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  • 29/10/2007 Finanziaria 2008. E la famiglia? (Redazione, http://www.korazym.org)

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    A pochi giorni dall’approvazione della prossima legge finanziaria ci si sta accorgendo che le risorse per le politiche familiari sono ridotte davvero al lumicino. Eppure, tutti dicono che occorre aiutare la famiglia.

    La priorità è sostenere le famiglie? Così sembra a sentire le opinioni di politici e osservatori. Sta di fatto che a pochi giorni dall’approvazione della prossima legge finanziaria, ci si sta accorgendo che le risorse per sostenere le politiche famigliari sono ridotte davvero al lumicino. La miccia è stata accesa dalla sociologa Chiara Saraceno, che sulle pagine de "La Stampa" ha affermato che “nel gran conflitto di questi mesi sul welfare, le politiche per le famiglie e di sostegno alle responsabilità famigliari sono le grandi assenti…. Le politiche per la famiglia continuano a mantenere nell’agenda politica italiana una posizione marginale ed estemporanea, anche se più di altre potrebbero essere considerate vere e proprie politiche di investimento. Assenti del tutto dall’accordo con le parti sociali -che pure assorbe gran parte delle risorse- le politiche per la famiglia sono largamente assenti dalla proposta di legge finanziaria".

    Dopo pochi giorni, Rosy Bindi, ministro delle Politiche per la famiglia (senza portafoglio!) risponde con delusione: "In Finanziaria avevo presentato una riforma degli assegni familiari che tiene insieme l’esigenza di aiutare subito le famiglie con figli e di accantonare un ‘capitale’ per il futuro dei giovani”. La ministra si domanda se si poteva fare di più: “Può darsi che un contesto di finanza meno oneroso avrebbe offerto margini di azione più ampi. Eppure tra molte difficoltà e qualche lentezza di troppo stiamo cercando di affrancare il nostro welfare da un sistema di garanzie ormai troppo rigido, riservato prevalentemente a chi ha un posto fisso e che affida alla famiglia un ruolo di ammortizzatore sociale ormai insostenibile".

    Eppure, nel periodo estivo il senatore teodem Luigi Bobba aveva avvertito sul rischio di una forte penalizzazione della famiglia nella finanziaria del 2008: “Il limite della proposta (della Finanziaria 2008, ndr.) sta nel non rimettere in discussione l’anomalia per cui lo Stato, quando deve prendere (tasse), considera i redditi individuali; quando deve dare (asili nido, scuola, assegni familiari) collega l’accesso a tali servizi e trasferimenti al reddito familiare (ISEE - indicatore di situazione economica equivalente). Ne derivano distorsioni evidenti che alla fine penalizzano proprio le famiglie con un solo reddito, quelle più numerose e quelle più povere per il noto fenomeno dell’incapienza (a cui la finanziaria 2008 ha dotato un bonus)”.

    A questo punto, seguivano alcune proposte concrete, come quella del prof. Campiglio, docente di economia all’università cattolica di Milano: “La strada da prendere è un’altra”, prevedendo l’introduzione del ‘quoziente familiare’ e la promozione di un welfare familiare. Si tratta di “un complesso di misure orientate a rivedere l’intero sistema di accesso ai servizi per la famiglia; ad introdurre una diversa modulazione delle tariffe (gas, acqua, luce, rifiuti…); all’avvio di un ‘baby bond’, come forma di risparmio privilegiato alimentato dallo stato e dalle famiglie al fine di costituire una dote riscattabile al momento” della maggiore età. Infatti in Italia, aggiunge il prof. Lanfranco Senn, docente di Economia regionale all’università Bocconi, “il sistema di imposizione fiscale non fa differenza nel tassare il reddito del singolo e quello del padre di famiglia. Interviene semmai a valle del processo con detrazioni di entità oltretutto assai limitata. In questa maniera non si riconosce alla famiglia che ci sono alcune spese ‘naturali’, minime e necessarie al mantenimento dei figli e degli altri familiari conviventi”.

    E per essere ancora più chiari, basta citare i dati forniti dal prof. Luigi Frudà, docente di Metodologia e Ricerche Sociali all’università La Sapienza di Roma. “Se l’EU-25 per prestazioni pro vecchiaia e superstiti arriva a circa il 45%, - spiega - l’Italia per le due voci sommate è al 61,3%. Per avere un punto di paragone, Francia, Germania, Inghilterra stanno fra il 43,5 e il 44,6% di spesa sul totale delle prestazioni sociali, valori che rapportati al PIL oscillano fra l’11,5% (Inghilterra) e il 12,% ( Francia) contro il 15,4% del valore Italia. Dato strutturale gravissimo, difficilmente sostenibile nel lungo periodo, e che già adesso scompensa di molto l’allocazione della spesa sociale”.

    Nel confronto con la Francia, la spesa dell’Italia per la famiglia è di circa 17 miliardi inferiore a quella di oltralpe. Per invertire il trend negativo occorrono 15 miliardi: “Una cifra non stratosferica - obietta Bobba- se graduata nell’arco di una legislatura completa: 4 miliardi di euro all’anno”.

    Allora quali possono essere le soluzioni? Ne segnaliamo due, a cominciare dal quoziente familiare: si tratta di dividere il reddito della famiglia per i componenti secondo una precisa percentuale. In secondo luogo, il basic income familiare: si tratta di calcolare la spesa minima necessaria a mantenere un figlio (od un anziano a carico) e su quel costo prevedere una deduzione dal reddito imponibile del soggetto fiscale. Ma gli strumenti possono essere molti altri. L'importante è essere chiari e precisi nel richiedere giuste politiche per la famiglia da parte di tutti gli attori sociali: politica, sindacato, chiesa, perché la famiglia coinvolge il tessuto sociale in tutti i suoi aspetti. E i segnali di queste ore non aiutano certo a sperare.

    http://www.korazym.org
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