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  • 04/02/2008 Caduta del governo. News del 4 febbraio (http://www.canisciolti.info)

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    04/02/2008 Fassino: Non c'è una maggioranza di italiani che vuole il ritorno di Berlusconi

    "Anche se in questo momento i sondaggi ci indicano che le intenzioni di voto per il centrodestra sono superiori alle intenzioni di voto per il centrosinistra, non c'è una maggioranza di italiani che vuole il ritorno di Berlusconi". Lo ha dichiarato l'ex segretario dei Ds Piero Fassino in un incontro del Partito Democratico a San Giuliano milanese.

    uanto all'ormai inevitabile ricorso alle elezioni anticipate, Fassino ha detto che "Berlusconi e Fini hanno fatto prevalere una convenienza elettorale di parte sull'interesse del Paese. Penso che si sbaglino, già questo modo di fare non gli porterà bene. Nulla ci autorizza a pensare che il centrodestra abbia già vinto le elezioni".

    Fallita l'esplorazione di Marini si va verso il voto anticipato ad aprile

    L'ultimo tentativo è fallito e la partita sulla crisi di governo torna tutta nelle mani del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Già domani il Capo dello Stato potrebbe dare il via all'iter per lo scioglimento delle Camere per arrivare nella giornata di mercoledì all'atto finale: la firma del decreto che manda in soffitta la quindicesima legislatura.

    In un paio di giorni saranno sbrigati tutti i passaggi formali per aprire la strada alle elezioni anticipate, invocate fin dal giorno della caduta del governo Prodi, il 24 gennaio, da tutta l'opposizione e da qualche 'piccolo' della maggioranza. La data su cui si sta concentrando l'attenzione per le politiche è il 13 aprile, mentre già domani dovrebbe essere stabilita quella per il referendum sulla legge elettorale. La prassi costituzionale prevede che il referendum slitti se, una volta indetto, vengono sciolte le Camere.

    Niente ha potuto l'esplorazione di Marini che Napolitano ha seguito passo dopo passo, niente l'appello del presidente incaricato a Forza Italia, niente la speranza di trovare un interlocutore nelle associazioni imprenditoriali che all'indomani dell'apertura della crisi sembravano invocare, con una dichiarazione del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, un governo 'ponte' per la riforma della legge elettorale. Ma adesso, dopo la rinuncia di Marini, argomentata con l"impossibilità" di trovare una maggioranza su una "precisa" riforma della legge elettorale, sul tavolo del presidente sembra esserci solo l'ipotesi delle urne anticipate. Avvalendosi dei poteri che gli sono conferiti dall'articolo 88 della Costituzione Napolitano potrà prendere, con ogni probabilità mercoledì, "la decisione più impegnativa e grave affidata dalla Costituzione al presidente della Repubblica".

    Una 'spia' delle intenzioni del Colle è anche l'implicito riferimento ad uno scioglimento anticipato delle Camere contenuto in una nota ufficiosa di oggi pomeriggio nella quale Napolitano ha fatto sapere di avere chiesto che non decada la legislazione in materia di sicurezza sul lavoro anche qualora finisca la legislatura. Primo passo per lo scioglimento delle Camere sarà sentire i presidenti di Camera e Senato, Fausto Bertinotti e Franco Marini, cosa che potrebbe avvenire già domani dopo che Napolitano avrà presenziato, alle 11, all'inaugurazione dell'anno giudiziario alla Corte dei Conti. Non è un mistero che per Bertinotti la legislatura sia finita.

    Una volta firmato il decreto di scioglimento delle Camere, che sarà controfirmato dal presidente del consiglio 'sfiduciato' Romano Prodi, si dovrà fissare la data delle elezioni politiche (entro 70 giorni dallo scioglimento delle Camere) e quella della prima seduta delle Camere per l'elezione dei nuovi presidenti (entro 20 giorni dalle elezioni). Potrebbe bastare un solo decreto a stabilire queste scadenze ma più probabilmente a quello di scioglimento delle Camere ne seguirà uno con la data dei comizi elettorali, approvato dal Consiglio dei ministri.

    Decidere lo scioglimento delle Camere dopo avere indetto il referendum farà scattare lo slittamento della consultazione ed eviterà che questa avvenga neanche due mesi dall'insediamento del nuovo Parlamento. La partita più importante è ora decidere la data del voto che, calendario e conti alla mano, dovrebbe essere il 13 aprile. Se le Camere fossero sciolte entro un paio di giorni, domani o dopo domani, l'arco di tempo utile (fissato per legge tra 45 e 70 giorni dallo scioglimento) scadrebbe intorno alla metà di aprile. Se le Camere fossero sciolte dopo e si avesse più tempo il 20 aprile non sarebbe una data buona perchè coinciderebbe con la Pasqua ebraica.

