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  • 22/02/2007 Iniziato il vertice dell'Unione con i 'dieci comandamenti' di Prodi (http://www.canisciolti.info)

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    E' iniziato il vertice dell'Unione a Palazzo Chigi che vede il presidente del Consiglio Romano Prodi incontrare tutti i segretari dei partiti dell'Unione. Sul tavolo un documento programmatico che consta di dieci 'condizioni' poste dal premier per accettare il mandato e dar vita a un Prodi-bis.

    Prodi ha predisposto un documento da sottoporre ai segretari dell'Unione in cui propone un patto programmatico. Lo annuncia il ministro Santagata,in merito al contenuto del vertice a Palazzo Chigi,tra Prodi e i leader dell'Unione. Santagata spiega che le condizioni che Prodi porrà agli alleati per restare al governo "non sono oggetto di trattativa".

    Berlusconi scatenato: Si vada al voto e io sarò il candidato premier

    Marini? "Leggo cose assurde, non ci sta e non e' fattibile". Dini? "Qualcuno si e' mosso, ma nemmeno questa strada e' percorribile" anzi "mi risulta che non hanno contattato neanche un Draghi o un Monti, hanno sempre rifiutato il dialogo per un governo istituzionale, noi avevamo teso la mano all'inizio della legislatura. Ora il quadro e' cambiato e allora domani ascolteremo cosa dira' il Presidente della Repubblica ma allo stesso tempo chiederemo di sciogliere le Camere".

    E' un Berlusconi deciso quello che si e' presentato agli europarlamentari di Forza Italia a Palazzo Grazioli. L'ex premier ha riferito di aver sentito ieri il Presidente Napolitano. Ora, riferiscono alcuni partecipanti all'incontro, e' categorico: "La base ce lo chiede. Questo governo ha fallito perche' non ha una politica estera in realta' non ha neanche vinto. Basti vedere la vicenda delle schede".

    Il leader di Forza Italia, quindi, spinge per elezioni e si dice pronto a giocare la partita in prima persona: "Al momento il problema della leadership non si pone. Se si dovesse andare a votare sarei io il candidato premier. Casini ha fatto dire che se si va alle urne bisogna cambiare cavallo? Noi e Fini - ha osservato Berlusconi ai suoi - abbiamo piu' del 40%. In ogni caso l'ambizione giusta sarebbe quella di Fini che e' il secondo partito della maggioranza...".

    Al momento dunque nessuna subordinata anche se - e' il ragionamento dell'ex presidente del Consiglio - occorrera' naturalmente ascoltare le valutazioni del Presidente Napolitano e tenerne conto. Durante la riunione a Palazzo Grazioli l'ex premier ha inoltre attaccato il governo Prodi in quanto "ha attentato" alle imprese italiane e il ddl Gentiloni ne e' una prova. Se passasse quel disegno di legge - e' l'osservazione di Berlusconi - le imprese straniere non verrebbero piu' a investire in Italia".

    Fini frena le voglie di voto di Berlusconi: Non confondere desideri con la realtà

    Gianfranco Fini invita al raziocinio gli alleati in vista delle consultazioni al Quirinale. "Tutti gli iscritti della Cdl vorrebbero votare domani - dice commentando le prese di posizione di Lega e Forza Italia - ma una classe dirigente e' tale quando pur comprendendo i desideri della propria base non li confonde con cio' che e' realisticamente possibile".

    Intanto dal Carroccio fa sentire la sua voce anche Roberto Maroni: ''Votare subito resta la soluzione piu' ragionevole" dice, ma ammette che c'e' anche la possibilita' di "un governo tecnico che possa cambiare la legge elettorale in modo da votare comunque a primavera".

    Il vertice dell'Unione non rassicura Prodi

    Naufragato quasi sul nascere il tentativo dell'allargamento della maggioranza, le speranze di trovare una via d'uscita il meno traumatica possibile dalla crisi di governo, sono ridotte al lumicino. Romano Prodi affronterà con questa convinzione il vertice con i segretari dell'Unione ai quali, già ieri sera, aveva chiesto garanzie 'inossidabili' per un eventuale ritorno alle Camere per la fiducia o per un mandato-bis.

    E il vertice, fanno sapere da palazzo Chigi, dovrà servire per vedere se "ci sono le condizioni" per andare avanti. Condizioni che il premier, come viene confermato questa sera dal ministro dell'Attuazione del Programma, Giulio Santagata, si è premurato di mettere nero su bianco, con un documento programmatico il cui titolo potrebbe essere riassunto con un "prendere o lasciare". "Le condizioni di Prodi - ha infatti spiegato Santagata - non saranno oggetto di trattativa".

