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  • 23/08/2007 Ancora una volta Silvio Berlusconi punta solo su se stesso (Stefano Folli - Il Sole24ore, visto su http://www.canisciolti.info)

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    L'unica conclusione che si può trarre dalle voci e dalle indiscrezioni sul «nuovo partito» di destra è che Silvio Berlusconi ancora una volta, come sempre, fa affidamento solo su se stesso. È probabile che lo scoop della «Stampa» abbia scompaginato un po' i suoi piani, ma di certo il leader della Casa delle Libertà ha in animo qualcosa. Un colpo di scena, un gioco mediatico, un espediente politico per rubare la ribalta a Prodi e Veltroni. In realtà ci sono almeno tre buone ragioni per spiegare la spinta verso il «nuovo partito » o quello che potrà essere.

    In primo luogo c'è l'avvento del Partito democratico. Per quanto si tratti ancora di una nebulosa poco definita, Berlusconi sente l'urgenza di rispondere con un'iniziativa speculare. Sa che in ottobre l'attenzione sarà tutta per le «primarie» del centro-sinistra e la successiva nascita del nuovo soggetto «riformista». È necessario replicare allargando il consenso intorno al centro-destra, recuperando il sostegno dei delusi (l'esercito dell'anti-politica...), gettando un ponte verso le generazioni più giovani.

    In secondo luogo Berlusconi non crede (o meglio: non crede più) alla prospettiva di un «partito unico» negoziato con Fini e Casini. Per vari motivi, il suo rapporto con gli alleati si è deteriorato. Negoziare con loro significa scendere a patti, fare concessioni. E in qualche misura mettersi in discussione come «dominus» incontrastato del centrodestra. Sia Fini sia Casini vogliono garanzie sulla successione, desiderano almeno intravedere un percorso compatibile con le loro ambizioni. Il leader invece, da autentico monarca assoluto, tende a scavalcare gli alleati e a stabilire un rapporto carismatico con il popolo. Magari attraverso i Circoli della Libertà. Ma non è detto: anche per altre vie. Purché sia chiaro che il punto di riferimento resta lui, oggi e domani.

    Sotto questo aspetto, la tentazione di creare un inedito movimento, inizialmente a latere di Forza Italia, costituisce un gesto di insofferenza nei confronti degli alleati. È chiaro che il leader vuole occupare tutti gli spazi dell'area moderata, maggioritaria nel Paese. Ma vuol farlo alle sue condizioni, senza delegare la rappresentanza del «centro» a Casini e senza pagare un pedaggio politico ad Alleanza Nazionale. Ne deriva allora – ecco il terzo punto – che Berlusconi ancora una volta punta su se stesso. Ritiene di avere la popolarità necessaria a reinventarsi sul piano elettorale, tredici anni dopo la discesa in campo del '94. Cosa si deve pensare di questa immensa autostima, unita alla sottovalutazione degli alleati?

    I sondaggi, a quel che se ne sa, invitano alla cautela. Sia An sia l'Udc, per non parlare della Lega, restano essenziali per conquistare la maggioranza. E nemmeno Berlusconi può ignorare la forza dei numeri. Però è anche vero che il referendum elettorale è alle porte. Se passasse, la contesa diverrebbe molto più che bipolare: quasi bipartitica. Il Partito Democratico veltronian-prodiano contro Forza Italia, oppure un inedito agglomerato di centro-destra.

    Un Berlusconi in grado di stringere un solido patto con Bossi potrebbe tentare la sfida. Ecco perché sarebbe indispensabile presentarsi con una novità, un colpo a effetto in grado di far sognare, soprattutto al Nord,l'opinione moderata, diffidente verso gli eccessi fiscali e le regole «romane». Certo, siamo d'estate: la stagione dei sogni e delle velleità. Ma una nuova stagione politica è alle porte.

    E non è strano che anche Berlusconi si prepari.

    Stefano Folli
    - Il Sole24ore

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