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  • 22/12/2006 Almanacco 2006, un anno vissuto pericolosamente (Stefano Olivieri - LibLab, http://www.canisciolti.info)

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    Noi abbiamo una banca. Le cooperative e le toghe rosse. Berlusconi ovunque in tv, anche su Isoradio, fino alla nuova parcondicio. Il tridente spuntato a una punta sola nella CdL e i maldipancia dell’Unione per TAV e PACS. E il partito democratico che non c’è, tutti lo vogliono ma nessuno lo piglia. E poi la legge Calderoli, tutti nominati dai due poli. E il faccia a faccia nei porta a porta, con la suggestiva favola dell’Ici che non c’è più e la tragedia della tassa di successione pensata male e raccontata peggio. Se quella trasmissione fosse durata un altro quarto d’ora avremmo perso le elezioni, probabilmente.

     

    E poi le urne, la notte delle streghe con la vittoria all’ultimo senatore. Con Pisanu che va e viene da Berlusconi e Tremaglia santo subito urlato a sinistra per la bella prova degli italiani all’estero. E il premier trombato che non ci sta e tira in ballo Ciampi, grida ai brogli e ingolfa ancora di più la strettoia istituzionale. Marini Franco o Franco Marini al senato e il rosso che più rosso non si può Fausto Bertinotti alla Camera, quando arriva Napolitano al Quirinale Bondi già urla agli orsi bolscevichi in piazza San Pietro.
    Quindi la replica del buco lasciato dagli altri. I conti in disordine, strade e ferrovie ipotecate come al gioco del monopoli, poi le categorie che insorgono una dietro l’altra. Bersani inizia a parlare di libero mercato e la destra si dimentica di essere liberista e porta in piazza tassisti, farmacisti e avvocati, e chi più ne ha più ne metta, è tornato il paese delle corporazioni.

    Infine la finanziaria toccata, ritoccata, ritaroccata. Che esemplifica lo status quo, i futuri riformisti unificati hanno già deciso tutto : alla sinistra radicale che ha dato una mano alle elezioni insieme alla presidenza della Camera gli diamo una boccata di ossigeno per i precari, qualcosa per gli incapienti, e a buon peso ci mettiamo dentro anche i carcerati liberi. Solo che poi nell’indulto ci inzuppano il pane tutti, da Previti a Consorte. Per tutto il resto, grande occhio di riguardo alle imprese, che non si dica che le difende soltanto Berlusconi, per carità. Operai e dipendenti possono aspettare la redistribuzione del fiscal drag, per quest’anno non c’è trippa, magari ci penserà il sindacato a fare un po’ da pompiere.

    Così l’annunciata riforma fiscale che doveva restituire al ceto medio basso non restituisce, e finisce che invece del suv nuovo di zecca dei furbetti viene tassata la vecchia mercedes a gasolio dell’imbianchino. Le rendite saranno pure nel mirino del fisco, ma il lavoro dipendente è stato già colpito e affondato. E ancora si deve parlare di welfare, figuriamoci. Eppure l’ex premier scende in piazza lo stesso e invita i suoi a mostrare le mutande, e poi rivendica i buoni risultati della raccolta fiscale di quest’anno come frutto della sua politica avveduta. Dimenticando i mille condoni, i falsi in bilancio, i regali agli amici e gli amici degli amici, Coglioni sì caro Silvio, ma mica fino a questo punto, dai...

    Così, tra un veleno e l’altro, fra speranze deluse e piazzate in tv finisce un anno vissuto pericolosamente. Che ha regalato ai democratici italiani la soddisfazione di aver sconfitto Berlusconi, ma anche l’amara consapevolezza di non aver per niente distrutto il berlusconismo che invece affiora, riciccia come la gramigna anche dalle parti nostre, l’ultima piantina l’ha concimata Pietro Fuda, l’ex forzista in quota Unione con il suo colpo di spugna sulla prescrizione dell'azione per risarcimento di danno erariale. Un altro ingegnere idraulico in parlamento, l’ultimo che mi ricordo si chiamava Castelli e anche lui con la giustizia non mi sembrava avesse molta dimestichezza.

    Siamo entrati nella settimana di Natale e nell’ultima decade dell’anno. Ci resta il panettone, lo spumante e i botti per festeggiare l’anno nuovo e dare un calcio a quello che se ne va. Ci perdoni Schifani se non abbiamo fatto il presepe, eravamo giù di corda perchè almeno dal governo Prodi speravamo di trovare sotto l’albero qualcosa di più. Ma Babbo Natale non esiste purtroppo, sopratutto per la povera gente. Diciamoci la verità, c’è rimasto più di un sassolino nelle scarpe, meno male che a marzo parte la spedizione dei 1001 per le primarie nazionali.

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