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  • 02/06/2008 Petrolio: una crisi globale (Geoffrey Lean, The Independent on Sunday, http://www.comedonchisciotte.org)

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    La guerra in Iraq significa un prezzo del petrolio tre volte più alto del dovuto, afferma un esperto di punta. Come cambieranno le vostre vite affrontando un prezzo di 200$ al barile?

    Secondo un esperto di punta l'invasione dell'Iraq da parte di Usa e Gran Bretagna sta costando al mondo, solo per i più alti prezzi dell'energia, la strabiliante cifra di $ 6 mila miliardi.

    L'economista petrolifero Dr Mamdouh Salameh, che è consigliere tanto della Banca Mondiale quanto dell'Organizzazione per lo Sviluppo Industriale dell'Onu (Unido), ha riferito a The Independent on Sunday che il prezzo del petrolio oggi sarebbe di $ 40 al barile, meno di un terzo del record di $ 135 al barile raggiunto la scorsa settimana, se non fosse stato per la guerra in Iraq.

    Egli ha parlato dopo che i prezzi del petrolio hanno stabilito un valore record per 13 giorni consecutivi nelle ultime due settimane. Si sono ad oggi moltiplicati sei volte rispetto al 2002, a confronto dell'incremento di quattro volte dello “shock petrolifero” del 1973-1974 che pose fine al grande boom economico postbellico mondiale.

    La scorsa settimana la Goldman Sachs ha predetto che il prezzo potrebbe crescere fino al valore senza precedenti di $ 200 al barile nel corso del prossimo anno, e che il mondo sta incominciando ad accettare l'idea che l'età del petrolio economico sia finita, con ampie ripercussioni sulle loro attività.

    Il Dr Salameh, direttore del britannico Oil Market Consultancy Service [“servizio di consulenza sul mercato petrolifero” n.d.t.] ed una autorità sul petrolio iracheno, ha detto che è l’Iraq l'unico dei grandi paesi produttori di petrolio con sufficienti riserve da poter incrementare sostanzialmente la sua produzione.

    In otto degli altri paesi-- USA, Canada, Iran, Indonesia, Russia, Gran Bretagna, Norvegia e Messico-- la produzione ha raggiunto il picco, afferma, mentre i rimanenti due, Cina e Arabia Saudita, sono vicini al punto di declino. Prima della guerra il regime di Saddam Hussein estraeva qualcosa come 3,5 milioni di barili di petrolio al giorno, ma la produzione è oggi caduta a circa 2 milioni di barili.

    Il Dr Salameh ha riferito al gruppo parlamentare sul picco petrolifero, che comprende tutti i partiti, che l’Iraq ha offerto agli Stati Uniti un accordo, 3 anni prima della guerra, riguardante l'apertura di 10 nuovi giganti giacimenti petroliferi con termini “generosi” in cambio dell'annullamento delle sanzioni. “Ciò avrebbe certamente impedito la rapida crescita del prezzo del petrolio”, ha detto. “Ma gli Usa avevano un'idea differente. Avevano pianificato di occupare l’Iraq e annettersi il suo petrolio”.

    Chris Skrebowski, editore di Petroleum Review, ha detto: “Ci sono molti ‘se’ nel mercato mondiale del petrolio. Questo è uno molto grande, ma ce ne sono degli altri. Se ci fosse stata una guerra civile in Iraq, sarebbe stato prodotto ancora meno petrolio”.

    David Strahan: Cosa accadrà poi? La visione di un esperto*

    Appena sotto gli 86 milioni di barili di petrolio al giorno, la produzione globale di petrolio è, essenzialmente, stagnante dal 2005, nonostante una crescente domanda, suggerendo che la produzione abbia già raggiunto i suoi limiti geologici, o “picco petrolifero”.

    La recessione in Occidente potrebbe non fornire alcun sollievo ai prezzi. Vi è una crescente domanda da paesi come Cina, Russia e paesi Opec, i cui consumatori sono protetti contro la crescita dei prezzi da forti sussidi. Il futuro potrebbe presentarsi in un certo numero di modi:

    Il prezzo del petrolio collassa

    I sussidi sui carburanti potrebbero essere demoliti improvvisamente, calmierando la domanda. La pressione dei costi ha costretto Malaysia, Indonesia e Taiwan a tagliare i sussidi, ma la Cina difficilmente avrà problemi di liquidità. I produttori Opec non subiscono alcuna pressione per abolire i sussidi; infatti con la crescita del prezzo del petrolio essi diventano più ricchi. Prospettiva: molto improbabile.

    La pace potrebbe esplodere in Iraq, si potrebbe trovare un accordo sulla tanto dibattuta legge petrolifera, le compagnie petrolifere internazionali potrebbero iniziare a lavorare sulla più grande raccolta di campi petroliferi vergini. Prospettiva: piuttosto improbabile.

    Il prezzo del petrolio si stabilizza o si modera

    Una forte recessione nell'Occidente potrebbe tagliare il consumo di petrolio abbastanza da ritardare la crescita del mondo in via di sviluppo e nei paesi Opec, arrivando persino a bloccare questi paesi e facendo alleviare i prezzi. Prospettiva: improbabile a breve termine.

