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  • 21/05/2007 La crisi della sinistra, dietro laicismo e dialogo strumentale (Redazione, http://www.korazym.org)

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    Un cortocircuito mediatico e non solo. Il laicismo di casa nostra mantiene alta la guardia, si evolve, rinnova se stesso, mette da parte l'obiettività. Ma cosa si nasconde veramente dietro gli episodi delle scorse settimane? Proviamo a capirlo.

    Un cortocircuito mediatico e non solo. Il laicismo di casa nostra mantiene alta la guardia, si evolve, rinnova se stesso, mette da parte l'obiettività: un universo che trova nella sinistra radicale, terreno fertile e un contesto polemico capace di autoalimentarsi. E a chi invoca il dialogo, viene naturale chiedere se realmente la strada indicata sia quella voluta e desiderata. In sostanza, c'è davvero disponibilità al confronto in una Manuela Palermi, senatrice del Pdci, che dalla contromanifestazione al Family Day, accosta il ruolo della Chiesa al fondamentalismo islamico? O in un ministro come Alfonso Pecoraro Scanio che parlando di laicità, porta come esempio, le manifestazioni di piazza della Turchia, paese sì laico, ma non certo in senso liberale? Oppure, in un documentario sulla pedofilia con accuse contro il cardinale Ratzinger già smentite dagli addetti ai lavori, eppure rinfocolate e spacciate in Italia come verità colata?

    E ancora: ci sono presupposti di dialogo nella scelta dei militanti dell'Arcigay di Bologna di protestare addirittura contro una processione religiosa? Perché se un conto è riflettere con serenità sull'esigenza che anche la Chiesa scopra un nuovo approccio pastorale al tema dell'omosessualità, è ben altra cosa venire meno alle più semplici regole di rispetto (ha fatto benissimo il cardinale Caffarra a reagire con durezza). Non c'è quindi differenza tra laicismo di Arcigay, Palermi e Pecoraro Scanio, figlio di una sistematica strumentalizzazione politica. E guai a dire che un'esasperazione di questo tipo non rappresenti né la maggioranza degli omosessuali (clicca qui per il reportage di Korazym.org), né degli elettori: le avanguardie ideologiche di questo paese reagirebbero con stizza.

    In realtà, il fenomeno è articolato ed è possibile cogliervi anche aspetti più profondi, legati ad un'evoluzione culturale ormai in atto, che affonda le radici nella crisi della sinistra. Se ampi settori del blocco socialista e post-comunista hanno capito che la chiave del futuro è il riformismo (in questo senso si inserisce l'operazione del Partito democratico italiano e la stessa riflessione autocritica dei socialisti francesi), la minoranza che non si arrende è chiamata a fare i conti con un contesto sociale diverso da 20-30 anni fa.

    Con l'aumento smisurato dei ceti medi e il ridimensionamento delle classi, dirsi comunisti è diventato ormai un esercizio che rasenta il patetico, così come non presenta minori difficoltà definirsi socialisti tout court. Stesso ragionamento per i radicali, da tempo isolati sulle battaglie sui diritti umani e il liberalismo economico. Ecco così che per paradosso ad una certa sinistra è rimasta soltanto la bandiera della laicità come unico feticcio identitario per costruire un minimo senso di appartenenza. Nel nuovo (!) contenitore ci si può mettere di tutto, dai rancori personali alle azioni eclatanti, dalle battaglie mediatiche a modelli di società senza regole. Una radicalizzazione che non aiuta e che lascia sul campo molte vittime, a cominciare da chi al di là di etichette e categorie, crede con forza nell'unicità delle persone, delle storie di ognuno, delle gioie e delle difficoltà che ogni uomo e donna vive. Temi che richiederebbero capacità di ascolto, di rispetto e di confronto sereno continuano invece ad essere dati in pasto alla polemica politica. Impossibile fare previsioni, ma un atteggiamento simile non farà che aumentare tensioni inutili e a perdere saremo un po' tutti.

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