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  • 18/11/2006 Contromafie, l' economia dell' illegalità (Gennaro Buonauro, www.lanuovaecologia.it)

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    «La camorre ha due facce, una territoriale e l%u2019altra transnazionale», l%u2019analisi del procuratore aggiunto della Dda Franco Roberti nel gruppo di lavoro Economia illegale ed economia legale agli Stati generali dell%u2019Antimafia / di GENNARO BUONAURO

    «Bisogna creare meccanismi sanzionatori verso gli istituti di credito, controllare le partite iva, monitorare i flussi transnazionali illeciti» ha detto il Pubblico ministero di Roma Luca Tescaroli oggi a Contromafie durante il gruppo di lavoro Economia illegale ed economia legale. A questo va aggiunta «una struttura che gestisca i beni confiscati, colmare le inerzie sulla mancata ratifica della convenzione Onu sui crimini internazionali e razionalizzare le risorse degli uffici della procura. Tutto questo al fine di prosciugare le risorse finanziarie delle associazioni mafiose».

    Tescaroli ha posto l’accento sugli uomini cerniera: «Sono politici, banchieri, professionisti il cui scopo è quello di mascherare operazioni di riciclaggio; il loro contributo all’associazione mafiosa è fondamentale. Un esempio per tutti, Michele Sindona. Purtroppo, questi concorrenti esterni non sono equiparati ai mafiosi nell’attribuzione delle pene». Francesco Giuffrida, consulente tecnico della Banca d’Italia ricorda che «l’istituto per cui lavora ha costruito un decalogo sulle operazioni sospette per raccordarsi con le aziende di credito». Infatti, le banche devono valutare il cliente e segnalare, se necessario, l’attività illecita. «Il punto debole – continua Giuffrida - è il coordinamento delle informazioni che non può essere più individuale (sulle singole iniziative giudiziarie), bisogna fornire un quadro generale sui flussi finanziari dei mafiosi». Conclude Giuffrida suggerendo «la necessità di coordinamento tra le istituzioni e la creazione di un’unità antiriciclaggio con caratteristiche di autonomia e indipendenza». A rappresentare il governo Rosa Rinaldi, sottosegretario al Ministero del Lavoro: «Sono qui perché il sommerso ed il lavoro nero sono strettamente connessi all’economia illegale». Parla della rete del caporalato nel lavoro agricolo e cita il libro “Gomorra” annunciando che cercherà di contrastare l’economia sommersa a partire dal settore tessile. Il professore D’Agostino suggerisce lo snellimento del sistema normativo italiano e parla del Sistema Europeo dei Pagamenti che nasce nell’ottica di contrastare il riciclaggio: «è un accordo tra le banche che entrerà in vigore nel 2008. Non prevede l’uso della moneta così da favorire il controllo delle operazioni bancarie. Il problema è che nessuno lo conosce». Il professore Angelici, invece, difende in parte la normativa sul riciclaggio. Ammette che è imperfetta ma sostiene che spesso è l’interpretazione della stessa ad essere sbagliata. «Non possiamo e non dobbiamo aspettare la formazione di nuove norme in materia. Ognuno deve fare la propria parte».

    «La camorra presenta due facce: una tipica dell’insediamento territoriale, l’altra, peculiare, le permette di muoversi con estrema agilità nel sistema criminale transnazionale», così Franco Roberti (procuratore aggiunto Dda Napoli). Continua dicendo: «La camorra non fa usura ma un esercizio abusivo del credito spesso a tassi concorrenziali rispetto alle banche». In generale ricorda che: «chi delinque sceglie di farlo in seguito ad un’analisi costi/benefici. Il traffico dei rifiuti, soprattutto quelli speciali, è stato alimentato proprio dalle imprese a cui conviene smaltirli per via illecita». Conclude criticando il sindaco di Napoli, la quale ha rimproverato i giornalisti per aver danneggiato l’immagine di Napoli: «Significa che non c’è la volontà politica di cambiare le cose».
    Mario Vandano è un magistrato dell’Ufficio europeo antifrode e anticrimine (Olaf). Descrive la struttura di cui fa parte: «ha compiti amministrativi ma anche di investigazione. L’aspetto peculiare è che, a differenza dell’Italia, gli investigatori non hanno limiti nell’accedere alla documentazione commerciale e contabile di qualunque operatore che abbia relazioni con gli istituti da essi indagati».
    Infine, Ernesto Nardo della Dia, parlando di sequestri, ci tiene a precisare che tra sequestro e confisca c’è differenza: «il sequestro è ciò che si constata e la confisca è ciò che effettivamente diventa dello Stato». La Dia controlla le grandi opere. «Oggi il grande lotto viene appaltato da un solo soggetto, il quale, a sua volta, si avvarrà di altri che dipendono esclusivamente da lui e questo può essere un problema, come lo può essere la finanza di progetto con cui si utilizzano soldi di privati». La Dia si occupa anche del monitoraggio dei flussi finanziari. Il magistrato dice che stanno cercando di costruire una banca dati per controllare i movimenti di chi lavora nel settore delle grandi opere eliminando i contanti per far restare traccia dei movimenti. Potrebbero prendere spunto dal sistema europeo di cui parlava D’Agostino, peccato che non lo conosca nessuno.

  • 19/11/2006 Archivio Contromafie
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