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  • 07/03/2006 Ogm? No grazie (www.verdi.it)

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    La maggioranza degli agricoltori italiani e dei consumatori dice no al biotech. Presentata una nuova ricerca. Verdi: "La invieremo a tutte le procure"

     

    Italia transgenica? no grazie. Una penisola aperta agli ogm non convince gli agricoltori, i consumatorri italiani e nemmeno i turisti e gli estimatori, sparsi nel mondo, dei prodotti agricoli italiani. A evidenziare il potenziale impatto negativo dall'introduzione degli Ogm sono i risultati della ricerca sperimentale condotta in campo aperto, in serra e in laboratorio ma anche con questionari inchiesta distribuiti sul territorio.

     

    Un corpus di indagini realizzate nell'ambito del progetto triennale ''Ogm in agricoltura'', finanziato con oltre 6 milioni di euro dal ministero delle Politiche agricole e forestali e coordinato dall'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran).

     

    Dalle indagini è emerso che gli agricoltori interessati a coltivare gli Ogm attualmente in commercio sono solo il 18%. L'indagine sulla percezione dei consumatori evidenzia invece  che, in linea di massima, sono nel 62% del campione sfavorevoli all'impiego dell'ingegneria genetica nel settore agroalimentare, nutrendo soprattutto un sospetto verso prodotti non conosciuti e considerati “meno naturali” (81%).

     

    Sono essenzialmente due i motivi del “no” agli Ogm: sia perché non ne vedono particolari vantaggi, sia perché ritengono che non esistano sufficienti evidenze riguardo la sicurezza per l'uomo e per l'ambiente. Tanto che l'87% ritiene che i prodotti derivati da Ogm dovrebbero essere maggiormente testati. Il 76% degli intervistati teme che gli alimenti derivati da Ogm possano comportare rischi imprevedibili per la salute.

     

    E sul mercato internazionale del “Made in Italy”? Secondo la maggioranza degli intervistati (63%) la qualità del prodotto alimentare italiano peggiorerebbe.

     

    Altri allarmi arrivano dai risultati preliminari di una sperimentazione in vivo (su topi in età di svezzamento e su topi anziani alimentati per periodi variabili tra i 30 e i 90 giorni) che indicherebbero alcune modifiche nella risposta immunitaria sia intestinale sia periferica nei topi alimentati con farina transgenica rispetto a quelli alimentati con farina convenzionale.

     

    Sempre per quanto riguarda il mais transgenico, dalla sperimentazione in pieno campo è emerso che solo la resa in granella del mais Bt rispetto al convenzionale è risultata significativamente superiore. Ma non un granché. Ne vale la pena, a fronte delle incertezze dal punto di vista dell'impatto sulla salute, si è chiesto qualcuno?

     

    ''Ci facciamo carico di inviare una copia di questo studio a tutte le Procure della Repubblica italiana con la richiesta di verificare i prodotti che sono in commercio, in particolare quelli con mais transgenico”, ha annunciato comunque il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, intervenendo alla presentazione dei risultati. “Riteniamo che andrebbero cautelativamente ritirati dal mercato italiano'', ha aggiunto riferendosi ai risultati della ricerca.

     

    Parlando dell'ultimo via libera della Commissione europea ad una varietà di mais transgenico, il presidente dei Verdi ha sostenuto che ''l'Unione europea è troppo condizionata dalle multinazionali che cercano di imporre a tutti i costi gli ogm”.

     

    ''Ci aspettiamo un decreto del ministro della Salute - ha continuato Pecoraio Scanio - perché dopo questi dati servirebbe una verifica e soprattutto andrebbe abolita la cosiddetta soglia di tolleranza che l'Ue ha cercato di imporre sui prodotti ogm''.

     

    Un invito alla prudenza è giunto anche dal ministro Alemanno. “Le autorizzazioni della Commissione europea per la commercializzazione dei prodotti Ogm sono troppo permissive”, ha detto a margine dello stesso convegno riferendosi all’ok di Bruxelles al mais Pioneer. 

     

    “Siamo preoccupati – ha aggiunto il ministro - soprattutto perché questo giudizio avviene su documentazioni fornite dalle ditte produttrici. Quindi sostanzialmente non c'è una vera e propria ricerca pubblica che verifichi queste diverse varietà''. "Da un punto di vista delle coltivazioni in campo aperto - ha aggiunto il ministro - ci vuole estrema prudenza perché i danni possono essere irreversibili''.

     

     

    Il consigliere regionale lombardo dei Verdi Marcello Saponaro, ha approfittato della ricerca Inran per polemizzare con il governatore Formigoni: “Alemanno – rileva Saponaro - rivendica il primato della ricerca pubblica, mentre Formgioni affida al CEDAB, targato Monsanto, gli studi sulla coesistenza tra agricoltura GM e agricoltura tradizionale e biologica”.


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