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  • 24/02/2007 Un complotto dietro la caduta del Governo Prodi (http://www.canisciolti.info)

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    Un complotto contro Rifondazione comunista o un asse Vaticano-Usa (leggi Andreotti-Cossiga-Pininfarina)? E se invece dietro ci fosse "un inciucio di D'Alema"? Il giorno dopo la caduta tra i banchi del Senato del governo Prodi, inciampato sulla politica estera, i responsabili della crisi di governo sembrano avere mille volti.

    Non solo Rossi e Turigliatto dunque. I due "dissidenti" della maggioranza - il primo ex Pdci e il secondo in forza a Rifondazione comunista - non sembrano essere più i diretti responsabili della crisi di palazzo Chigi. O, per meglio dire, non sembrano essere i soli. Già nella serata di mercoledì, a caldo, sono state diverse le voci che hanno chiamato in causa l'operato di "mani esterne alla coalizione".

    Il deputato di Rifondazione, Pietro Folena, senza mezzi termini, ha accusato i "poteri forti" di "voler far cadere il governo per eliminare il Prc", magari dopo aver allargato le braccia per accogliere nuovi senatori dall'area centrista della destra. Non suona strano infatti che a più voci - nonostante Casini abbia alzato il capo per sottolineare come "non sia raccattabile" - dall'Udc abbiano invocato un "armistizio" con la maggioranza. Cesa ha rincarato proponendo che "tutti i partiti si siedano a un tavolo per discutere di una fase nuova" che risolva la crisi "formando un governo che dia stabilità" e anche "se dura poco". Del resto la stessa Unione ha da più parti aperto a singoli che vogliano unirsi ad un nuovo disegno governativo. Anche se in questo caso i destinatari dell'invito sono forse Follini e Lombardo, i due senatori, ex Udc, riunitisi nell'Italia di mezzo. Resta il dubbio: un Prodi bis (probabile) potrebbe sposarsi con un'ipotesi del genere?

    Ma, sempre a caldo, è un'altra l'ipotesi che, nella serata del "mercoledì nero", ha inquietato più di un'anima dell'Unione. Il dalemiano Latorre, scrive Francesco Verderami sulle colonne del Corriere della Sera, ha detto che "questa è un'operazione di vecchio stampo democristiano nella quale si incrociano i voleri del Vaticano e di altri all'estero. Perché fino ad un minuto prima del voto, Andreotti aveva garantito il suo appoggio". Il riferimento ad un asse Vaticano-Usa è chiaro. Il senatore a vita ex Dc, apparirebbe, secondo un simil disegno, come uno strumento nelle mani della Chiesa intenzionata a bloccare, senza dare troppo nell'occhio, certe velleità della maggioranza.

    Come il tentativo di scardinare i pilastri della cultura cattolica: un esempio per tutti il Ddl sui Dico. Lo stesso Cossiga (quello "con la K, il Cossiga che ha dispiegato i missili e che è finito sotto processo per per aver riconosciuto di essere a conoscenza di Gladio", così si è espresso in Senato n.d.r.), che in passato aveva appoggiato il governo Prodi, se ne è tirato fuori. E infine l'altro senatore a vita, Sergio Pininfarina, che il quotidiano comunista il manifesto chiama "Filoamericano a vita", ha fatto mancare un altro prezioso voto. Ferma restando l'ira di Prodi per le defezioni interne, forse il colpo d'occhio è più ampio.

    Non sfugga però all'analisi quanto sussurrato dal chiacchiericcio di palazzo Madama sulle "responsabilità del ministro degli Esteri". Quel suo rincarare sul valore politico del voto di mercoledì al Senato, volto sì a ricondurre all'ovile i "dissidenti" ma anche, dice qualcuno, a mettere la maggioranza al muro e farla così pagare a Prodi che "con le sue mosse, ha pestato i piedi a molti. A partire da D'Alema". E' noto che tra i due non scorra buon sangue e che, secondo molti, proprio quest'ultimo tirò le fila della caduta del primo governo Prodi, al quale poi succedette. Ipotesi che oggi si intrecciano con il giro di consultazioni sotterranee, trattative parallele, dichiarazioni e smentite che dureranno almeno fino a quando il nodo di questa "crisi al buio" non sarà sciolto.

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