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  • 22/02/2007 Turigliatto espulso dal gruppo di Rifondazione al Senato (http://www.canisciolti.info)

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    Il senatore Franco Turigliatto che ieri ha votato contro il governo sulla risoluzione di politica estera e' stato espulso dal gruppo parlamentare di Rifondazione Comunista.

    Lo rende noto un breve comunicato: ''Il gruppo di Rifondaziopne Comunista-Se al Senato, che ha votato convintamente a favore della relazione del ministro degli Esteri D'Alema, si e' riunito oggi pomeriggio e, dopo una lunga e articolata discussione, ha ritenuto che il senatore Franco Turigliatto con il suo comportamento di ieri in aula si sia posto al di fuori della comunita' politica del Prc al Senato''

    Fini: Rifondazione comunista e Comunisti italiani sono alla schizofrenia politica

    "Rifondazione comunista e i Comunisti italiani sono alla schizofrenia politica. Sabato scorso erano in piazza a Vicenza contro Prodi, adesso invitano alla mobilitazione di piazza a favore di Prodi. A loro modo contribuiscono comunque a fare chiarezza, perche' fanno intendere palesemente a tutti i moderati e centristi quale sarebbe la vera natura di un eventuale, deprecabile Prodi bis". Lo ha dichiarato il presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini.

    Calderoli: Si torni a votare con questa legge elettorale

    ''Credo che questo sia il momento di dare la parola agli elettori, di andare al voto con l'attuale legge elettorale, perche' non credo che ci sia il modo per dare spazio a un'altra soluzione, ne' dare incarichi ad altre persone che non siano Prodi'' . Cosi', il vicepresidente della Lega al Senato, Roberto Calderoli. ''Tornare al voto perche' - ha spiegato Calderoli - oggi il Paese non e' piu' spaccato e ha l'idea che a governare sia la Cdl''.

    Quanto all'ipotesi di un governo tecnico, secondo l'esponente della Lega, ''non ha senso in un sistema bipolare''. Sulle voci di allargamento del centrosinistra secondo Calderoli, ''la campagna acquisti non e' partita da oggi, anche se mi sembra che di allargamenti se ne siano visti pochi e anche che si siano ulteriormenti ristretti. E, se va avanti anche sui dico, penso che si esauriscano del tutto''.

    Buttiglione: L'Udc non è la stampella dell'Unione

    ''Noi dell'Udc non siamo la stampella di questa maggioranza''. Cosi' Rocco Buttiglione, presidente del partito centrista, ospite di 'Omnibus' su La7.

    "Prodi non e' piu' elemento traente di questa maggioranza - ha aggiunto Buttiglione - non c'e' un incidente di percorso, ma finisce una formula politica ed e' allora che cominciano le congiure. L'Udc e' disposto a sedersi a un tavolo per affrontare i problemi veri del Paese, ma non si puo' scaricare solo sulle nostre spalle il peso di tutto. Con noi ci deve essere anche l'altra opposizione''.

    Nicolais: Per il Governo verifica della fiducia e allargamento della maggioranza

    L'eventualità di andare ad elezioni anticipate è, al momento, una possibilità ventilata solo "da una minoranza dei partiti", mentre più probabile sembra che il Governo possa tornare alle Camere per verificare se ha ancora la fiducia. Lo ha detto il ministro per la Funzione pubblica, Luigi Nicolais a margine dell'inaugurazione del Bit a Milano.

    "Ci sono varie direzioni - ha detto - per sapere qual è quella più probabile bisognerebbe avere una sfera di cristallo. Tra le ipotesi c'è quella che il governo possa tornare alle Camere per la fiducia, perché di fatto non è stato sfiduciato. In una fase successiva - ha aggiunto Nicolais - ci sarebbe quindi un rimpasto con l'incarico a Prodi".

    Quanto alle elezioni anticipate, per Nicolais, "ne parla soltanto una minoranza dei partiti". Rimane, comunque, una profonda amarezza per quanto accaduto ieri: "Tante volte abbiamo saltato il fosso - ha constatato Nicolais - e questa volta siamo finiti con i piedi nell'acqua".

    Consultazioni serrate per risolvere la crisi di Governo

    Si sono aperte alle 10,30 le consultazioni al Quirinale del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo l'apertura della crisi del governo Prodi. Nella mattinata sono stati ricevuti solo i presidenti di Camera e Senato, prima Franco Marini e poi, alle 11.30, Fausto Bertinotti. Il calendario completo delle consultazioni con le forze politiche dovrebbe essere pronto solo per il primo pomeriggio quando inizieranno i primi incontri, ma la giornata clou dovrebbe essere domani.

