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  • 18/11/2006 Contromafie, l' illegalità nei Comuni (Marco Nebiolo – Narcomafie, www.lanuovaecologia.it)

    Ricerca personalizzata

    Il Pm Maruccia della Dda di Lecce: «Gli enti locali sono interlocutori fondamentali per le organizzazioni mafiose, che ambiscono a condizionarne l'amministrazione per infiltrarsi nel mondo degli appalti e dei subappalti». Serve una riforma normativa che permetta di colpire con maggiore efficacia i casi di collusione tra politica e malavita organizzata / di MARCO NEBIOLO (Narcomafie)

    Di quali strumenti normativi dispongono gli amministratori locali per contrastare concretamente le mafie? Quali riforme legislative sono necessarie per attrezzare lo stato contro lo strapotere mafioso? Sono alcuni degli argomenti affrontati sabato 18 novembre nel gruppo di lavoro su mafie, enti locali (in particolare i comuni) e legislazione antimafia, organizzato nell’ambito di Contromafie. Coordinati da Antonio Maruccia, magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, e da Pier Paolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso pubblico, amministratori locali di tutta Italia, politici, semplici cittadini sono intervenuti per raccontare le loro esperienze e suggerire profili di intervento. Il dott. Maruccia, nella sua introduzione ha delineato gli argomenti al centro della giornata di lavori, evidenziando la necessità di restituire al Paese una legalità «costituzionalmente orientata», che risponda ai principi della carta fondamentale del nostro ordinamento. «Parlare di legalità implica una scelta di campo», ha detto Maruccia, sottolineando che anche le leggi «possono nascere da valutazioni politiche in contrasto con quei valori fondamentali», citando come esempio la legge sulla droga e sull’immigrazione promosse dal precedente governo.

    I nodi critici emersi hanno riguardato in modo particolare l’esigenza di una razionalizzazione e di una riforma positiva della normativa antimafia, disomogenea e contraddittoria, di difficile applicazione. Relativamente alla normativa sul commissariamento degli enti pubblici, per infiltrazione mafiosa, per esempio, si è evidenziata la necessità di un affinamento della legge che consenta di colpire singolarmente gli amministratori collusi con la malavita, senza travolgere indiscriminatamente tutti i componenti degli organi rappresentativi locali. Si è insistito sulla necessità di poter allontanare anche dirigenti e funzionari della burocrazia comunale, spesso veri responsabili delle infiltrazioni mafiose, che invece non vengono travolti dallo scioglimento degli enti.

    I profili di possibile contatto tra mafie ed amministrazioni locali sono molteplici, e il tema ha suscitato grande partecipazione tra il pubblico. In più di un intervento è emersa la richiesta nei confronti della politica di una assunzione di responsabilità verso i politici inquisiti e sotto processo, chiedendo di affrontare finalmente il tema dell’ineleggibilità dei soggetti sottoposti a procedimento giudiziario. L’on. Olga Dantona ha affermato la difficoltà di limitare l’elettorato passivo dei soggetti inquisiti fino a condanna definitiva, suscitando malumori in platea. Il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, ha sottolineato il fatto che per allontanare un amministratore sia sufficiente l’indagine amministrativa del ministero dell’Interno, senza attendere gli esiti di eventuali procedimenti penali, mentre per deputati e senatori si abusa delle legittime garanzie per garantire impunità. «Se si pongono problemi legittimi di garantismo relativamente alla limitazione del diritto di elettorato passivo al Parlamento, non capisco quali considerazioni abbiano impedito di vietare agli inquisiti per mafia di far parte della Commissione antimafia», ha detto tra gli applausi il sindaco di Gela.

    La testimonianza del sindaco di Vignola, Roberto Adani, vittima di intimidazioni dirette alla sua persona e ai suoi famigliari, ha messo in luce le tecniche sotterranee messe in campo dalla criminalità organizzata per infiltrarsi nel tessuto sociale di molte realtà del nord Italia. Il fatto che l’unico comune sciolto per mafia al Nord sia stato Bardonecchia nel lontano 1994 non deve indurre a sottovalutazioni del problema: anche se le mafie non esercitano un controllo del territorio esteso come avviene in molte realtà meridionali, la capacità delle organizzazioni malavitose di infiltrarsi nel mondo degli appalti e subappalti può inquinare settori rilevanti della vita sociale ed economica del Paese.

  • 19/11/2006 Archivio Contromafie
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