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  • 12/12/2006 Politica e finanziaria 12 dicembre (http://www.canisciolti.info/)

    Ricerca personalizzata

    Fnsi e Fieg raggiungono un'intesa sul tfr

     Un'intesa sul trasferimento del Tfr dei giornalisti contrattualizzati al Fondo di previdenza complementare dei giornalisti (Fpcgi) è stata raggiunta al ministero del Lavoro tra la delegazione della Fnsi e quella della Fieg, alla presenza del ministro Damiano.

    "Permangono purtroppo -dice la Fnsi - le inconcepibili chiusure della Fieg all'apertura delle trattative contrattuali". Il ministro ha annunciato la convocazione di un tavolo di confronto sul mercato del lavoro giornalistico sul precariato e sugli ammortizzatori".

    Casini e Casini: Nessuna federazione con la Lega

     "La federazione è una cosa logica, la logica conseguenza della manifestazione di S.Giovanni. Ovvio che non ci riguarda: figurarsi se l'Udc si può federare con la Lega". Così il leader dell'Udc, Casini, sull'ipotesi di una federazione tra i partiti del centrodestra. Secondo Cesa, segretario dell'Udc, "la scelta di far nascere una federazione con Fi, An e Lega è del tutto legittima ma spinge una parte della CdL su posizioni di destra e populistiche". La nostra strada è"la costruzione di un centro moderato alternativo alla sinistra"

    Il segretario dell'Udc, Cesa, che ha definito la federazione tra Fi, An e Lega, un'alleanza "di destra e populista", ha preso un "forte abbaglio".Così il portavoce di Berlusconi, Bonaiuti, replica alle parole di Cesa. "Populisti noi?Sono forse populisti due milioni di cittadini venuti da tutta Italia a Roma per quella che è stata una festa civile e serena più che una manifestazione? E' forse populista più della metà degli italiani che oggi voterebbe Fi, An e Lega? Ma quando vorrà Cesa troverà porte sempre aperte".

    Prodi blinda la Finanziaria: Non voglio rischi al Senato

    ''Al Senato non possiamo correre rischi''. Si sarebbe espresso in questi termini, a quanto si apprende, il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, rivolgendosi ai suoi colleghi di governo nella riunione del stamane del Cdm. Una riunione che si e' protratta per due ore, tempo dedicato in gran parte alla discussione sulla finanziaria, su cui il Consiglio ha autorizzato il governo a porre la fiducia a Palazzo Madama.

    Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, avrebbe ribadito che ''i saldi vanno rispettati'' e con questo presupposto dovra' essere preparato il maxiemendamento e dovranno essere prese in considerazione le proposte di modifica sollecitate dal Senato. Quindi, modifiche di 'tramezzi'' ma le fondamenta devono restare intatte. Il presidente del Consiglio avrebbe allora ricordato l'assoluta necessita' che la finanziaria venga approvata al Senato, dove i margini numerici sono molti ridotti e alcuni senatori della maggioranza non hanno celato i loro dubbi. Un invito, insomma, ad essere un po' flessibili, ad accogliere qualche richiesta, mantenendo comunque i saldi invariati.

    ''La finanziaria - avrebbe detto Prodi - deve essere accolta da tutti, senza pericoli e senza rischi''. Il senatore indipendente iscritto al gruppo Verdi-Pdci, Fernando Rossi, ha gia' fatto sapere che se la manovra resta come e' non avra' il suo voto favorevole. Il presidente della Commissione difesa, Sergio De Gregorio, ha chiesto 500-600 milioni in piu' per il comparto della Difesa, altrimenti votera' contro. Intanto, la seduta dell'Aula del Senato, dove e' stata avviata la discussione sul ddl di bilancio e della Finanziaria e' stata sospesa e rinviata a domani mattina alle 9,30. La proposta di rinvio, formulata dai capigruppi di An e di Fi, Altero Matteoli e Renato Schifani dopo che si e' ipotizzato un rinvio alla presentazione del maxiemendamento alla Finanziaria su cui verra' posta la fiducia da parte del governo da domani alle 12 a domani pomeriggio alle 18,00 e' stata, sia pure con molta ritrosia, alla fine accolta dal presidente del Senato.

