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  • 28/02/2007 Il giorno della verità per Prodi e la maggioranza. Voto di fiducia: Andreotti annuncia la sua astensione

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    "Ascolterò Prodi poi o mi astengo o non partecipo al voto". Così il senatore a vita Giulio Andreotti ha risposto ai giornalisti che gli domandavano quale sarà il suo comportamento nel voto di fiducia al governo Prodi che si svolgerà in serata in Senato.

    Il giorno della verità per Prodi e la maggioranza

     

    Oggi si decide il futuro del governo di Romano Prodi. Al Senato si voterà la fiducia e sono 161 i si che servono perché l'esecutivo prosegua nel suo cammino. Sarà un voto sul filo di lana: sulla carta il centrosinistra può contare su 162 voti favorevoli (inclusi 4 senatori a vita) mentre il centrodestra su 157 voti contrari. Indecisi ancora due senatori a vita, Pininfarina e Andreotti, con il secondo più orientato a votare no: "Così Prodi non tira neanche a campare".

    La votazione della fiducia ci sarà in serata, dopo il dibattito e la replica del premier. Ieri, nella presentazione del "nuovo" programma del governo, Prodi ha messo l'accento sulla necessità di mettere mano alla legge elettorale su cui auspica "una convergenza ampia". Il discorso di Prodi non è piaciuto all'opposizione, Berlusconi in testa che ha definito il premier "una povera anima". Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, si è invece detto disponibile a discutere sulla riforma elettorale. "Siamo disponibili a discutere perché sono le regole del gioco", ha detto. "Nessuno ha mai parlato di Bicamerale", ha chiarito questa mattina a chi gli chiedeva se una commissione bicamerale possa essere il luogo adatto per riformare la legge elettorale.

    Al Senato sono state depositate due risoluzioni per la fiducia al governo Prodi, su cui si voterà questa sera. La prima, della Lega, un testo 'trappola' firmato da Roberto Calderoli, sottolinea "l'assoluta compatibilità" dei 12 punti sottoposti dal Premier alla coalizione "con il programma elettorale depositato da Silvio Berlusconi" alle ultime politiche, ed esprime "soddisfazione per la convergenza del governo su alcuni punti del programma della Casa delle libertà". Stringatissima invece la risoluzione dell'Unione: "Il

    Prodi: Non ho parlato di Bicamerale per la riforma elettorale

    "Nessuno ha mai parlato di una Bicamerale". Lo ha detto il premier Romano Prodi rispondendo a chi gli chiedeva se una Bicamerale fosse luogo adatto per il confronto sulle riforme, a cominciare da quella della legge elettorale. Il presidente del Consiglio si è fermato a scambiare una battuta con i giornalisti appena arrivato a Palazzo Madama per assistere al dibattito in vista del voto di fiducia. Il Professore ha lasciato Palazzo Chigi poco prima delle 9;30 per recarsi a piedi al Senato.

    Legge elettorale, politica estera, economia, con particolare riferimento agli interventi per le famiglie e per i giovani colpiti dal precariato. Questi i temi su cui Romano Prodi ha chiesto ieri la fiducia al Senato. Illustrando le strategie che il governo porterà avanti se verrà 'promosso' con il doppio voto di fiducia di oggi e venerdì.

    Mastella: I Dico non sono una priorità del Governo

    Il ministro Mastella ritiene che il ddl sui Dico del governo, debba essere definitivamente accantonato . Mastella chiede che l'intera materia esca dall'agenda parlamentare dopo l'illustrazione delle dodici priorita' dell'esecutivo Prodi. Intanto, l'Unione giuristi cattolici bolla i Dico come 'incoerenti con l'ordinamento italiano' e 'inaccettabili per le conseguenze': dare 'rilievo pubblico ai rapporti gay' che sono da considerarsi 'privi di rilievo sociale'.

    ''Avrei evitato di parlare dei Dico ma vedo che altri esponenti della coalizione avanzano una proposta che a mio parere e' minoritaria al Senato della repubblica: allora bisogna dire con molta calma e con molta freddezza che condivido l'impostazione del presidente Prodi e per quanto ci riguarda ribadiamo il nostro 'no' molto deciso'' . Lo afferma dopo aver convocato la stampa in una saletta del Senato il leader dell'Udeur Clemente Mastella.

    ''Si fa riferimento all'intransigenza del Papa e della Chiesa, noi siamo laicamente intransigenti - sottolinea il ministro - su una proposta che non condividiamo e rispetto alla quale senza fare guerre di religione noi ci muoveremo per evitare che possa essere approvata''. Prodi ne deve parlare nella sua replica in aula? ''Come ha fatto in altre occasioni e' giusto che non ne parli'' ribatte Mastella che attacca la sinistra chiedendo di tener conto delle sue posizioni: ''E' stato improvvido parlarne, una grande tradizione comunista avrebbe realizzato una real politick, non avrebbe fatto finta di nulla, i Dico non hanno la possibilita' di una risoluzione positiva''.

