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  • 17/11/2006 Donati: la mafia del doping (Elisa Speretta – Narcomafie, www.lanuovaecologia.it)

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    L'intervento del maestro di sport alla tre giorni di Libera per la Legalità
    / di ELISA SPERETTA (Narcomafie.it)

    Cosa porta un ex allenatore di campioni di atletica ed ex dirigente Coni al palco di Contromafie? Con questa domanda Bianca Berlinguer ha chiesto a Sandro Donati, oggi maestro dello sport e consulente dell’Agenzia mondiale antidoping, di presentare la sua esperienza e il suo contributo a Libera. La risposta sta, come ha spiegato Donati, nell’enorme

    business del traffico illegale di sostanze dopanti, un mercato illegale in mano a un dedalo di mafie internazionali. Negli ultimi dieci anni, infatti, gli scandali doping non hanno solo toccato sempre di più gli atleti professionisti, ma hanno riguardato il mondo amatoriale, con un’impressionante escalation di abusi di farmaci “prestazionali”, volti cioè a migliorare le proprie performance, tra i frequentatori delle palestre o particolari categorie che vivono situazioni di stress, come i militari o i membri di forze dell’ordine.

    Il mercato dei traffici dopanti è analogo, se non in alcuni casi sovrapponibile, a quello delle sostanze stupefacenti, ma le istituzioni internazionali stentano a comprendere la gravità del fenomeno, nonostante il costante aumento di sequestri record avvenuti nel mondo. L’Italia si è dotata nel 2000 di una legge ad hoc, che ha avuto una buona applicazione, ma la vera sfida resta sul piano internazionale, livello a cui va necessariamente ricondotta una strategia globale di contrasto, data la natura transnazionale delle mafie che gestiscono il traffico. La globalizzazione ha prodotto inoltre un significativo cambiamento nelle modalità stesse del traffico, che avviene sempre di più tramite internet, con prenotazione on line dei prodotti, riuscendo così ad aggirare i controlli alle dogane ed evitando i rischi del trasporto fisico.

    Anche le grandi rotte tradizionali del doping (in particolare quella ex sovietica) si stanno modificando, con la crescita continua della fetta di mercato in mano ai colossi asiatici della Cina, dell’India e della Tailandia. Dietro le quinte, agiscono le grandi lobby dello sport, e le aziende farmaceutiche, in particolare quelle multinazionali, che immettono sul mercato un quantitativo di farmaci assolutamente superiore rispetto al numero di malati, e che finiscono nel circuito amatoriale. Urge dunque, ha concluso Donati, un’azione di contrasto più incisiva, coordinata tra istituzioni internazionali, e una polita preventiva in grado di restituire allo sport il significato formativo (nonché pedagogico) che pare avere perso. (Elisa Speretta – Narcomafie)

  • 19/11/2006 Archivio Contromafie

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