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  • 28/10/2006 Il Governo alla Prova della Finanziaria (Domenico Melidoro, http://www.altrenotizie.org)

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    Il decreto fiscale collegato alla Finanziaria è passato alla Camera, nonostante le rumorose quanto scarsamente civili intemperanze del Polo. Sarà ora la volta del Senato, dove la situazione è, ovviamente, numericamente diversa. Ma l’ottimismo di Prodi è ormai cosa nota. Di fronte al crescente malcontento nei confronti della manovra finanziaria che riceve critiche dall’opposizione (ma anche da alcuni settori non trascurabili della maggioranza) dagli industriali e dai sindacati, il Premier qualche giorno fa ha sorprendentemente affermato che “una finanziaria se è seria deve scontentare tutti. E questa va bene” (il Manifesto, 21 Ottobre 2006). Eppure, uno sguardo un poco più realistico rileva che la finanziaria si sta rilevando una prova estremamente difficile per la tenuta della maggioranza e del Governo del Professore. Infatti, con il passare dei giorni e con il susseguirsi di accesi dibattiti sugli errori commessi dal Premier e dai suoi Ministri, anche il sorridente Prodi è stato costretto ad ammettere che qualcosa non procede per il verso giusto.

    Al contrario di molti altri, il Presidente del Consiglio non ha individuato l’errore fondamentale in un’inadeguata campagna di comunicazione. Prodi ha dichiarato molto più semplicemente che “dei tanti errori che sono stati addebitati a questo governo, forse non è stato sottolineato l’unico di cui siamo realmente colpevoli: non avere rivendicato con forza il «metodo tranquillo» di un centrosinistra che sa di saper governare, di poterlo fare per cinque anni” (La Stampa, 27 ottobre 2006).

    A dire il vero, a non credere in una lunga durata del Governo Prodi sono in molti. Tra essi compare anche uno dei più accaniti (e ascoltati anche dal popolo di Centrosinistra) oppositori di Berlusconi quando era Presidente del Consiglio, vale a dire Giovanni Sartori. Il celebre politologo rimprovera a Prodi una eccessiva dose di “bertinottismo” consistente nel “non aver mai cercato di ridurre e contrastare l'estremismo di sinistra” (Il Corriere della Sera, 27 ottobre 2006). Sartori si riferisce con ogni probabilità a quella che sarebbe una Finanziaria troppo sbilanciata a sinistra, nella quale l’aumento della pressione fiscale sarebbe di gran lunga predominante sulle misure necessarie alla ripresa economica. Dello stesso avviso, ma con toni molto più forti, sono Silvio Berlusconi - che convoca chiassose manifestazioni di piazza nel tentativo di dare una spallata all’Esecutivo - e il Presidente di Confindustria Luca di Montezemolo, che ha parlato apertamente di “finanziaria classista” e non fa mistero di preferire un governo di larga coalizione che preveda l’emarginazione delle forze di Sinistra.

    Come è noto, una prospettiva del genere sarebbe gradita a Casini, che ormai pretende di rappresentare un’opposizione distinta da quella di Forza Italia ed è molto critico nei confronti del suo incontrastato leader (“lui è venuto dal nulla, io vengo dalla Dc. Lui è la novità, io sono la tradizione e ogni politica seria deve avere delle tradizioni”, la Repubblica, 27 ottobre 2006). Secondo l’ex-Presidente della Camera, la vita del governo Prodi non sarà lunga ma, nel caso di una crisi, la strada da seguire non è quella di un immediato ritorno alle urne. Casini intende superare l’attuale quadro politico che vede contrapposti Prodi e Berlusconi. Questi ultimi sono “due facce della stessa medaglia. Loro si tengono insieme e dipende da noi non restare imprigionati in questo schema” (la Repubblica, 27 ottobre 2006). La proposta di Casini è quella di costituire in un breve periodo (sei mesi, al massimo un anno) un governo dei volenterosi in cui le forze estremiste vengano emarginate per compiere quelle scelte fondamentali per l’interesse del Paese. L’interlocutore privilegiato di Casini sembra essere Walter Veltroni, il quale però respinge la proposta del leader Udc, anche perché implicherebbe un disegno decisamente diverso da quello del bipolarismo, in direzione del quale il Sindaco di Roma intende collocare il nascente Partito Democratico.

    In un quadro del genere (anche perché i cosiddetti “riformisti” sono alle prese con le tante difficoltà che il progetto unitario del Pd sta facendo emergere) tocca alla sinistra difendere lo spirito originario dell’Unione. Sono soprattutto le forze progressiste a richiamare la coalizione al rispetto del famoso programma con il quale la coalizione di Prodi si era presentata alle elezioni dello scorso Aprile. Non era certamente un programma “comunista”, ma conteneva il massimo che si poteva ottenere nelle condizioni date. Dunque, chi oggi non accetta il contenuto minimamente egualitario e redistributivo delle politiche dell’Unione non solo tradisce gli elettori, ma mette in crisi l’attuale quadro politico e le (pur ancora insufficienti) possibilità di cambiamento che potrebbero profilarsi. Crediamo fosse nel giusto Rina Gagliardi quando, qualche giorno fa, affermava che vedeva profilarsi “un’ipotesi neocentrista, neoliberista, neoborghese. Che si dà, intanto, una prima tappa: distruggere il quadro politico determinato da questo governo, dall’Unione, dal suo programma” (Liberazione, 23 Ottobre 2006). Tutto ciò determina una crisi profonda dell’idea di bipolarismo che ha dominato il dibattito politico-istituzionale degli ultimi anni. Infatti, per tutti coloro che da diversi punti di vista condividono il progetto centrista dell’ex Presidente della Camera e del Presidente degli industriali, “il bipolarismo diventa oggi il nemico da battere”, l’ostacolo da superare per arginare la possibilità di impostare politiche economiche dal carattere minimamente progressista, come ci paiono quelle previste dalla finanziaria.

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  • 29/09/2006 Varata la Finanziaria da 33,4 mld
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