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  • 27/02/2007 Prodi difende il bipolarismo e vuole una nuova legge elettorale (http://www.canisciolti.info)

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    Ha detto più di quello che ci si aspettava, Romano Prodi, sulla legge elettorale. Nel suo intervento al Senato con il quale ha chiesto nuovamente la fiducia, il premier ha risposto alle sollecitazioni del capo dello Stato sulla legge elettorale, spiegando che la riforma è una "priorità assoluta", ma anche precisando che tocca al Parlamento assumersi la responsabilità di aprire un cantiere. Soprattutto, Prodi ha messo dei bei paletti per prevenire qualsiasi tentazione neocentrista: la nuova legge elettorale deve garantire ai "cittadini di poter scegliere non solo un partito, ma anche un programma, una coalizione, una proposta di governo, un primo ministro". Insomma, sui modelli decida il Parlamento, ma l'importante è che dal bipolarismo non si torni indietro.

    Nei giorni scorsi Prodi aveva seguito con attenzione, ma in silenzio, il dibattito sulla legge elettorale, rilanciato dalle sollecitazioni del Quirinale e dalla successiva apertura di Massimo D'Alema al modello tedesco. Napolitano, raccontano nell'Ulivo, ha fatto chiaramente intendere che con queste norme non si può tornare a votare e che, se anche questo governo dovesse avere un nuovo incidente, non si andrebbe a elezioni ma ad un governo istituzionale incaricato appunto di rivedere le norme elettorali. Una sollecitazione che Prodi ha raccolto, sottolineando però che buona parte del compito tocca al Parlamento, cui spetta di individuare il "luogo" delle riforme (una nuova bicamerale, piuttosto che la convenzione indicata da Amato?, ndr).

    Il fatto è che il premier voleva capire bene se dietro le discussioni sui 'modelli' ci fossero strategie precise. Alcuni segnali, qualche gossip di palazzo, facevano temere al premier e ad Arturo Parisi che il richiamo al modello tedesco potesse aprire la strada a futuri stravolgimenti dell'assetto politico italiano, a futuribili ipotesi neocentriste. Ieri Parisi, che ha più volte incontrato Prodi in questi giorni, aveva stoppato con decisione soluzioni che prevedessero l'abbandono del bipolarismo. Il prodiano Mario Barbi, dopo la sortita di D'Alema, spiegava: "Bisogna capire quanto c'è di strategico e quanto c'è di tattico. Il sistema tedesco? Se non si apportano modifiche alla Costituzione, mettiamo in crisi la coalizione e cambiamo l'assetto del sistema politico (appunto, dal bipolarismo ad un sistema fondamentalmente neocentrista, ndr)".

    Del resto, in casa Margherita si conferma che anche durante l'esecutivo di ieri qualche deputato abbia cominciato a porre un quesito: è utile continuare ad investire sul centrosinsitra dato da Ulivo più sinistra radicale fino a Rifondazione, o si può pensare di alleare il futuro Pd con l'Udc? Voci isolate, per ora, che però segnalano movimenti in corso.

    Movimenti che, dunque, Prodi ha voluto subito stoppare. Trovando la sponda di Piero Fassino che, infatti, già da ieri spendeva parole molto simili a quelle del premier. Fassino, che ha sentito più volte il premier, ha capito che il dibattito rischiava di 'incartarsi' intorno ai modelli contrapposti, ingenerando più di un sospetto: per questo il segretario Ds ha convenuto con Prodi che la strada migliore fosse quella di partire non dai 'modelli', ma dai requisiti che la nuova legge elettorale deve avere.

    Del resto, anche un partito come Rifondazione, tradizionalmente per il proporzionale e per il sistema tedesco, non vede di buon occhio una legge elettorale che rompe il vincolo di coalizione, rischiando di relegare Prc alla marginalità. Di questo, dicono, è assolutamente convinto Fausto Bertinotti.

