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  • 15/08/2011 Qualche riflessione economica: il debito pubblico! (Aleandro Volpi, LUW - Libera Università del Web)

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    Ogni tanto faccio qualche articolo o qualche video sulla moneta o sull’economia. Ora li vorrei fare sulla politica e sulla politica economica. Mi rivolgo in primo luogo ai Paesi occidentali, quelli dell’area dell’euro, della sterlina e del dollaro, ma anche ai futuri dirigenti dei Paesi arabi. Non di meno, mi rivolgo ai dirigenti delle Banche centrali dei vari Stati e Federali.

    Co...n la fine della Guerra Fredda pare che l’unico obiettivo che si sono dati gli Stati e le Banche centrali sia quello del controllo prima e della riduzione poi del debito pubblico.

    Analizziamo il debito pubblico. Esso è un debito dello Stato nei confronti di cittadini o istituzioni. Raramente i creditori di quel debito chiederanno di fare cassa. Nella realtà quel debito si trasforma in moneta. La moneta, ai giorni nostri, rappresenta contemporaneamente un debito e un credito. Del resto se vi è un credito inevitabilmente , da qualche parte, vi deve essere un debito e viceversa.

    La moneta, prendiamo quella classica, quella ad alto potenziale, per intenderci le banconote, sono rappresentative di un credito e di un debito; il credito è del possessore di quella moneta e il debito è del mercato e di chiunque abbia da incassare un credito. Si intende dire che qualsiasi operatore economico del mercato e qualsiasi creditore, compresa la Pubblica Amministrazione, non potrà rifiutare in pagamento della propria merce e/o del proprio credito quella banconota, quindi ha un debito verso quella banconota e quindi verso il suo legittimo possessore.

    Tutto questo vuol dire che il debito rappresentato dalla banconota, al contrario del credito sempre rappresentato dalla stessa è un debito diffuso. Si intende significare che mentre il credito, e il creditore, che essa rappresenta è ben individuato dal possessore materiale della banconota, il debito che essa rappresenta non sarà individuato fino a quando essa non sarà usata e sarà usata solo al momento del bisogno, non prima né dopo.

    Quindi, mentre il credito e il creditore sono individuati fin dal primo momento del possesso della banconota da parte del possessore nello stesso possessore, il debito e il debitore verranno individuati solo al momento dell’utilizzo della banconota, atto che andrà a compensare il debito rappresentato dalla banconota con il credito detenuto dall’operatore economico che vende la merce o che comunque ha un credito verso il possessore della banconota.

    Allora tra il momento di individuazione del credito e del creditore rappresentati dalla banconota e il momento di individuazione del debito e del debitore rappresentati dalla medesima banconota vi è un lasso di tempo più o meno lungo.

    Nel lasso di tempo in questione il debito e il debitore rappresentato dalla banconota è un debito e un debitore “diffuso”, generalizzato, potremmo dire potenziale ma non dinamico.

    Della massa monetaria, quella che in ogni attimo viene utilizzata e quindi resa dinamica, in percentuale sulla totalità della moneta esistente si può ritenere essere una parte abbastanza piccola.

    Ora, e questa è semplicemente storia monetaria, via via che i Paesi industrializzati hanno visto decollare il loro sistema industriale e lo hanno visto ampliarsi hanno dovuto, giocoforza, ampliare la massa monetaria esistente, essa serviva ha regolare gli scambi e inoltre aveva anche degli effetti benefici sulle casse degli Stati tramite il “signoraggio”, vi è un altro mio articolo sul Web dove affronto il problema del signoraggio, ma lo faccio in modo differente da come viene normalmente trattato.

    Ora possiamo parlare del debito pubblico. Al giorno d’oggi è impensabile un non intervento dello Stato nell’economia. L’economia reale ha bisogno di essere guidata perché il privato pensa solo al proprio profitto e non pensa al proprio profitto ma all’interno dell’interesse generale.