    Il prezzo del petrolio cresce

    La produzione petrolifera russa è entrata in declino; l'Arabia Saudita ha accantonato piani per espandere la capacità di produzione, i consiglieri del governo nigeriano predicono che il loro output cadrà del 30% entro il 2015. Con altre notizie come queste aspettatevi il petrolio a $ 200 al barile. Prospettiva: probabile.

    I grandi produttori di petrolio sposteranno sempre più le esportazioni verso il consumo interno. Ci si aspetta che le esportazioni dei paesi Opec, della Russia e del Messico cadano, spingendo il petrolio a 200$ entro il 2012. Prospettiva: altamente probabile.

    Picco Petrolifero

    Dopo 150 anni di crescita l'età del petrolio sta iniziando ad arrivare alla fine. “Picco petrolifero” è il termine di uso comune per indicare il momento in cui la produzione smette di aumentare ed inizia a declinare. In tale momento ciò che era andato sempre espandendosi e i rifornimenti economici della risorsa su cui dipendono tutte le moderne economie diventano più scarsi e più costosi, con conseguenze potenzialmente devastanti.

    I pessimisti ritengono che la produzione abbia passato il suo picco. Gli ottimisti dicono che potrebbero mancare vent'anni o giù di lì--cosa che ci darebbe un certo tempo per prepararci--ma ora si sono zittiti. La scorsa settimana la International Energy Agency, ottimista ad oltranza, ha ammesso che potrebbe avere sovrastimato la capacità futura. Chris Skrebowski, editore di 'Petroleum Review' e un tempo ottimista egli stesso, ritiene che il mondo sia ora “sui contrafforti del picco petrolifero”. I prezzi potrebbero allentarsi un poco nei prossimi anni, ma poi arriverà il vero disastro. Quale sarà il prezzo allora? “Estraete un numero!”

    Viaggi

    Il petrolio fornisce il 95% dell'energia usata nel trasporto, perciò esso verrà colpito duramente e presto. Le persone probabilmente continueranno ad usare le loro macchine ma si ritiene che le linee aeree saranno le prime a soffrirne. Giovedì il direttore esecutivo della British Airways Willie Walsh ha dichiarato che l’era dei voli economici è finita, suggerendo che quegli ambientalisti che li hanno scelti come obiettivo per combattere il cambiamento climatico potrebbero avere sprecato il loro fiato.

    Almeno tre compagnie sono fallite quest'anno. La scorsa settimana la American Airlines ha detto che avrebbe tagliato le proprie rotte, licenziato personale e chiesto $ 15 ai passeggeri Usa per caricare una valigia, a causa di un aumento di $ 3 miliardi nelle sue spese per il carburante. Persino Michael O'Leary, direttore esecutivo di Ryanair, ha detto che il prezzo del petrolio sta “facendo davvero male”. Giovedì gli analisti della Credit Suisse hanno detto che la sua compagnia sarebbe andata in rosso se solo i prezzi del petrolio fossero cresciuti di poco, sino a $ 140 al barile.

    Macchine

    Il più grande pozzo petrolifero del mondo, si dice, giace sotto Detroit. I veicoli Usa fanno una media di sole 25 miglia al gallone. Migliorare drammaticamente questo aspetto farebbe di più per alleggerire il disastro petrolifero che qualunque probabile nuova scoperta. Ma le nuove misure recentemente approvate dal Congresso porteranno ad un incremento della media a sole 35 miglia al gallone, come già raggiunto dalla Cina. L'Europa fa meglio, anche se non abbastanza, con 44 miglia al gallone.

    La crescita dei prezzi del carburante sta già iniziando a guidare il cambiamento. Le vendite delle 4x4 stanno crollando tanto negli Usa che in Gran Bretagna, e quelle delle macchine ibride, che fanno 60 miglia al gallone, stanno crescendo. Con una crescita ulteriore dei prezzi i produttori tireranno fuori dal cassetto i piani, preparati da tempo, per veicoli molto più efficienti. Ibridi "plug-in", che vengono caricati con elettricità durante la notte, fanno risparmiare un altro 45% di consumo del petrolio. Più in là si trova la "hypercar", costruita con plastica leggera e resistente, che attraverserebbe gli Usa con un solo pieno di serbatoio.

    Case

    Tutte le nuove case in Gran Bretagna dovranno essere, entro il 2016, a carbone zero -- cioè senza l'utilizzo di combustibili fossili come petrolio--a quanto ha annunciato il governo, e i costruttori stanno lottando per raggiungere l'obiettivo. Ad oggi questo standard può essere raggiunto solo con grandi spese, ma l'industria è fiduciosa di abbattere i costi appena si arriverà alla produzione di massa. È pure più importante adattare le case esistenti.