    Marini, dopo aver defintio ''non scandalosa'' la proposta ha invitato anche la maggioranza ad appoggiare la sospensione e il rinvio nella votazione, avvenuta per alzata di mano. Invito evidentemente accolto, visto che la seduta e' stata riconvocato per domani mattina. E da Treviso, Piero Fassino ha annunciato: ''Il Governo presentera' un maxiemendamento che si e' sforzato di raccogliere ulteriori proposte di miglioramento, di cambiamento, di integrazione che sono venute sia dallo societa' e dai suoi interessi come il mondo dell'impresa sia dal Parlamento, sia dai gruppi della maggioranza sia da quelli dell'opposizione''. Il leader dei Ds ha parlato a margine di un incontro con l'Unindustria trevigiana.

    Finanziaria: Entro sabato voto di fiducia al Senato

     Il governo porra' la fiducia sulla finanziaria al Senato. Lo ha ufficializzato la presidente dei senatori dell'Ulivo Anna Finocchairo al termine della conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. ''Il ministro Chiti - ha detto - ci ha comunicato che oggi al Cdm sara' chiesta l'autorizzazione a porre la fiducia. Il voto - ha aggiunto - dovrebbe essere espresso entro sabato''. Il maxiemendamento su cui il governo porra' la fiducia dobvrebbe essre presentato domani, mentre oggi il Senato sara' impegnato nelle votazioni degli articoli del bilancio e sulle relative pregiudiziali. Saranno anche votate le pregiudiziali alla finanziaria.

    Castagnetti: Berlusconi è l'antistato, il qualunquismo, il disprezzo delle regole

     "È molto grave l'affermazione attribuita a Berlusconi di apprezzamento per chi si rifiutasse di pagare il canone Rai. Grave, come avrebbe riconosciuto lo stesso Berlusconi, non solo perché a parlare è l'ex Presidente del consiglio, ma ancora di più per la cultura (definiamola così!) che rivela". Lo scrive in una nota Pierluigi Castagnetti, Vicepresidente della Camera dei Deputati.

    "Una cultura - spiega - che ignora il senso del dovere civico e il senso dello Stato e che potrebbe essere così sintetizzata: fate ciò che vi conviene non ciò che è vostro dovere. È l'antistato, il qualunquismo, il disprezzo delle regole che emerge e che prevale". "Berlusconi può anche non smentire, soprattutto se gli costa molto negare ciò che in effetti pensa, ma resta nuda e incontestabile - conclude Castagnetti - la gravità di una affermazione in cui c'è tutto il berlusconismo."

    Prodi fischiato a Bologna. Sotto c'è di peggio...

     La situazione politica italiana rischia di farsi sempre più grave. I fischi bolognesi dovrebbero far riflettere tutti sulle ragioni più generali e profonde di una crisi. Che è soprattutto crisi di legittimità. E che perciò va oltre le figure di Prodi e Berlusconi. Cerchiamo di spiegare perché. Innanzitutto bisogna prendere atto che la crisi di legittimità apertasi con Tangentopoli non si è mai conclusa.

    Dal 1994 in poi si sono alternati governi di centrodestra e centrosinistra che hanno sempre puntato, apertamente o meno, sul disconoscimento politico reciproco. Che vogliamo dire? Che prima di Tangentopoli la classe politica si riconosceva nella Costituzione repubblicana. O comunque in uno scenario politico che escludeva per qualsiasi destra (che si presentasse come tale) un riconoscimento politico e costituzionale: perché ritenuta forza potenzialmente fascista e antidemocratica. Di conseguenza, nel 1994, con la partecipazione di An al primo governo di centrodestra, si aprì una crisi di legittimità: la presenza di ex fascisti al governo metteva in crisi la legittimità antifascista sancita dalla Costituzione repubblicana.