    Ma a preoccupare il premier, al punto di spingerlo a dettare i termini di un eventuale accordo, sono i numeri che al Senato continuano a dare la maggioranza in debito d'ossigeno. "Quello che abbiamo visto oggi - spiega una fonte vicina al premier - è che nessuno è riuscito a creare un margine di sicurezza" a Palazzo Madama. Nemmeno "Mastella che - viene aggiunto - si è dato un gran da fare...". Un modo elegante e diplomatico per dire che nessuno è riuscito nella 'campagna acquisti' di senatori "e noi - ha chiosato Santagata sempre in serata - non abbiamo le cellule staminali per riprodurli...".

    I 'no' al Governo Prodi si sono infatti susseguiti nel corso della giornata e tornare alla guida di un governo senza avere i numeri per portarne avanti l'azione - avrebbe spiegato lo stesso Prodi - non se ne parla proprio. Ai rifiuti dati quasi per scontati di Pallaro e De Gregorio ("condizioni inaccettabili" quelle poste) si sono però affiancati quelli più pesanti e - a questo punto - decisivi, di Follini e dell'Udc. Il primo, apprezzano a Palazzo Chigi, si è però premurato di spiegarne i motivi direttamente al premier con una telefonata. Mentre l'Udc, viene spiegato, avrebbe posto un "prezzo troppo alto: uno stravolgimento del programma elettorale che non sarebbe stato accettato da una gran parte degli alleati".

    A meno di 24 ore dalla conclusione delle consultazioni al Quirinale, dunque, la situazione non appare semplice. E se anche, dopo alcuni rumors governativi secondo i quali Prodi avrebbe potuto già stasera anticipare agli alleati la decisione di lasciare, l'ufficio stampa del premier si è affrettato a puntualizzare che il vertice servirà "per decidere le condizioni obbliganti perchè si possa definire una maggioranza che sostenga il governo", a credere che queste condizioni si possano trovare restano in pochi. "L'impegno programmatico non è difficile da ottenere - dice un uomo vicino a Prodi - ma i voti parlamentari non sono una componente marginale per governare. E in linea del tutto teorica mancano ancora 4 anni e 3 mesi alla fine della legislatura...".

    Non ci sono i numeri e cresce il pessimismo in un Prodi-bis

    La linea dell'Ulivo resta quella fissata ieri sera, fiducia a Romano Prodi e rafforzamento della maggioranza, ma le trattative non sembrano andare per il verso giusto e parlando sia con i dirigenti Ds che con quelli della Margherita trapela ormai un certo pessimismo. I numeri non ci sono, questa è la convinzione che sta emergendo dopo una giornata di telefonate, colloqui e contatti sia interni alla coalizione che con i 'candidati' all'allargamento, ovvero Marco Follini e Raffaele Lombardo.

    Del resto, è stato il capo dello Stato Giorgio Napolitano a chiedere una 'doppia verifica' alla maggioranza: per rimandare Prodi alle Camere l'Unione deve dimostrare di saper garantire la propria compattezza (dunque, di saper richiamare all'ordine i 'dissidenti' vari) e di poter anche ottenere qualche voto in più al Senato, visto che il voto di ieri ha dimostrato che il centrosinistra non è in grado di fare a meno dei senatori a vita. Oggi un pò tutti hanno sondato Follini, a cominciare da Romano Prodi, Massimo D'Alema e Piero Fassino, ma l'esito dei colloqui sembra negativo. "Follini - spiegano dalla Margherita - non ha nessuna intenzione di dare una mano ad una maggioranza risicata".

    Anche Lombardo non pare davvero intenzionato a prestare soccorso all'Unione e i numeri, a questo punto, sembrano davvero non esserci. Certo, la segreteria Ds ha oggi ribadito la 'linea Maginot' intorno al premier, confermando "l'impegno ad assicurare la massima coesione della maggioranza di centrosinistra e a rinnovare la fiducia e il sostegno al presidente Prodi per proseguire la sua azione di governo". E, allo stesso modo, Antonello Soro della Margherita assicurava in Transatlantico: "Per noi c'è solo l'ipotesi di ricompattare la maggioranza e trovare i numeri per tornare alle Camere a chiedere la fiducia. Altre strade non ci sono".

    Una linea militarizzata, quella di Ds e Margherita, che prevede il sostegno a Prodi senza esitazioni. Inutile chiedere cosa può accadere se il tentativo dovesse andare male, perché la risposta è che "non ci sono subordinate". Lo stesso Fassino, durante la segreteria Ds, avrebbe avvertito: "La strada è difficile, ma nessuno parli di scenari alternativi". Ma se questa è la linea ufficiale, obbligata per i due principali partiti della coalizione, è anche inevitabile che in sedi meno formali gli "scenari alternativi" vengano invece presi in considerazione. In molti hanno notato il colloquio alla Camera tra Fassino e Fini, ricordando che già un paio di settimane fa i due si erano intrattenuti per una mezz'ora in Transatlantico per parlare di legge elettorale.