    Le reazioni della Cdl alle parole di Prodi sono perfettamente in linea con le diverse posizioni dei partiti. L'Udc, con Cesa, fa capire di non aver gradito: "Ci spieghi cosa intende fare.E' sembrato riferirsi al modello del sindaco d'Italia che a noi non piace". Un modello che piace invece ad An, tanto che Fini commenta: "L'unico punto accettabile del discorso di Prodi è quando dice che l'elettore ha diritto di sapere con il suo voto quale coalizione vincerà e chi sarà il premier". Resta invece fredda Fi: Berlusconi, secondo quanto si apprende, resta propenso solo a modifiche "minime" della normativa. Mentre servirebbero anche ritocchi della Costituzione, come sottolineato da Prodi, per garantire un collegamento tra scheda elettorale e candidato premier. Ma, secondo l'Ulivo, Berlusconi non gradisce l'ipotesi di una riforma della Costituzione, perché ritiene che di fatto blinderebbe il governo. Forse non a caso Prodi ha messo in campo l'ipotesi del federalismo fiscale. Tema che potrebbe convincere la Lega ad aprire un tavolo sulle riforme.

    Casini apre a Prodi sulla riforma della legge elettorale

    "Siamo disponibili a discutere perchè queste sono le regole del gioco". Così il leader dell'Udc, Casini, durante la trasmissione Ballarò, commenta l'invito rivolto da Prodi all'opposizione per discutere della riforma della legge elettorale.

    La dicussione sulla "legge elettorale è infatti diversa- spiega Casini- dal piano politico, che invece contrasteremo duramente". Prodi - aggiunge - ha "evocato" la questione "in termini generici", perchè "pensa, e ci riesce, di dividere l'opposizione".

    Casini: Noi siamo ormai determinanti per qualsiasi schieramento

    Relazione di Romano Prodi "largamente insoddisfacente", no secco alla fiducia. Altro che allargamento. Se l'Unione ha ancora intenzione di bussare alle porte dell'Udc per cercare qualche aiutino in Senato non troverà sponde. Le comunicazioni del premier a Palazzo Madama suscitano infatti tra i centristi la convinzione che quello che probabilmente otterrà la fiducia sarà "un governo balneare, un governo per una sola stagione" che "non sarà capace di fare le riforme", tantomeno quella elettorale su cui proprio in questi giorni si stava registrando un feeling con i centristi.

    "Prodi prima ha aperto sulla legge elettorale - è l'analisi del presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione - e poi ha chiuso: ha un bis-pensiero, pensa contemporaneamente due cose contraddittorie". Difatti le parole del presidente del Consiglio vanno nella direzione opposta di quel modello tedesco che vuole l'Udc e su cui si stava trovando la convergenza anche di Prc e Lega. "Non mi aspettavo niente", dice Pier Ferdinando Casini ai cronisti prima di entrare alla riunione dei parlamentari convocata in Senato. E lì, nella commissione Agricoltura, sollecita a non impiccarsi al modello tedesco anche perché "noi in qualsiasi schema siamo ormai determinanti". Cita i sondaggi: "quelli fatti da gente seria ci danno al 6,9%". Questo per Casini vuol dire che "un moderato sceglierà noi, non certo Mastella che è allo 0,4%".

    "Ora abbiamo grande spazio - prosegue - dobbiamo andare avanti con serenità", riferendosi alla scelta di smarcarsi da Silvio Berlusconi (colui che sostiene "che chi non sta con lui sta a sinistra"). "Dobbiamo tenere i nervi saldi. Abbiamo alzato l'asticella: o la scavalchiamo o ritorniamo nei ranghi".

    Un vero e proprio allarme sulla riforma elettorale Casini lo lancia parlando del modello spagnolo che prevede dei collegi più piccoli: "Sui piccoli collegi noi saremmo fregati - dice Casini ai parlamentari - i piccoli collegi sono fatti per Ds e Fi".

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