    ''Credo che l'agenda parlamentare debba essere impostata a seguito del 'dodecalogo' di Prodi, non sono d'accordo con Salvi - incalza il leader dell'Udeur riferendosi a un intervento sulla stampa del senatore dei Ds che parlava di una possibile imminente discussione in commissione del Ddl del governo - se ci sono altri giochi o giochetti ai quali non mi presto francamente lo dicessero''.

    Turigliatto: Voterà la fiducia ma non ho apprezzato Prodi

    Conferma il suo si' al governo il senatore dissidente Franco Turigliatto, ex Prc, da venerdi' scorso nel gruppo misto, dopo aver ascoltato l'intervento di Romano Prodi in aula, ma ricorda che i nodi con la maggioranza non sono sciolti. "Non cambia nulla - dice Turigliatto - il discorso di Prodi non mi e' piaciuto ma il mio problema non e' la crisi o la caduta di questo esecutivo".

    Turigliatto conferma il suo no quando arrivera' il momento di votare il rifinanziamento della missione in Afghanistan. "Quando si trattera' di votare non lo faro' neppure dipinto". "Per il resto - conclude il senatore piemontese - giudichero' le azioni del governo sui singoli punti e mi comportero' di conseguenza".

    Follini: Darò la fiducia a Prodi e mi aspetto qualche insulto dalla Cdl

    Una giornata all'insegna della preparazione e della rifinitura del suo discorso di domani in Senato. Marco Follini, uno degli uomini chiave del voto di fiducia al governo Prodi, ha trascorso la giornata nel suo ufficio, sede del partito 'Italia di Mezzo' per scrivere il discorso che domani pomeriggio lo vedrà protagonista nell'aula di palazzo Madama. Ed è pronto anche, come lui stesso dice, a ricevere dalla Cdl "qualche insulto". Arrivato in ufficio stamattina intorno alle 9,00, l'ex vicepremier ha avuto pochi incontri: qualche dirigente del partito e Nino Marotta, che ha deciso di lasciare l'Udc per aderire a Italia di Mezzo.

    Il resto della giornata è trascorso fra i 40 minuti a palazzo Madama in aula per ascoltare Prodi e la preparazione nel suo ufficio del discorso di domani che potrà di un pò sforare il tempo a lui assegnato (durerà circa 5 minuti), grazie alla 'generosità' di altri gruppi di maggioranza. Nel pomeriggio, arrivando al Senato, l'ex segretario Udc ha incassato per strada qualche applauso ("hai fatto bene", si è sentito gridare al suo indirizzo) e in aula la stretta di mano con Francesco Rutelli e un rapido scambio di battute con ex colleghi di Cdl, fra i quali Francesco Storace di An e Mauro Libè dell'Udc.

    All'uscita da palazzo Madama, poi, alla domanda di un giornalista se si aspetta qualche pesante protesta o anche qualche insulto domani da parte del centrodestra, Follini ha risposto con la consueta imperturbabilità: "ho avuto anni per prepararmi agli insulti che arriveranno domani. Quindi sono pronto".

    Prodi difende il bipolarismo e vuole una nuova legge elettorale

    Ha detto più di quello che ci si aspettava, Romano Prodi, sulla legge elettorale. Nel suo intervento al Senato con il quale ha chiesto nuovamente la fiducia, il premier ha risposto alle sollecitazioni del capo dello Stato sulla legge elettorale, spiegando che la riforma è una "priorità assoluta", ma anche precisando che tocca al Parlamento assumersi la responsabilità di aprire un cantiere. Soprattutto, Prodi ha messo dei bei paletti per prevenire qualsiasi tentazione neocentrista: la nuova legge elettorale deve garantire ai "cittadini di poter scegliere non solo un partito, ma anche un programma, una coalizione, una proposta di governo, un primo ministro". Insomma, sui modelli decida il Parlamento, ma l'importante è che dal bipolarismo non si torni indietro.

    Nei giorni scorsi Prodi aveva seguito con attenzione, ma in silenzio, il dibattito sulla legge elettorale, rilanciato dalle sollecitazioni del Quirinale e dalla successiva apertura di Massimo D'Alema al modello tedesco. Napolitano, raccontano nell'Ulivo, ha fatto chiaramente intendere che con queste norme non si può tornare a votare e che, se anche questo governo dovesse avere un nuovo incidente, non si andrebbe a elezioni ma ad un governo istituzionale incaricato appunto di rivedere le norme elettorali. Una sollecitazione che Prodi ha raccolto, sottolineando però che buona parte del compito tocca al Parlamento, cui spetta di individuare il "luogo" delle riforme (una nuova bicamerale, piuttosto che la convenzione indicata da Amato?, ndr).