    A microfoni spenti molti Ds e molti della Margherita ammettono che andare a votare ora non conviene a nessuno e che una riforma della legge elettorale sarebbe più che opportuna. Vengono evocati i nomi di Franco Marini e di Giuliano Amato, come possibili premier di governi istituzionali che avrebbero il compito limitato di riformare la legge elettorale. Ipotesi, per ora, che però circolano e non a caso Clemente Mastella avverte: "Un governo istituzionale serve solo a una cosa: a fare una legge elettorale che mi frega. Lo facciano loro, il governo istituzionale. Io certo non ci entro. E non ci entra nemmeno la sinistra. E nemmeno Prodi".

    E forse non è nemmeno un caso che in serata si vedevano in Transatlantico capanelli tra i capigruppo di Verdi, Italia dei valori e Udeur: tutti partiti che temono di essere tagliati fuori da un eventuale governo 'istituzionale' o di larghe intese. Certo, questi scenari devono fare i conti con la posizione di Forza Italia. E se fino a poco fa Silvio Berlusconi aveva evitato di chiedere le elezioni anticipate, ora il leader della Cdl sembra aver rotto gli indugi. Prodi, comunque, non sembra disposto a farsi logorare. Se è vero che l'allargamento della maggioranza al Senato pare difficile, il vertice di questa sera sembra sia stato deciso per chiedere all'Unione una prova di fedeltà: "Il vertice - ha spiegato il portavoce del permier Silvio Sircana - è stato convocato per decidere le condizioni obbliganti perchè si possa definire una maggioranza che possa sostenere il governo".

    Condizioni che Prodi ha fissato in un "documento programamtico", come ha già annunciato il ministro per l'Attuazione del programma Giulio Santagata. "Il presidente Prodi - ha spiegato Santagata - ha predisposto un breve documento in cui ha messo le condizioni del rilancio dell'attività di governo e intende sottoporlo ai segretari della maggioranza dell'Unione perché siano un patto programmatico sulla cui base si può riaprire e rilanciare il discorso". Insomma, una prova della verità per la maggioranza, una serie di impegni vincolanti che tutti, senza che siano ammessi 'dissidenti', devono accettare o rifiutare. Prodi ritiene che dare un segnale di compattezza della maggioranza sia il primo passo indispensabile, prima di cercare nuovi sostegni.

    Le condizioni di Prodi agli alleati per restare al governo

    Le condizioni che Romano Prodi porra' agli alleati per restare al governo 'non sono oggetto di trattativa' . Lo afferma Giulio Santagata. 'Il presidente Prodi - dice il ministro per l'attuazione del programma - ha predisposto un documento in cui ha messo le condizioni di un rilancio dell'attivita' del governo e intende sottoporle ai segretari dell'Unione perche' siano un patto programmatico. Non sono condizioni ricattatorie, ma sono le sue posizioni per il rilancio del governo'.

    ''La riunione di stasera e' stata convocata per stabilire insieme le condizioni precise e obbliganti per definire la maggioranza che deve sostenere il governo''. Silvio Sircana, portavoce del premier Romano Prodi, spiega cosi' i motivi che hanno portato alla convocazione del vertice a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio e i segretari dei partiti dell'Unione. E quella di stasera, garantisce, ''sara' una riunione aperta'', perche' ''c'e' la precisa volonta' di riformare il governo. Se ci riesce bene, altrimenti...''. Intanto, nell'attesa del suo esito, domani Prodi ''non va ad Amburgo'', non potrebbe ''in condizioni del genere''.

    Berlusconi: No a un Prodi-bis e si vada subito alle elezioni

    "La linea che è emersa è quella di dire no ad un Prodi-bis e di andare alle elezioni". Lo ha detto il capogruppo di Fi al Parlamento europeo Tajani, al termine di un incontro fra il presidente azzurro Berlusconi e gli eurodeputati. Ai giornalisti che gli chiedevano se questa fosse la posizione di Berlusconi Tajani ha risposto:" E' la linea che è emersa dalla riunione".

    "Dalle dichiarazioni fatte oggi emerge che il centrosinistra non ha capito affatto la serietà di ciò che è avvenuto ieri: non un incidente parlamentare ma un'autentica crisi, avvenuta oltretutto su due lati, quello moderato e quello dell'estrema sinistra". Così Cicchitto,vice coordinatore di Fi, secondo il quale "le maggiori forze di centrosinistra" devono "prendere atto che la riproposizione di Prodi è un'impresa impossibile e che trascinare l'agonia di questo governo rappresenterebbe un danno per i cittadini e il Paese"

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