani sul TFR ce le avrebbe messe anche il centrodestra). 

    Nella conferenza stampa del 1 ottobre a Milano, Romano Prodi e Tommaso Padoa Schioppa sono stati confrontati dal corrispondente dell’EIR Andrew Spannaus, che ha ricordato come Prodi stesso, quando era Presidente della Commissione EU, avesse definito “stupido” il Patto di Stabilità, e ha contrapposto alla decadente politica europea la proposta larouchiana di una “Nuova Bretton Woods” rilanciata recentemente dal presidente argentino Nestor Kirchner, e approvata lo scorso anno dal Parlamento italiano. Prodi si è affrettato a precisare che egli non definì “stupido” il Patto, bensì “la sua interpretazione rigida” (ma la Finanziaria non lo è?), si è poi trovato in evidente difficoltà a rispondere sulla Nuova Bretton Woods. E’ stato tolto d’impaccio da Padoa Schioppa, che prendendogli il microfono ha dichiarato: “La Nuova Bretton Woods non è nella Finanziaria, e oggi parliamo solo della Finanziaria”

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  • 29/09/2006 Varata la Finanziaria da 33,4 mld
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