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27/01/2008 Cuffaro si dimette: La Sicilia festeggia (Carla Ronga - aprileonline, http://www.canisciolti.info)

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Due giorni dopo aver ottenuto la fiducia dell'Assemblea regionale, Salvatore Cuffaro è tornato in aula per dare le sue "dimissioni irrevocabili". E' finita così, dopo un periodo ininterrotto di 6 anni e mezzo, l'era Cuffaro in Sicilia, per buona parte segnata da quel processo che il 18 gennaio lo ha condannato a 5 anni per favoreggiamento. Cuffaro parla poco più di cinque minuti e dice che in questi giorni ha visto diffondersi "una crescente ostilità. Sarebbe stata insopportabile l'idea di potere costituire, con la scelta di rimanere in carica, un fattore di divisione sociale". Poi spiega che in attesa di una sentenza definitiva ci sarà "una verità processuale e una sostanziale: mi batterò in tutte le sedi per affermare quest'ultima". Con le sue dimissioni, la Sicilia si regala la possibilità di mostrare la sua faccia pulita, quella delle donne e degli uomini che hanno detto no alla criminalità organizzata, al malaffare, agli "inciuci" politici. La Sicilia può far conoscere ora la sua faccia onesta. Da troppi anni, infatti, a rappresentare questo pezzo d'Italia solo la malapolitica.

Cuffaro "vasa vasa", il pubblico televisivo lo conobbe durante la sua prima, improvvisata, apparizione sugli schermi nazionali: era il settembre del '91 e Michele Santoro e Maurizio Costanzo avevano organizzato una trasmissione sull'imprenditore Libero Grassi, ucciso dalla mafia, quando un governatore giovanissimo, rosso in viso, in maniche di camicia, sudato, si lanciò in una difesa ad oltranza dell'ex ministro Calogero Mannino, suo padre politico, all'epoca accusato da un pentito. "E' una volgare aggressione - gridò dalla platea del Teatro Biondo - alla migliore classe dirigente della Dc". I conduttori del programma non l'avevano mai visto prima e si chiedevano, un po' sorpresi, chi fosse quel giovanotto che tanto si spendeva per l'ex ministro. Ma in Sicilia lo conoscevano già bene. Dal palco, Claudio Fava rispose: è "Salvatore Cuffaro, deputato regionale, delfino di Mannino". L'appellativo di "Totò vasa-vasa" ('bacia- bacia') venne dopo.

Cuffaro è solito salutare con due sonori baci sulla guancia il suo interlocutore, istituzionale e non. Una grande abilità comunicativa, la sua, che ha contribuito allo straordinario successo elettorale che gli è valso la definizione di "portentosa macchina da voto". Nel '96, 16mila preferenze nelle liste del Cdu lo portano alla guida dell' assessorato all'Agricoltura. Una roccaforte che Cuffaro mantiene anche quando a palazzo D'Orleans arriva per la prima volta un diessino, Angelo Capodicasa, con una giunta di centrosinistra. Nel 2001 la sfida con Leoluca Orlando, per la prima elezione diretta a presidente della Regione. Una vittoria schiacciante replicata nel 2006, quando travolge la candidata dell'Unione Rita Borsellino, nonostante sia già sotto processo con l'accusa di favoreggiamento aggravato alla mafia. Le sue vicende giudiziarie cominciarono nel giugno del 2003 con un avviso di garanzia nell'ambito dell'inchiesta sulle talpe alla Dda. Venerdì scorso la sentenza del processo che esclude l'aggravante mafiosa, il suo "conforto" personale e la conferenza stampa con dolci e cannoli inviati da un suo amico d'infanzia.

Alle 13.25 di oggi è finito tutto. Cuffaro ha ripiegato il foglio del suo intervento e tra i banchi della maggioranza è partito l'applauso; l'opposizione è rimasta seduta. Prima che il governatore andasse in aula, gli uomini del centrodestra avevano improvvisato un vertice di maggioranza con Cuffaro, intenzionati a fargli cambiare idea. Ma non c'è stato niente da fare. Alla riunione non ha preso parte il presidente dell'Assemblea Gianfranco Micciche' (FI), che da una settimana, e fino a stamattina, ha affidato l'analisi della vicenda ai numerosi interventi scritti sul suo blog, tutti poco clementi se non sferzanti nei confronti di Cuffaro. Nei corridoi del palazzo, di buon'ora, c'era chi era disposto a giurare che sia stata un'intervista di Micciché, andata in onda ieri sera su Rai2, a convincere Cuffaro che non era più il caso di andare avanti.

Poche ore prima, da Siena, era partita la bordata del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo: "Mentre gli imprenditori siciliani combattono contro il pizzo, il governatore della Sicilia, condannato a 5 anni, decide di restare al suo posto". Così in piena notte, mentre l'Ars esaminava la finanziaria (approvata alle 8 di stamattina), è arrivata la notizia che Cuffaro chiedeva per oggi a mezzogiorno la convocazione di una seduta straordinaria. Poi è caduto il silenzio. Il governatore è rimasto nella sua casa di Palermo e ha parlato con pochissime persone, tra le quali il capogruppo del suo partito (l'Udc), Nino Dina. E' stato lui a ripetere ai giornalisti, dopo le dimissioni, che questo finale si era reso inevitabile a causa della "gogna mediatica subita da Cuffaro", con quell'immagine del presidente che, il giorno dopo la sua condanna, regge un vassoio di cannoli.

Il dolce più amato dai siciliani oggi è stato protagonista, a Palermo, della manifestazione che avrebbe dovuto tenersi per chiedere le dimissioni di Cuffaro, e che si è trasformata in un raduno di diecimila persone. Cannoli veri sono stati distribuiti ai partecipanti, mentre alcune ragazze ne hanno fatto un costume carnevalesco. A preoccupare Cuffaro sono state anche le notizie arrivate da Roma, secondo le quali Prodi potrebbe emettere un decreto per sospendere il governatore da deputato regionale, dopo che la procura ha inviato gli atti della sentenza al Consiglio dei ministri. Il governo Cuffaro stacca cosi' la spina e a simboleggiarne la fine è lo schermo muto della sala stampa di palazzo dei Normanni, con l'audio guasto proprio nel momento in cui il presidente della Regione comunicava le sue dimissioni. Di sicuro, entro tre mesi, si dovranno tenere le elezioni, come prevede lo statuto. Il dopo Cuffaro è già cominciato. Uscendo dall'aula il leader dell'Unione all'Ars, Rita Borsellino (che nel 2006 ha sfidato il governatore), dice di essere disposta a candidarsi. Nell'altro polo, qualche ora dopo, Micciché lascia intendere che sarebbe interessante puntare su una donna, e non smentisce che possa essere l'ex ministro di Forza Italia, Stefania Prestigiacomo.

Carla Ronga - aprileonline

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