    Resta da vedere come regolarsi per la tornata di amministrative, che per legge dovrebbero tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno. Possibile una seconda data, magari a maggio, ma anche un election day che necessiterebbe di un decreto per i due giorni di anticipo. Argomenti che potrebbero essere affrontati già domani nel Consiglio dei ministri che indirrà la data per il referendum. Un atto dovuto, dopo la sentenza della Consulta, e dunque il Governo procederà, indicando probabilmente la prima domenica di giugno - l'otto -, salvo prevedere poi lo slittamento, di un anno, dopo lo scioglimento delle Camere.

    Veltroni: Il Pd correrà da solo nessuna intesa con la 'Cosa rossa'

    Raccontano che Walter Veltroni e i suoi fedelissimi siano assolutamente determinati ad insistere sulla strategia del Pd da solo alle elezioni, e il segretario l'avrebbe ripetuto anche questa mattina all'unità di crisi, vantando sondaggi più che incoraggianti. Poche eccezioni, secondo Veltroni, si possono prevedere: si può ragionare su accordi con Idv, con i socialisti, forse con un pezzo di Sd. Ma con la 'Cosa Rossa', ammesso che nasca vista l'ultima presa di posizione di Sd, nessuna intesa.

    Una strategia che, seppure condivisa in linea di principio da buona parte del partito, più d'uno vorrebbe mitigare, alla luce del meccanismo elettorale che, con il sistema dei premi di maggioranza regionali, rischia di penalizzare troppo il Pd. Una riflessione è in corso, ammettono i dalemiani, "si deciderà insieme"; ma anche Giuseppe Fioroni e gli ex Ppi, spiegano, stanno valutando le diverse ipotesi sul campo in cerca di una soluzione possibile al Senato.

    Veltroni, e con lui Bettini, Franceschini e i fedelissimi, sembra puntare tutte le sue carte sulla "novità" del Pd che corre da solo. "Ci sarà un programma e un partito", ha deto oggi il segretario del Pd, lasciando spazio solo a qualche "convergenza". Al 'loft' giurano di avere "dei sondaggi - che confortano: anche col Pd che corre solo il centrodestra avrebbe non più di nove senatori di maggioranza". Secondo questi sondaggi, il Pd riuscirebbe ad ottenere il premi in Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Basilicata e forse anche nelle Marche. In realtà, non tutti sono così ottimisti. "Non ce lo nascondiamo - dice Antonio Polito - con i voti del 2006, il Pd da solo prenderebbe il premio solo in Toscana...". Insomma, un rischio "caporetto", secondo alcuni, che in qualche modo bisogna cercare di scongiurare.

    Del resto, il costituzionalista, e fedelissimo di Veltroni, Stefano Ceccanti, esclude che esistano strade praticabili: "La sinistra presenterà un proprio candidato alla Camera, il Pd presenta Veltroni, non si può al Senato presentare nomi diversi". Insomma, un accordo non si può fare. A meno che, aggiunge Ceccanti, non si ipotizzino le desistenze: "Ma come si fa a chiedere alla sinistra di non presentarsi in qualche regione?".

    Ancora questa mattina, raccontano, Romano Prodi si sarebbe limitato a dire che condivideva l'introduzione fatta da Veltroni, mentre Rosy Bindi avrebbe insistito sulla necessità di partire dalla definizione del programma e non dalle pregiudiziali nei confronti dei potenziali alleati. Impostazione che Veltroni accetta, ma interpretandola ovviamente a modo suo: il Pd dovrà avere un programma molto netto, chiaro. Un programma 'nuovo', che difficilmente potrà vedere la convergenza della sinistra radicale. Peraltro, la Cosa rossa sta vivendo i suoi problemi, con la posizione assunta questa sera da Sd: Mussi e i suoi chiedono al Pd un accordo e invitano la 'cosa rossa' ad ospitare anche i socialisti. Un messaggio che dalle parti di Rifondazione non interpretano affatto bene e che Oliviero Diliberto del Pdci commenta così: "Lo dico con fraternità ai compagni di Sinistra Democratica: sui contenuti che cosa c'entrano le forze della sinistra con i socialisti? Non vorrei che qualcuno stesse lavorando per rompere e dare la colpa ad altri della rottura". Veltroni, spiegano nel Prc, vuole aggregare socialisti e Sd al Pd e gioca di sponda con l'ala Cgil di Sd.

    Quanto alla staffetta in Campidoglio Veltroni-Rutelli, oggi il barometro segna 'miglioramento' del clima in casa Pd: il Vicepremier sarebbe infatti ad un passo da sciogliere le ultime riserve ad accettare la candidatura per il suo ritorno alla guida di Roma.