    Voglio dire che ci sono investimenti necessari ma che i privati non farebbero mai né per i costi ingenti, né per l’incertezza del profitto; nei loro investimenti pensano, e non potrebbe essere diversamente, all’utile immediatamente realizzabile; un po’ della serie: pochi, maledetti e subito. Insomma, il privato, l’impresa privata, interviene sul mercato accaparrando, gestendo e utilizzando risorse che danno un utile più o meno immediato.

    L’industria privata non è in grado, normalmente, di gestire e mettere a frutto la massa di risorse che sfuggono a questo principio, ma che sono indispensabili allo sviluppo economico, che sono indispensabili anche a far sì che quelle risorse che ricerca l’industria privata, quelle che consentano l’esistenza dei: pochi, maledetti e subito, siano risorse disponibili.

    Insomma vi sono, nel mercato e nella popolazione, risorse indispensabili o comunque utili che senza l’intervento dello Stato andrebbero immobilizzate, distrutte o comunque lasciate al proprio destino di sottoutilizzo. Allora, in particolare in una economia chiusa, come sta diventando oggi l’economia mondiale, l’intervento degli Stati è indispensabile.

    Pensate un attimo a cosa vuol dire non garantire l’assistenza sanitaria a tutti, la formazione culturale a tutti, l’utilizzo poi di quelle formazioni, per non parlare dei grandi investimenti in infrastrutture che poi siano disponibili per tutti.

    Insomma, per massimizzare la migliore allocazione delle risorse non possiamo fare a meno dell’intervento degli Stati in economia, nel sociale, nelle infrastrutture e così di nuovo nell’economia, anche gestendo direttamente apparati industriali: Rammentiamo che l’esperienza dell’economia mista, esperienza nata e cresciuta in Italia, aveva tutta una serie di risvolti positivi che ora non ci mettiamo ad elencare e analizzare.

    Ora, questa massa di investimenti lo Stato può farli solo se ha le risorse necessarie. Le risorse necessarie le ha solo se ha le risorse finanziarie reali e può procurarsele solo in due modi: a) Tramite le imposte; b) Tramite il debito pubblico.

    Ora il sistema fiscale ha un problema per lo sviluppo, toglie risorse al settore privato sia in investimenti sia in consumi e quindi, seppure per quelle risorse che utilizza e produce il sistema privato, le imposte e il sistema fiscale in generale andranno a limitare l’utilizzo di quelle risorse e quindi a creare una situazione di mancanza di allocazione positiva delle risorse. Il sistema fiscale non sceglie tra il togliere risorse a chi le investe meglio e chi non le sa investire, il sistema fiscale toglie risorse e basta, almeno normalmente.

    Diverso è per il debito pubblico, nel debito pubblico è direttamente il possessore di risorse che decide di darle allo Stato. Si vuole significare che le risorse che vengono date allo Stato sono risorse che resterebbero comunque inutilizzate e invece a questo modo trovano una loro allocazione positiva.
    Si noti la differenza tra debito pubblico e sistema fiscale, il debito pubblico non incide sulla migliore allocazione di risorse da parte del settore privato, per quelle di sua competenza, al contrario del sistema fiscale, consentendo invece l’utilizzo e la migliore allocazione di risorse da parte della Pubblica Amministrazione, per quelle di sua competenza.

    Ora, via via che gli Stati sono cresciuti civilmente, non solo economicamente, ma la crescita civile è essenziale alla crescita stabile economica, l’intervento dello Stato in economia e nel settore sociale è cresciuto di pari passo, e non poteva essere diversamente. Questo intervento dello Stato è stato finanziato nei due modi conosciuti.

    Vediamo bene il debito pubblico. Esso non solo ha la caratteristica positiva descritta rispetto al sistema fiscale, ma ha anche altre caratteristiche. Il debito pubblico assomiglia alla moneta e ha molte caratteristiche di essa, il creditore è ben individuato dal possessore delle cartelle rappresentative del debito pubblico, ma il debitore, essendo lo Stato, è un debitore “diffuso”.

