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  • 06/01/2007 Il far-west della sanità italiana (Alessandro Ambrosin, http://www.canisciolti.info)

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    Dopo l’inchiesta di Fabrizio Gatti pubblicata sull’Espresso, scoppia la bufera nell’ospedale Umberto I di Roma, la più grande azienda ospedaliera italiana. Un’ ennesima prova che mette in luce che anche privatizzazione, ed esternalizzazione dei servizi sanitari siano un fallimento ai danni di chi ci lavora e di chi usufruisce delle cure mediche. Resta il fatto che la spesa sanitaria pubblica in Italia è agli ultimi posti in Europa. E le prove ora sono sotto gli occhi di tutti!

    Fabrizio Gatti, giornalista de l’Espresso, si finge per un mese addetto alle pulizie del nosocomio, muovendosi indisturbato e senza che nessuno lo controlli all’interno della struttura ospedaliera. Riprende con una telecamera nascosta e scatta diverse fotografie denunciando una situazione al collasso. Un degrado sconvolgente. Mozziconi ed escrementi nei corridoi sotterranei adiacenti alle entrate dei reparti, scorie radioattive davanti ai reparti, tubi rotti, pazienti abbandonati a se stessi, incuria delle cartelle cliniche, laboratori analisi incustoditi con i frigo e gli armadi aperti. Un vero e proprio girone dantesco.

    Nonostante ciò, Gatti enfatizza una situazione ormai nota, che dimostra il lungimirante passivismo politico e delle responsabilità amministrative e gestionali. Le ultime leggi sulla cartolarizzazione delle strutture ospedaliere sono state la spada di democle, generando una gestione oscurantista di neo imprenditori della sanità, ma anche di contratti al personale ospedaliero volti ad un risparmio estremo. Appalti concessi ad aziende di dubbia affidabilità, società per azioni celate sotto il nome di cooperative. Una completa disorganizzazione e controllo da cui scaturisce di fatto lo sfascio più totale. Una situazione insostenibile che si perpetua da anni e alla quale , fino ad oggi, non c’è stata la volontà di trovare soluzioni drastiche in senso positivo.

    Il Nucleo Antisofisticazioni dei carabinieri è già al lavoro all’Umberto I, e il ministro Livia Turco annuncia di avviare nelle prossime settimane un indagine rigorosa nei nosocomi nazionali. Dopo l’ inchiesta di Gatti, oltre ai cervelli in fuga dall’ Italia, sarà la volta dei malati. Con la solita differenza: solo per coloro che se lo possono permettere. Per gli altri non resta che piangere.
    Alessandro Ambrosin

    06/01/2007 Roma: In cinque anni tre casi di infezione al Policlinico (http://www.canisciolti.info)

    In cinque anni sono stati 10 i casi di pazienti che hanno chiesto il risarcimento per infezione ospedaliera e solo tre di questi sono stati riconosciuti. Il direttore generale del Policlinico Umberto I, Ubaldo Montaguti, presenta così i dati relativi alle infezioni dell'ospedale romano, durante una conferenza stampa convocata al Policlinico universitario. Secondo il direttore generale, per la questione denunciata dal settimanale 'L'Espresso' sono due i punti fondamentali su cui bisogna intervenire: "Capire quanto tempo serve per mettere a posto le cose e come aggredire il problema complessivo".

     

    Sui tempi il direttore generale non ha dubbi: "Ci servono 10 anni. Il Policlinico è un ospedale inadeguato per mantenere gli standard richiesti dagli utenti. Ma se le persone vengono qui a farsi curare non è per il comfort, ma per le capacità professionali degli operatori". Secondo Montaguti importante è anche eliminare "gli stop burocratici" che impediscono il processo di ristrutturazione dell'Umberto I. In particolare il dg si riferisce alle autorizzazioni che il demanio deve ancora rilasciare. "Dobbiamo sbloccare i progetti perché abbiamo risorse che giacciono inutilizzate da sei anni - ha detto il direttore generale -. Io non ho alcuna intenzione di mollare, il mio compito è quello di far funzionare bene questo ospedale. Per questo dico benvenuto l'articolo di Gatti sull'Espresso che ha mostrato la realtà del Policlinico, dico solo che non si può fare di ogni erba un fascio".

    Riguardo la denuncia dell'inchiesta sul passaggio dei pazienti in barella attraverso i tunnel sporchi, Montaguti sottolinea che "i pazienti devono passare da lì necessariamente. I tunnel sono lunghi 2.700 metri, noi cerchiamo di tenerli puliti ma purtroppo non ci riusciamo, perché mancano meccanismi di controllo adeguati". Altra questione affrontata da Montaguti durante l'incontro con i giornalisti è quella riguardante il comportamento degli operatori sanitari, spesso inadeguato alle situazioni. "Stiamo cercando di corregere questo comportamento - ha detto Montaguti - coinvolgendo il personale che si trova nei terminali operativi. Per quanto riguarda il mancato rispetto dei divieti di fumare all'interno dell'ospedale occorre agire non con la repressione ma con l'educazione. Presto - ha garantito il manager - alcune zone della struttura saranno adibite ai fumatori".

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