    S'avvia così il percorso istituzionale per dare una soluzione alla crisi di governo dopo le dimissioni del presidente del Consiglio Romano Prodi. Fatale per la tenuta del governo Prodi è stato il voto sulla politica estera al Senato: con una maggioranza richiesta di 160 voti, sono stati solo 158 i senatori dell'Unione che hanno appoggiato le linee descritte dal ministro degli Esteri, Massimo D'Alema.

    L'Ulivo è pronto a riconfermare la fiducia a Prodi: "Siamo consapevoli della difficoltà della situazione - ha detto Dario Franceschini, capogruppo dell'Ulivo alla Camera - ma siamo pronti a riconfermare la piena fiducia al Governo Prodi". Tutti i gruppi dell'Unione devono assicurare nelle consultazioni con il capo dello Stato pieno e leale sostegno a Prodi, solo così si potrà rilanciare l'attività dell'esecutivo, ha detto il segretario dei Ds, Piero Fassino. Anche Rifondazione Comunista ha dato il suo pieno appoggio al premier dimissionario. E Prodi da parte sua ha detto chiaramente: sostegno pieno o niente da fare. Il premier non accetta mezze misure, compromessi nè rassicurazioni puntellate solo da buone intenzioni.

    Nell'opposizione, che aveva chiesto subito dopo il voto al Senato le dimissioni del governo Prodi, le visioni del futuro sono diverse. Per il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, "è' necessaria una tregua, un armistizio, nessuna fase politica seria può fondarsi su atti di trasformismo perché ciascuno è legato a un patto di lealtà con i propri elettori". Dentro Alleanza Nazionale non si parla di elezioni ma si prende atto della "morte" del governo Prodi e ci si affida alla saggezza di Napolitano. Silvio Berlusconi ha parlato di una "grande umiliazione internazionale" per l'Italia. "L'ipotesi delle grandi intese fu un gesto di grande coraggio che Berlusconi fece subito dopo le elezioni, ma mesi fa, ora è un po' tardi", ha spiegato il suo portavoce, Paolo Bonaiuti.

    Consultazioni serrate per risolvere la crisi di Governo

    Si sono aperte alle 10,30 le consultazioni al Quirinale del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo l'apertura della crisi del governo Prodi. Nella mattinata sono stati ricevuti solo i presidenti di Camera e Senato, prima Franco Marini e poi, alle 11.30, Fausto Bertinotti. Il calendario completo delle consultazioni con le forze politiche dovrebbe essere pronto solo per il primo pomeriggio quando inizieranno i primi incontri, ma la giornata clou dovrebbe essere domani.

    S'avvia così il percorso istituzionale per dare una soluzione alla crisi di governo dopo le dimissioni del presidente del Consiglio Romano Prodi. Fatale per la tenuta del governo Prodi è stato il voto sulla politica estera al Senato: con una maggioranza richiesta di 160 voti, sono stati solo 158 i senatori dell'Unione che hanno appoggiato le linee descritte dal ministro degli Esteri, Massimo D'Alema.

    L'Ulivo è pronto a riconfermare la fiducia a Prodi: "Siamo consapevoli della difficoltà della situazione - ha detto Dario Franceschini, capogruppo dell'Ulivo alla Camera - ma siamo pronti a riconfermare la piena fiducia al Governo Prodi". Tutti i gruppi dell'Unione devono assicurare nelle consultazioni con il capo dello Stato pieno e leale sostegno a Prodi, solo così si potrà rilanciare l'attività dell'esecutivo, ha detto il segretario dei Ds, Piero Fassino. Anche Rifondazione Comunista ha dato il suo pieno appoggio al premier dimissionario. E Prodi da parte sua ha detto chiaramente: sostegno pieno o niente da fare. Il premier non accetta mezze misure, compromessi nè rassicurazioni puntellate solo da buone intenzioni.

    Nell'opposizione, che aveva chiesto subito dopo il voto al Senato le dimissioni del governo Prodi, le visioni del futuro sono diverse. Per il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, "è' necessaria una tregua, un armistizio, nessuna fase politica seria può fondarsi su atti di trasformismo perché ciascuno è legato a un patto di lealtà con i propri elettori". Dentro Alleanza Nazionale non si parla di elezioni ma si prende atto della "morte" del governo Prodi e ci si affida alla saggezza di Napolitano. Silvio Berlusconi ha parlato di una "grande umiliazione internazionale" per l'Italia. "L'ipotesi delle grandi intese fu un gesto di grande coraggio che Berlusconi fece subito dopo le elezioni, ma mesi fa, ora è un po' tardi", ha spiegato il suo portavoce, Paolo Bonaiuti.

