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  • 17/07/2007 CONSUMI. Sale nel 2006 la spesa mensile per le famiglie. Indagine Istat (AA, www.helpconsumatori.it)

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    Nel 2006 ogni mese una famiglia italiana ha speso circa 2.461 euro, 63 euro in più rispetto all'anno passato (+2,6%). Lo rende noto l'Istat, secondo il quale la voce che incide di più sulle uscite è quella relativa ai generi alimentari e bevande, che rappresenta quasi il 19% della spesa mensile totale. Stabili, rispetto al 2005, le spese per abbigliamento e calzature, mentre continua ad aumentare la quota destinata all'abitazione (che raggiunge i 639 euro al mese).

    La spesa varia a seconda della zona geografica. Nel Nord la spesa media mensile delle famiglie (2.786 euro) è superiore a quella del 2005 (2.689 euro) mentre invariate sono le situazioni nel Centro e nel Mezzogiorno: la spesa passa, rispettivamente, da 2.478 a 2.494 euro e da 1.913 a 1.952 euro. Nel Nord la spesa per i generi alimentari è di circa 461 euro mensili (454 nel 2005), mentre quella per beni e servizi non alimentari a 2.326 euro mensili (2.235 l'anno precedente). L'incremento si osserva nelle spese per abitazione (comprensive di spese per utenze), per trasporti (sia pubblici che privati), per istruzione (soprattutto rette, libri e trasporto scolastico), per abbigliamento e calzature (in particolare per bambini e ragazzi) e per altri beni e servizi (soprattutto vacanze, onorari professionisti e mense scolastiche). Nel Centro, la spesa per alimentari e bevande è pari a 474 euro mensili (467 euro nel 2005), quella per i non alimentari passa da 2.011 a 2.020 euro, con aumenti importanti per le spese destinate alla sanità, ai trasporti e all'istruzione. Al Sud la spesa per beni e servizi non alimentari è stabile rispetto al 2005 (1.480 euro mensili), mentre un aumento contenuto si osserva per le spese alimentari, che passano dai 452 euro del2005 ai 472 euro (carne di vitello, manzo e maiale, pesce e crostacei freschi, olio di oliva, patate, frutta e ortaggi).

    Anche nel 2006 la spesa per generi alimentari e bevande è rilevante: rappresenta il 19% della spesa mensile totale. Stabili, rispetto al 2005, sono anche le quote di spesa totale che le famiglie destinano all'abbigliamento e alle calzature, agli altri beni e servizi (igiene personale, vacanze, onorari per professionisti, assicurazioni di vario genere ad esclusione di quella per mezzi di trasporto, alle comunicazioni, all'istruzione e ai tabacchi. Si conferma la diminuzione della quota di spesa per arredamenti, elettrodomestici e servizi per la casa (146 euro) e quella per tempo libero e cultura (110 euro). Diminuisce infine la spesa per servizi sanitari (85 euro al mese). Oltre alla spesa per trasporti, che raggiunge i 363 euro mensili (in aumento soprattutto quella per trasporti pubblici, per carburanti e per manutenzione dei mezzi di trasporto privati) continua ad aumentare, tra il 2005 e il 2006, la quota per l'abitazione (che raggiunge i 639 euro al mese). Se si aggiungono le utenze, anch'esse in leggero aumento (124 euro mensili), le spese per la casa raggiungono il 31% della spesa complessiva.

    Cambiano i consumi in base alla composizione familiare. Nel 2006, la spesa media mensile totale varia da un minimo di 1.614 euro per le famiglie composte da un solo individuo a un massimo di 3.167 euro per quelle di quattro componenti. "Tuttavia - rileva l'Istat - le famiglie di cinque o più componenti spendono, in media, meno di quelle composte da quattro persone. Questo apparente paradosso è dovuto al fatto che le famiglie più ampie, oltre a risiedere prevalentemente nel Mezzogiorno, dove la spesa per consumi è più bassa, presentano un'incidenza di povertà decisamente più elevata rispetto alle famiglie con un minor numero di componenti". Per le famiglie di un solo individuo, l'abitazione è la prima voce di spesa mensile: il 33,6%, contro il 20,1% osservato tra le famiglie di cinque componenti e più. Le famiglie di anziani hanno livelli di spesa molto più bassi di quelli delle famiglie con a capo un giovane o un adulto. La presenza di figli in famiglia genera propensione all'acquisto di capi di abbigliamento e calzature, un maggiore bisogno di spostarsi sul territorio e, ovviamente, la necessità di affrontare spese destinate all'istruzione e al tempo libero.

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