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  • 18/11/2006 Contromafie, i traffici internazionali (Elena Ciccarello – Narcomafie, www.lanuovaecologia.it)

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    Cadeva il muro di Berlino e i mafiosi prepaaravano gli affari ad est dell'ormai caduta cortina di ferro. Dai tabacchi degli anni '60, alla droga degli anni '70, fino ai rifiuti e le armi. La criminale lungimiranza delle organizzazioni malavitose / di VIVIANA VALENTINI

    «9 Novembre 1989, cadeva il muro di Berlino, e tra le intercettazioni telefoniche di quel giorno si ascoltò un mafioso che dava ordini di correre a Berlino Est per comprare tutto quello che si poteva». Il blocco sovietico non era ancora crollato e già la mafia si organizzava per espandersi su nuovi fronti internazionali. Don Tonio dell’Olio, Responsabile di Libera Internazionale, ricorda questo aneddoto del Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso mentre coordina il gruppo di lavoro “I traffici illeciti trasnazionali”. Aneddoto che un pò simboleggia la lungimiranza delle organizzazioni criminali nel fiutare occasioni al di fuori del nostro Paese.

    Negli ultimi 20 anni il panorama geopolitico e gli interessi economici mondiali sono cambiati. La caduta del muro, le guerre e le situazioni di crisi hanno aperto nuovi mercati, nuove opportunità di infiltrazione e di commerci illegali. L’elenco è lungo e sconfortante. Armi, rifiuti, specie protette, beni artistici, beni contraffatti, droga e sostanze dopanti, materiali radioattivi, documenti e visti, valuta, uomini e organi. «Non tutte queste attività illecite sono “mafia” - spiega Vincenzo Macrì, Magistrato della Dna (Direzione Nazionale Antimafia), - alcune sono portate avanti da organizzazioni terroristiche o da altri gruppi organizzati. Ma della mafia usano spesso i capitali, i rapporti, gli uomini, e le competenze in materia di corruzione e di attività violente». Dal contrabbando dei tabacchi degli anni ’60 all’ingresso del traffico di droga degli anni ’70, le mafie hanno differenziato sempre più i propri affari oltre confine, e creato nuove sinergie ed alleanze in tutto il mondo. Tanto da raggiungere oramai una capacità organizzativa pari, o superiore, a quella di joint ventures e multinazionali “legali”, e di conquistare importanti fette del commercio internazionale.
    La mafia fa rete, e la giustizia invece? A livello internazionale la legislazione è troppo frammentata, e sarebbe necessaria la sua armonizzazione, perlomeno nei principi generali. Per evitare che quello che non si può fare da una parte venga solo trasferito dall’altra, dove i controlli sono più deboli o non ci sono del tutto.

    A livello di Unione Europea, sotto la spinta della lotta al terrorismo dopo gli attentati di Madrid, c’è stata un’accelerazione nello sviluppo di strutture e di strumenti di supporto all’attività giudiziaria continentale, come ad esempio il mandato di cattura europeo. Ma il recepimento nei singoli stati è ancora molto lento, per non parlare poi dell’applicazione delle norme sul territorio. «E’ tragico pensare a tutti questi ostacoli dell’attività investigativa e giudiziaria, mentre la mafia non ha bisogno di nessun timbro per svolgere la sua attività» commenta don Tonio dell’Olio. Provocatoria, ma non troppo, l’esigenza manifestata da Vincenzo Macrì e da altri presenti di rivedere il meccanismo di “proibizionismo” che alimenta i traffici illegali di droga e di altre merci. Fondamentale poi il ruolo della società civile. L’Italia mostra una grande forza da questo punto di vista. La capacità delle organizzazioni di parlare, di fare rete, di informare i cittadini e di fare pressione sui Governi. Queste sono le armi più forti che abbiamo, che dobbiamo portare anche in altri paesi, per far crescere il movimento internazionale contro le mafie e la cultura della legalità.

  • 19/11/2006 Archivio Contromafie
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