    La stampa internazionale dedica le prime pagine alle dimissioni di Prodi

    Il governo "battuto sulla politica estera", Prodi sale al Quirinale "per dimettersi"; il Presidente della Repubblica Napolitano accetta dimissioni capo governo; "sconfitta cocente per il governo di centro sinistra": la crisi di governo dopo la bocciatura al Senato della mozione dell'Unione sulla politica estera del governo è stata subito rilanciata dai grandi mezzi di informazione stranieri che l'hanno seguita, in alcuni casi minuto per minuto, con ampia eco e tempestività.

    In tutto il mondo il precipitare della crisi è stata seguita con attenzione, tutte le maggiori testate - dal New York Times al Financial Times a tutti grandi giornali europei fino alla Bbc - hanno aggiornato i loro siti in tempo reale fino al momento delle dimissioni di Prodi accettate da Napolitano. Quasi tutte le testate straniere hanno poi ricordato, in particolare, che ieri il ministro degli Esteri Massimo D'Alema aveva detto che senza maggioranza sulla politica estera un governo si sarebbe dimesso.

    Le agenzie di stampa internazionali hanno seguito l'evolversi della crisi minuto per minuto, addirittura sbilanciandosi in previsioni. Sono le 18,11 quando l'agenzia britannica Reuters con un flash annuncia che il presidente del Consiglio Romano Prodi sarebbe salito al Quirinale per dimettersi (da segnalare che vi si è recato poco prima delle 19.20 e ha rassegnato le sue dimissioni alle 19,53); per poi dare la notizia, anche in questo caso con un flash che il presidente Napolitano ha accettato le dimissioni di Prodi. Lo stesso ha fatto l'agenzia France Presse riportava a poche manciate di secondi dalle agenzie italiane la notizia data dal ministro di Pietro: "il capo del governo italiano và a dimettersi". Ma già alle 14:48 l'Afp, riportava con dettagli di particolari quanto era accaduto al Senato: "il parlamento italiano boccia la politica estera del governo".

    "Il governo italiano perde il voto sulla politica estera", aveva subito dopo titolato la Reuters alle ore 15:04. La notizia è stata diffusa a pochi minuti dal voto anche online: "Prodi si è dimesso", titola in prima pagina, corredata da una foto di alcuni manifestanti con cartelli "bye, bye Prodi", 'il quotidiano francese 'Le Figarò, che spiega come il governo Prodi, ha perso oggi "un voto cruciale". La notizia viene riportata anche da 'Le Monde'' Sul sito della Bbc si legge: Prodi si dimette; "Il governo italiano perde un voto parlamentare sulla sua politica estera".

    Lo stesso ha fatto l'edizione online dello spagnolo 'El Pais che ha dato alle dimissioni di Prodi ampio spazio, mettendola in prima pagina con le foto del capo del governo italiano dimissionario: Prodi si dimette dopo il no del senato alla politica Estera. Anche El Mundo on line da' eco in prima pagina alla notizia dopo aver seguito minuto per minuto l'evolversi della crisi sul voto del Senato italiano con una notizia - corredata da una fotografia del ministro degli Esteri D'Alema, seduto da solo sui banchi del governo e ricorda "votazione chiave per la politica estera". Stesso meccanismo per la Bbc online che ha diffuso con grande tempestività la notizia delle dimissioni di Prodi nell' ultimora.

    Pdci: Senatore Rossi espulso dal partito piu' di sei mesi fa

    Il Pdci con una nota dell'proprio ufficio stampa ricorda che il senatore Fernando Rossi che ha votato contro la maggioranza non e' piu' del partito essendo stato espulso piu' di sei mesi fa.

    ''Centralino, telefoni e email in tilt al Pdci. Tantissime telefonate di protesta ed e-mail contro Fernando Rossi, il senatore che insieme a Turigliatto ha votato contro la mozione sulla politica estera del governo Prodi. Ma Rossi -afferma la nota- non e' piu' senatore del Pdci da sei mesi essendo passato alla lista dei consumatori. Insieme ai tanti insulti per Rossi anche tanti inviti a Oliviero Diliberto e al Pdci a non far cadere il governo Prodi. Per il povero Bernardo, centralinista storico del partito una sola risposta per tutti, recitata, ormai stancamente, a mo' di litania: ''Rossi e' stato cacciato dal partito piu' di sei mesi fa perche' sul decreto di rifinanziamento non aveva sostenuto le posizioni decise dal partito. E poi Rossi si e' fatto un partito suo, le 'Officine Comuniste', cercatelo li'...''

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