    Il fatto è che il premier voleva capire bene se dietro le discussioni sui 'modelli' ci fossero strategie precise. Alcuni segnali, qualche gossip di palazzo, facevano temere al premier e ad Arturo Parisi che il richiamo al modello tedesco potesse aprire la strada a futuri stravolgimenti dell'assetto politico italiano, a futuribili ipotesi neocentriste. Ieri Parisi, che ha più volte incontrato Prodi in questi giorni, aveva stoppato con decisione soluzioni che prevedessero l'abbandono del bipolarismo. Il prodiano Mario Barbi, dopo la sortita di D'Alema, spiegava: "Bisogna capire quanto c'è di strategico e quanto c'è di tattico. Il sistema tedesco? Se non si apportano modifiche alla Costituzione, mettiamo in crisi la coalizione e cambiamo l'assetto del sistema politico (appunto, dal bipolarismo ad un sistema fondamentalmente neocentrista, ndr)".

    Del resto, in casa Margherita si conferma che anche durante l'esecutivo di ieri qualche deputato abbia cominciato a porre un quesito: è utile continuare ad investire sul centrosinsitra dato da Ulivo più sinistra radicale fino a Rifondazione, o si può pensare di alleare il futuro Pd con l'Udc? Voci isolate, per ora, che però segnalano movimenti in corso.

    Movimenti che, dunque, Prodi ha voluto subito stoppare. Trovando la sponda di Piero Fassino che, infatti, già da ieri spendeva parole molto simili a quelle del premier. Fassino, che ha sentito più volte il premier, ha capito che il dibattito rischiava di 'incartarsi' intorno ai modelli contrapposti, ingenerando più di un sospetto: per questo il segretario Ds ha convenuto con Prodi che la strada migliore fosse quella di partire non dai 'modelli', ma dai requisiti che la nuova legge elettorale deve avere.

    Del resto, anche un partito come Rifondazione, tradizionalmente per il proporzionale e per il sistema tedesco, non vede di buon occhio una legge elettorale che rompe il vincolo di coalizione, rischiando di relegare Prc alla marginalità. Di questo, dicono, è assolutamente convinto Fausto Bertinotti.

    Le reazioni della Cdl alle parole di Prodi sono perfettamente in linea con le diverse posizioni dei partiti. L'Udc, con Cesa, fa capire di non aver gradito: "Ci spieghi cosa intende fare.E' sembrato riferirsi al modello del sindaco d'Italia che a noi non piace". Un modello che piace invece ad An, tanto che Fini commenta: "L'unico punto accettabile del discorso di Prodi è quando dice che l'elettore ha diritto di sapere con il suo voto quale coalizione vincerà e chi sarà il premier". Resta invece fredda Fi: Berlusconi, secondo quanto si apprende, resta propenso solo a modifiche "minime" della normativa. Mentre servirebbero anche ritocchi della Costituzione, come sottolineato da Prodi, per garantire un collegamento tra scheda elettorale e candidato premier. Ma, secondo l'Ulivo, Berlusconi non gradisce l'ipotesi di una riforma della Costituzione, perché ritiene che di fatto blinderebbe il governo. Forse non a caso Prodi ha messo in campo l'ipotesi del federalismo fiscale. Tema che potrebbe convincere la Lega ad aprire un tavolo sulle riforme.

    Prodi: Riformare la legge elettorale ma con un ampio consenso

    La riforma del sistema elettorale e' "una assoluta priorita'". La riforma dovra' farsi in "tempi rapidi" ed e' necessario "trovare il piu' ampio consenso" in Parlamento. Insomma, "l'unica pregiudiziale e' che la nuova legge elettorale dovra' essere frutto di una convergenza ampia". Cosi' il presidente del Consiglio, Romano Prodi, nel discorso al Senato per il voto di fiducia.

    Prodi parla della riforma elettorale sin dalle prime battute del suo discorso, spiegando che la crisi che si e' determinata e' si' politica, ma la "prima lezione che dobbiamo trarne e' che questa crisi si colloca all'interno della lunga e incompiuta transizione del sistema istituzionale e politico del Paese. Uno dei nodi principali di questa transizione e' l'attuale legge elettorale".

    Per questo, ha sottolineato Prodi, "ribadiamo il nostro impegno e consideriamo quale nostro dovere quello di operare per una pronta riforma. Una riforma che, pero', scandisce il premier, deve ottenere "il consenso piu' ampio possibile", perche' "non dovranno mai piu' essere decise dalla sola maggioranza". Il premier non indica 'preferenze' per un modello in particolare, perche' questo e' compito del Parlamento, ma ribadisce che la riforma e' "una priorita'" e garantisce che il governo "fara' ogni sforzo per accompagnare il parlamento in una riflessione che dovra' svolgersi in tempi rapidi".

    Casini apre a Prodi sulla riforma della legge elettorale

    "Siamo disponibili a discutere perchè queste sono le regole del gioco". Così il leader dell'Udc, Casini, durante la trasmissione Ballarò, commenta l'invito rivolto da Prodi all'opposizione per discutere della riforma della legge elettorale.

    La dicussione sulla "legge elettorale è infatti diversa- spiega Casini- dal piano politico, che invece contrasteremo duramente". Prodi - aggiunge - ha "evocato" la questione "in termini generici", perchè "pensa, e ci riesce, di dividere l'opposizione".

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