    Il comunicato del Quirinale sulla rinuncia di Marini

    Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto oggi pomeriggio al Palazzo del Quirinale il Presidente del Senato, Franco Marini, il quale gli ha riferito sull'esito dell'incarico conferitogli il 30 gennaio scorso. Il Presidente della Repubblica ha preso atto di quanto riferito dal Presidente Marini e lo ha ringraziato per l'alto senso di responsabilita' con cui ha svolto il compito affidatogli.

    Marini getta la spugna e rimette il mandato

    Il presidente del Senato Franco Marini ha rimesso al Capo dello Stato il mandato pert la formazione di un governo finalizzato a realizzare la riforma elettorale, "Ho rimesso l'incarico che mi è stato conferito nelle mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano", ha riferito Marini al termine di circa mezz'ora di incontro al Quirinale con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. "Ho preso atto con rammarico che una maggioranza precisa per fare la riforma elettorale non c'è".

    Si allontana il 'governo a tempo' e si avvicinano le elezioni anticipate

    Le elezioni appaiono più vicine dopo i colloqui dei leader dei due maggiori partiti italiani con il presidente del Senato Franco Marini a Palazzo Giustiniani. "Abbiamo confermato al presidente Marini - ha spiegato il leader della casa delle libertà Silvio Berlusconi - quanto già espresso al capo dello Stato. E' nostro convincimento che la cosa migliore per affrontare i grandi problemi del Paese sia quello di dare al più presto un governo pienamente legittimato dal voto popolare, che entri subito nel pieno e possa essere operativo", ha detto il leader di Forza Italia. Per questo l'auspicio è che "il presidente Napolitano indica subito le elezioni".

    Berlusconi ha poi rilevato che l'attuale legge elettorale, il cosiddetto 'porcellum', "ha dato un buon risultato nelle passate elezioni politiche" e "può dare ottimi risultati". Nella passata competizione elettorale la legge messa in campo dal centrodestra "ha consentito la governabilità alla Camera alla parte che aveva ottenuto 24mila voti in più, ma nessuna legge avrebbe potuto assicurare la governabilità sicura a una parte che aveva preso 250mila voti in meno". Secondo Berlusconi non è quindi una legge elettorale da cambiare, ma anzi "lascia libertà ai due schieramenti, la libertà ai partiti di decidere in quale coalizione vogliono stare".

    Di diverso avviso il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni, secondo il quale il Paese avrebbe preferito una nuova legge elettorale alle elezioni anticipate. Veltroni ha premesso che con oggi sono salite a Palazzo Giustiniani "26 delegazioni, erano 27 con la Lega che non è venuta ma avrebbe dovuto accettare l'invito", e questa è una cosa inedita per un Paese europeo. Per questo occorre "ringraziare Marini per il lavoro che ha fatto e che tutti gli italiani hanno seguito".

    Veltroni ha poi ricordato chequesta è un'occasione "per dare al Paese le regole che consentano di contrastare la frammentazione e l'instabilità", regole di cui "il Paese ha bisogno". Per questo, secondo Veltroni, "l'Italia che lavora, che produce" rappresentata anche dalle parti sociali che Marini ha visto sabato, "in questo momento più che precipitare alle elezioni preferirebbe avere una legge elettorale" diversa dall'attuale.

    Insomma il Pd rinnova la richiesta di un "governo che in tre mesi" possa affrontare le riforme necessarie a garantire maggiore stabilità al Paese. Veltroni ha registrato la posizione delle forze del centrodestra e sottolineando il rischio di una "ulteriore occasione mancata" per rinnovare l'assetto istituzionale italiano.

    Quanto all'articolo de 'Il Giornale' secondo il quale Berlusconi sarebbe pronto a lanciare un patto elettorale con Veltroni, lo stesso presidente di Forza Italia ha puntualizzato che si tratta di "un'utopia, di un'ipotesi irrealistica", visti i tentativi di "delegittimarci che arrivano sempre dall'altra parte". Anche Veltroni ha escluso una tale ipotesi: "Un conto è trovare l'intesa per scrivere le regole, un conto è parlare di grossa coalizione. Noi restiamo alternativi al centrodestra".

    Il referendum sulla legge elettorale slittera' di un anno in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno del 2009

    Si riunira' domani - secondo quanto si apprende - il Consiglio dei ministri, per convocare il referendum sulla legge elettorale. In tal modo, si eviterebbe che un nuovo eventuale esecutivo, qualora il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, decida di sciogliere le Camere, si trovi nelle condizioni di dare il via libera alla consultazione entro il prossimo 15 giugno, a circa due mesi dalle elezioni politiche. Inoltre, il referendum, visto anche il probabile scioglimento del Parlamento, slittera' di un anno, in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno del 2009, che verra' scelta dal nuovo governo.

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