    E di conseguenza, a Berlusconi, si rimproverava - e si continua a rimproverare - il fatto di aver “sdoganato” Fini e così inquinato la purezza della costituzione repubblicana. Il primo governo Berlusconi, fu allora tolto di mezzo ricorrendo a una crisi extraparlamentare pilotata da Scalfaro. Per il centrodestra - e non importa se vero o meno - fu un mezzo di colpo di stato. Negli anni successivi, si è proceduto più o meno nello stesso modo: a colpi di delegittimazione reciproca. Senza entrare nei fatti, basti qui ricordare, gli appelli all’antifascismo del centrosinistra e all’anticomunismo del centrodestra. E le reciproche accuse di brogli elettorali, venute fuori di recente, non fanno che aggravare la crisi in atto della legittimità repubblicana. Da una situazione del genere non è facile uscire. Solo due sono le strade possibili. La prima consiste nell’accettazione dell’avversario politico e nel mantenimento ("allargato" a destra) della legittimità repubblicana instaurata costituzionalmente nel 1948. Ma come?

    Ad esempio smettendo di puntare - a prescindere dalla consistenza o meno delle accuse - sulla questione dei brogli elettorali, a destra come a sinistra. Il che non è facile perché l’antifascismo (e il conseguente vedere ovunque trame “nere”) è un “collante” piuttosto forte, e in certo senso obbligato per una Costituzione “nata dalla Resistenza”. Tuttavia i conflitti permanenti sui “principi fondamentali” fanno malissimo alla democrazia, e rischiano di alimentare rigurgiti di tipo qualunquista e autoritario. E di fare il gioco del centrodestra, che, a sua volta, denuncia, con pari isteria, il pericolo di “trame rosse”. La seconda consiste nel disconoscimento totale dell’avversario politico (in termini schmittiani). In questo caso però la lotta politica deve essere condotta a fondo e senza esclusione di colpi: perché si tratta di eliminare un nemico mortale, e non di mettere fuori gioco temporaneamente un semplice avversario...

    E soprattutto, il conflitto deve essere basato su un’idea precisa del tipo di legittimità repubblicana che si vuole imporre o riproporre. Vecchia o nuova non importa. L’unica cosa che conta è che sia “una” e condivisa dal blocco sociale e politico “vincente”. O comunque capace di conferire stabilità al paese, isolando politicamente i pochi e residui oppositori. L’unica cosa da evitare - e questo dovrebbe valere per Prodi e Berlusconi - è continuare a scontrarsi su tutto, senza avere alle spalle un’idea precisa di legittimità repubblicana. O altrimenti detto: vivere alla giornata.

    Carlo Gambescia

    http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com

    Cdl: Nessuna possibilità di dialogo con l'Unione sulla Finanziaria

     Il governo "ha detto di no a tutto", la maggioranza "non lascia margini al dialogo". Insomma, "non ci sono margini di intesa" ha detto il capogruppo dell'Udc al Senato Francesco D'Onofrio. In una conferenza stampa, l'opposizione ha detto no a intese "perche' - ha spiegato D'Onofrio - questo governo non permette alla sua maggioranza nessun colloquio con l'opposizione. D'altronde l'esecutivo sa che con questa maggioranza puo' stare in piedi solo se accontenta tutte le componenti della sua maggioranza".

    Altero Matteoli, capogruppo di An, ha dato atto al suo omologo dell'Ulivo Anna Finocchiaro "di essere venuta da noi convinta che fosse possibile un accordo", ma ha sottolineato che il governo "e' arrogante e ha imposto che si possa avviaere una discussione con noi solo da gennaio, cioe' sulla prossima manovra". "Abbiamo ricevuto prima risposte interlocutorie, poi negative" sulle proposte della Cdl presentate a Finocchiaro, ha detto il capogruppo di Forza Italia Renato Schifani. E con queste premesse e' impossibile "trovare un accordo sui lavori e sulla manovra".

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  • 29/09/2006 Varata la Finanziaria
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