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  • 12/10/2007 Il grande assente alle primarie (Francesco Vella, http://www.lavoce.info)

    Ricerca personalizzata

    Nel dibattito intorno alle elezioni primarie del partito democratico è rimasto in ombra l'aspetto principale sul quale l'assemblea costituente dovrà pronunciarsi: lo statuto. E' invece importante discutere delle regole. Che dovrebbero essere semplici, chiare ed efficaci, soprattutto sulle questioni del codice etico, della struttura organizzativa e della gestione finanziaria. E non solo perché da queste norme potrà dipendere il successo del nuovo partito, ma anche per dare concreti messaggi sulla riforma della politica.

    Il protagonista

    Nelle primarie del partito democratico c'è un grande protagonista del quale nessuno finora si è accorto e che, tranne qualche sporadico accenno, è del tutto assente nel dibattito tra i candidati segretari: il partito.
    I membri eletti all'assemblea, oltre a dover scegliere il segretario qualora nessuno dei candidati raggiunga la maggioranza, avranno il compito fondamentale di approvare il manifesto e lo statuto nazionale del partito e cioè le regole che reggeranno e ispireranno la nuova formazione politica.
    Pur essendo l'assemblea "costituente", saranno però in pochi ad avere un'idea su cosa devono deliberare perché mentre il dibattito elettorale ha offerto un ricco panorama sulle strategie e le proposte politiche dei candidati e delle liste collegate, è rimasto in ombra il confronto sulla natura e le caratteristiche dello statuto; ed è del tutto evidente che senza gambe adeguate, strategie e proposte faranno fatica ad affermarsi. Senza tener conto della importanza, in un periodo nel quale la politica non ha certo uno straordinario "appeal", di lanciare anche sul terreno delle regole di casa propria qualche messaggio innovativo.

    Regole serie

    Bisogna dire che già il manifesto redatto a suo tempo dai 12 saggi dell'Ulivo conteneva alcune indicazioni, come la limitazione del numero dei mandati, la rappresentanza di genere, la democraticità nelle procedure di selezione nelle cariche e l'introduzione di un codice etico: Indicazioni che però sono, in alcuni casi, troppo generiche. Per fare un solo esempio, nessuno potrà contestare l'idea del codice etico, ma tutti sanno che al centro dei più grandi episodi di malaffare della storia recente spesso vi erano società con meravigliosi, roboanti e del tutto inutili codici etici.
    Un codice applicato a un partito, per essere efficace, deve ben individuare le informazioni che i suoi esponenti devono rendere trasparenti, i comportamenti vietati, le modalità di controllo affidate a magistrature interne realmente indipendenti e con adeguati poteri, un serio e innovativo apparato sanzionatorio. Non si tratta, è bene precisarlo, di cedere alle tentazioni integraliste in questi giorni tanto di moda, ma semplicemente di darsi regole che abbiano (e soprattutto appaiano con) una qualche possibilità di funzionare effettivamente, altrimenti non servono a niente. Ed è di questo che bisogna discutere.

    Regole semplici

    Un altro degli aspetti importanti delle future regole del partito investe la struttura organizzativa, che sarà federale. Dovranno infatti convivere tanti statuti approvati dalle singole assemblee regionali nel rispetto dei principi definiti da quello nazionale. È un modello in parte già sperimentato, seppur con modalità diverse, dai due partiti fondatori, la Margherita e i Ds, che prevedono grandi spazi di autonomia per le articolazioni territoriali, ma spesso con una molteplicità di livelli partecipativi e relative rappresentanze, dei quali è veramente difficile comprendere la reale funzionalità. Sarebbe interessante fare una ricerca per verificare quanti degli iscritti ai due partiti sono riusciti a leggere fino in fondo i ponderosi 28 e 31 articoli dei rispettivi statuti e quanti sarebbero in grado di districarsi tra circoli, associazioni, gruppi, comitati, unioni regionali, autonomie tematiche, associazioni di tendenza, e via specificando.
    Una struttura che sappia coniugare autonomia, partecipazione e coerenza di indirizzi deve essere, non solo per i propri iscritti ma anche per come si presenta all'esterno, semplice e chiara. Nel nostro ordinamento da tempo si cercano di introdurre i principi di semplificazione, proporzionalità ed economicità nella regolamentazione, sarebbe bene che i partiti cominciassero ad applicarli innanzitutto a se stessi.

    Soldi e speranze

    Un ultimo esempio dell'importanza delle regole riguarda la gestione finanziaria: di norma non c'è grande fiducia dei cittadini nel rapporto tra soldi e politica, è quindi importante che un nuovo partito lanci su questo terreno espliciti segnali di trasparenza e professionalità. Sottoporre le proprie finanze a sistemi di rendicontazione ispirati alle best practices, e soprattutto a reali, rigorosi e autonomi controlli esterni potrebbe rappresentare la migliore cartina di tornasole per riaffermare un serio e concreto impegno nella riforma della politica.
    La nascita del partito democratico può divenire, non solo per chi ci crede, ma per l'intero e un po' acciaccato sistema dei partiti, una grande momento di partecipazione e di mobilitazione di nuove energie e speranze: trovare un modello di partito che sappia accoglierle evitandone la rapida dispersione è la vera sfida del futuro.

    http://www.lavoce.info

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