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  • 21/07/2008 Liberta' di stampa: Corte diritti dell'uomo condanna l'Italia (Gabriella Mira Marq, http://www.osservatoriosullalegalita.org)

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    Con una sentenza che costituisce un importante precedente, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, ha condannato l'Italia per violazione dell'art. 10 (libertà d'espressione) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo per la vicenda dell'autore Claudio Riolo. Lo Stato italiano dovrà risarcire l'autore con 60.000 €, oltre 12.000 per le spese legali.

    Nel novembre '94 "Narcomafie" (il mensile diretto da Don Ciotti) pubblica un articolo di Claudio Riolo (politologo presso l'Università di Palermo) intitolato "Mafia e diritto. Palermo: la provincia contro sé stessa nel processo Falcone. Lo strano caso dell'avvocato Musotto e di Mister Hyde". Si tratta di un commento critico alla decisione di Francesco Musotto, Presidente della Provincia di Palermo e avvocato penalista, di mantenere la difesa di un suo cliente, imputato nel processo per la strage di Capaci, mentre l'ente locale si costituiva parte civile nello stesso processo.

    Dopo cinque mesi (aprile '95) Musotto avvia, nei confronti del solo Riolo, un procedimento civile per risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa, chiedendo 700 milioni di risarcimento (500 per danno patrimoniale e 200 per danno morale). Come risposta l'articolo viene ripubblicato in maggio su Narcomafie e sul quotidiano Il Manifesto (3/5/95), aggiungendo alla firma dell'autore quella di 28 esponenti del mondo politico e culturale "che lo fanno proprio, condividendone in pieno i contenuti e ritenendolo legittima espressione dell'esercizio della libertà di stampa, di opinione e di critica politica". Musotto non reagisce e non procede (né civilmente né penalmente) contro nessuno dei nuovi firmatari né contro le testate giornalistiche.

    Dopo quasi sei anni di lungaggini processuali l'autore viene condannato in primo grado (da un avvocato in funzione di Giudice Unico della I^ Sezione Civile bis del Tribunale di Palermo) a pagare 80 milioni per danni morali, che con gli interessi pregressi diventano circa 118, e con quelli futuri 140. Dal giugno 2001 subisce il pignoramento di un quinto dello stipendio. Per esaurire il debito non sarà sufficiente il tempo che lo separa dalla pensione e, quindi, l'atto di pignoramento prevede esplicitamente anche l'indennità di fine rapporto. Riolo ricorre in appello e dopo circa due anni (aprile 2003) la I^ Sezione Civile della Corte di Appello di Palermo conferma la sentenza di primo grado.

    L'autore ricorre in Cassazione nel luglio 2003. Dopo 3 anni e 8 mesi (marzo 2007) la III^ Sezione Civile della Corte di Cassazione deposita la sentenza che respinge il ricorso (nonostante il P.M. ne avesse accolto uno dei motivi). Dall'avvio del procedimento civile (aprile '95) sono passati 12 anni. Nel settembre 2007 Riolo presenta tramite l'avv.ssa Alessandra Ballerini del foro di Genova un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che nel luglio 2008 condanna l'Italia.

    La Corte ha osservato che l'articolo incriminato e' stato basato sulla situazione in cui Musotto era al momento dei fatti. Non spetta alla Corte di esaminare se vi sia una incompatibilita', visto il ruolo svolto dalla persona interessata, tuttavia si trattava di una situazione che potrebbe dar luogo a dubbi circa la saggezza di scelte fatte da un alto rappresentante dell'amministrazione locale che deve affrontare un processo su fatti di estrema gravita'.

    L'articolo e' stato comunque inserito in un dibattito di pubblico interesse in quanto riguardante una questione di interesse generale, tanto piu' che dal settembre 1994 la duplice funzione di Musotto era stata oggetto di numerosi articoli di stampa, essendo questi un politico che occupava al momento dei fatti un posto chiave nel governo locale ed essendo quindi le sue azioni soggette al controllo della stampa. Inoltre, egli sapeva o avrebbe dovuto sapere che continuando a difendere uno degli imputati in un importante processo per mafia mantenendo le sue funzioni di presidente avrebbe potuto trovarsi di fronte gravi critiche, anche se cio' non puo' privare Musotto del diritto alla presunzione di innocenza e di non essere oggetto di accuse senza fondamento fattuale.

    Dopo aver esaminato l'articolo, tuttavia, la Corte ha ritenuto che l'articolo in questione non contenesse espressioni che implicassero apertamente che Musotto acesse commesso crimini o proteggesse gli interessi della mafia, ne' poteva essere letto nel senso che Musotto si fosse volontariamente legato agli ambienti della mafia, mentre esprimeva l'opinione che un funzionario eletto a livello locale dovrebbe essere influenzato, almeno in parte, dagli interessi di cui i suoi elettori sono portatori e "si tratta di un parere che non supera i limiti della liberta' di espressione in una società democratica".

    Riguardo alle espresioni ironiche utilizzate dal ricorrente, "la Corte ricorda che la liberta' giornalistica puo' includere la possibilità di utilizzare una certa quantita' di provocazione. Inoltre, le espressioni utilizzate dal denunciante non ha portato ad abusi e non dovrebbe essere considerata grauitamente offensiva, essendo infatti in relazione con la situazione che commentavano". La Corte ha anche osservato che nessuno contesta la veridicita' delle principali informazioni contenute nell'articolo incriminato ed ha concluso che "l'articolo non potesse essere interpretato come un attacco personale gratuito contro Musotto".

    Un'altra importante conclusione della Corte, che riguarda un problema molto serio in Italia, cioe' quello delle azioni civili contro scrittori e giornalisti, in cui vengono chieste cifre che costituiscono un vero e proprio ricatto, e' stata che, "data la situazione finanziaria di Riolo, la condanna a pagare le somme in questione e' stata in grado di dissuaderlo dal continuare a informare il pubblico su temi di interesse generale" e pertanto la Corte conclude che la condanna della persona si traduca in "una interferenza sproporzionata con il suo diritto alla libertà di espressione e non si muove come 'necessaria in una societa' democratica'".

    http://www.osservatoriosullalegalita.org
    Copyleft dei testi citando l' autore e linkando la fonte

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