    Il passo chiave è super-isolare le case in modo da renderle il più possibile efficienti energicamente, e solo allora fornirle di risorse rinnovabili. Scaldabagni solari, pompe che estraggano calore dal terreno e bollitori alimentati con palline di legno sono le opzioni favorite. Le pale eoliche da mettere sul tetto non funzionano ancora abbastanza bene. Pannelli fotovoltaici, che ottengono elettricità dal sole, sono costosi ma i loro prezzi dovrebbero scendere. La Gran Bretagna è indietro rispetto ad altri paesi. I prezzi crescenti dell'energia dovrebbero scuotere la situazione.

    Shopping

    Di fatto quasi tutto è, almeno in parte, prodotto col petrolio, e perciò tutto diventerà più costoso. Circa 10 calorie di petrolio vengono bruciate per la produzione di ogni caloria di cibo negli Usa, e allevare una singola mucca e portarla al mercato consuma tanto quanto guidare da New York a Los Angeles. Qualcosa come 630 g di carburante vengono usati per produrre ogni grammo di un microchip.

    Il culto della produzione stagionale e locale diventerà importante quando tutti impareranno qualcosa sulle ‘miglia di cibo’, e chi tiene i giardini verrà catturato da una forma moderna di “Dig for Victory” [iniziativa del governo inglese durante la seconda guerra mondiale per chiedere agli inglesi di coltivare il proprio giardino e aiutare così il sostentamento della popolazione civile N.d.t.]. Una cattiva notizia per i contadini oltremare che forniscono il 95% della nostra frutta e la metà della nostra verdura. Gite verso i supermarket fuori città sembreranno stravaganti, portando a un rinascimento delle vie cittadine dello shopping e un nuovo aumento nell'acquisto di generi alimentari online, e presto mangeremo le nostre stesse patate.

    Terzo Mondo

    I paesi poveri e le loro popolazioni saranno colpiti da una devastante doppia disgrazia colìn l’aumento dei prezzi per il carburante e per il cibo. Lo scorso anno, quando il petrolio costava solo la metà di adesso, paesi, dal Nepal al Nicaragua, sono stati colpiti da carenze di carburante. Almeno 25 dei 44 paesi sub-Sahariani stanno affrontando gravi carenze di elettricità.

    Dal momento che il petrolio viene usato in agricoltura l'aumento del suo costo farà crescere i prezzi del cibo, affamando sempre più gente. Cosa peggiore, l'alto prezzo della benzina farà crescere la spinta verso i biocarburanti prodotti da mais e altri raccolti, cosa che porterà le persone più povere della terra in competizione con gli automobilisti per il grano-- una battaglia che non possono vincere. Solo un pieno di etanolo del serbatoio di una 4x4 utilizza tanto grano quanto ne serve per sfamare una persona un anno.

     


    [Il crescente gap tra petrolio scoperto (istogramma rosso) e produzione basata sulla domanda del mercato (linea nera). In verde una stima delle scoperte future estrapolando l'attuale trend.]


    Economie emergenti

    Cina e India e altri paesi in via di sviluppo contribuiranno a far crescere la richiesta di petrolio e entreranno in competizione per le scarse forniture. Ciò ha già contribuito a far crescere i prezzi: la richiesta di petrolio dei paesi occidentali è caduta negli ultimi due anni, ma le economie emergenti hanno più che compensato il calo. E hanno il denaro per farlo.

    I consumatori cinesi ed indiani sono stati sino ad oggi isolati dagli effetti dell'incremento dei prezzi da pesanti sussidi governativi, e le loro rivoluzioni industriali e la rapida crescita sono largamente alimentate col petrolio. Non vi è alcun segno che la crescita nella domanda cali. Questi paesi probabilmente seguiranno la lunga tradizione occidentale di stringere accordi con i paesi esportatori di petrolio--appoggiando regimi sgradevoli--per cercare di assicurarsi le risorse.

    Conflitti

    La scorsa settimana un battagliero Gordon Brown – “incredibilmente concentrato” sul petrolio, secondo i suoi spin-doctor -ha iniziato a giocare al gioco delle accuse. “È uno scandalo,” ha detto, “che il 40% del petrolio sia controllato dall’Opec e che le sue decisioni possano restringere le forniture di petrolio per il resto del mondo”.

    Qualcuno dovrebbe dirgli che dovrebbe accusare la geologia - o Dio - e che, con il picco della produzione petrolifera, i paesi Opec semplicemente non saranno capaci di pompare petrolio. Ma non è il solo; quattro senatori Usa hanno avvertito l'Arabia Saudita che, se non aumenterà la produzione, gli Usa potrebbero ritirare il loro appoggio militare.

    Accadranno sempre più fatti simili con il restringersi delle forniture. Tre anni fa un rapporto dell'esercito Usa ha predetto che il petrolio avrebbe presto raggiunto il picco, e che sarebbero aumentati i rischi per la sicurezza. Aspettatevi guerre per il petrolio. Ma, naturalmente, ne abbiamo già avuta una - in Iraq.

    *David Strahan è autore di 'The Last Oil Shock', John Murray, lastoilshock.com

    Titolo originale: "Oil: A global crisis"

    Fonte: http://www.independent.co.uk
    Link
    25.05.2008

    Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

    http://www.comedonchisciotte.org

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