    Di fatto il debitore non è individuato essendo la massa dei cittadini nel loro complesso i debitori. Il debitore verrà individuato solo nel momento in cui, tramite l’applicazione del sistema fiscale, si individuerà colui che dovrà pagare le imposte al fine di ripagare il debito.

    Quindi possiamo dire che il debito pubblico, fino al momento della trasformazione in debito d’imposta, è un debito diffuso, in comunione, un debito comunista, un debito che riguarda la generalità dei cittadini e dei residenti. Lo Stato funge sostanzialmente da intermediario e garante.

    Abbiamo visto che il debito pubblico, con il crescere della socializzazione degli Stati è andato a crescere in modo vertiginoso e dobbiamo riconoscere che non poteva essere diversamente. Non poteva essere diversamente proprio a causa di quei vantaggi che dà e dava rispetto al finanziamento con il sistema fiscale. I vantaggi consistevano e consistono nel mettere a disposizione della società e dell’economia risorse necessarie che altrimenti resterebbero inutilizzate o sottoutilizzate, quindi la loro utilità in tutto o in parte andrebbe dispersa e perduta.

    Ora, per mantenere il sistema economico al livello che ha raggiunto, per farlo crescere e far crescere così il benessere sociale è impensabile, se non in situazioni del tutto eccezionali, ridurre il debito. Il sistema fiscale deve dare quelle risorse necessarie solo a saldare quella parte del debito pubblico della quale viene domandato dagli investitori creditori il pagamento.

    Ora abbiamo visto che il debito pubblico produce i seguenti vantaggi:
    a) Finanzia gran parte della spesa necessaria dello Stato;
    b) Non toglie le risorse necessarie al sistema privato ma va a prendere dallo stesso sistema privato quelle risorse che resterebbero non utilizzate;

    c) È rappresentativo di un credito verso un soggetto ben identificato ma di un debito diffuso che di fatto non graverà su nessun cittadino fino al momento del suo rimborso, quindi fino al momento del rimborso ha solo un peso teorico.

    d) È necessario per l’allocazione di tutte quelle risorse necessarie a massimizzare e ottimizzare lo sviluppo sociale ed economico. Del resto con lo sviluppo sociale, tecnologico, della divisione del lavoro e quindi economico, le risorse necessarie conosciute o conoscibili da utilizzare e il cui utilizzo è demandato allo Stato altrimenti resterebbero inutilizzate, aumenta in modo esponenziale e in tale modo esponenziale aumenta anche le necessità di finanziare la loro allocazione e quindi il debito pubblico.

    Per questi motivi il debito pubblico è irrinunciabile. Rinunciare al debito pubblico o cercare di diminuirlo è da irresponsabili. Con la diminuzione forzata del debito pubblico si producono quegli effetti, ampliandoli a dismisura, di quando i creditori domandano il rimborso dei propri crediti.

    Ora se tutti i creditori domandassero allo Stato il rimborso dei propri crediti del debito pubblico si avrebbe una situazione molto simile a quella della corsa agli sportelli bancari. In questa situazione si può provocare il fallimento dello Stato. Il rimborso forzato può produrre artificialmente gli effetti della corsa agli sportelli. Si avrebbe una impossibilità di intervento dello Stato nel sociale e nell’economia, si avrebbe una dispersione forzata di risorse sia nel breve ma anche nel medio periodo, si distruggerebbe una buona parte dell’impalcatura sociale, insomma si provocherebbe artificialmente una recessione.

    È un po’ quello che sta accadendo in questo momento, si provoca artificialmente una recessione che inizialmente viene scaricata sui più poveri ma poi inevitabilmente andrà a ripercuotersi su tutti, comprese le classi più agiate.

    Va da sé che le risorse debbono essere investite in utilità sociali e non in disutilità sociali quali la maggioranza delle guerre.
    Aleandro Volpi


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