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  • 18/01/2011 I racconti di hardcore. Caso Ruby, ad Arcore tra orge e bunga bunga (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Ricerca personalizzata

    Nicole Minetti intercettata al telefono con un'amica racconta i festini: "Ne vedi di ogni, la disperacion più totale. C'è la zoccola, la sudamericana che non parla italiano. Ognuna di loro ha avuto il suo momento". Fede e Mora si accordarono alle spalle del premier per spartirsi un prestito da 1,2 milioni



    "Berlusconi ha insistito, ma io non volevo, ho cercato di respingerlo. Gli ho detto di no, ma non ce l’ho fatta e sono stata costretta a subire qualcosa che non avrei voluto". Si legge ance questo nelle carte inviate dai pm di Milano alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. Ci sono le orge, la sala del bunga bunga, i pali della lap dance. Dai racconti dei deputati che hanno visto le carte del caso Ruby emerge un “quadro postribolare”. Con ragazze che continuano a discutere dei compensi ed Emilio Fede che fa da cerimoniere. Mentre Nicole Minetti prende parte ai sexy show e istruisce le giovani sui numeri lesbo da fare davanti al premier.

     Ma le carte non raccontano solo questo. C'è anche la concussione consumata con la telefonata di B. in via Fatebenefratelli. Episodio controverso che oggi viene chiarito dalle registrazioni al 113: il pm dispose di trattenere Ruby in questura in assenza di una comunità disponibile. I pm smentiscono dunque la versione del ministro dell'Interno (leggi l'articolo di seguito). Dalle trecento pagine dell'inchiesta viene fuori la storia di un primo ministro condizionato dal rischio scandali. E ricattato. Anche Ruby dice di avergli chiesto 5 milioni per il suo silenzio (leggi l'articolo di seguito). Sempre più chiara la ricostruzione dell'accusa: Minetti, Mora e Fede avrebbero "selezionato" e "indotto" alla prostituzione "un rilevante numero" di ragazze per l'utilizzatore finale

    Caso Ruby, ad Arcore tra orge e bunga bunga (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Alcune ragazze, parlando tra loro, commentavano: "A villa San Martino si entrava senza controlli". Dopodiché le serate si consumavano nella sala-discoteca del premier tra divanetti, palli per la lapdance e travestimenti sexy

    Cene, feste e orge. Con ragazze di ogni tipo: italiane, cubane, venezuelane, domenicane. Belle, bellissime. Disposte a tutto. A travestirsi da infermiere sexy. Insomma “qualcosa di mai visto”. Di “indecente”. Tanto che per partecipare a quegli incontri bisogna “essere pronti a tutto”. C’è questo e altro nelle 389 pagine dell’inchiesta su Ruby Rubacuori da questa mattina sul tavolo della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. C’è tutto Berlusconi. C’è soprattutto la sua televisione “sporcacciona” di Drive in. E quella di Non è la Rai. Anche lì ragazze minorenni in bella mostra.

    Già allora si capiva . E Silvio ne parlava con l’amico Dell’Utri. Era il 1986. La fine di quell’anno. “Iniziamo male l’anno”, dice il Cavaliere. Dell’Utri chiede chiarimenti. L’allora tycoon spiega: “Dovevano venire due di Drive In che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!”. Dell’Utri sorride “ma che te frega”, dice. “Che me ne frega? – risponde B. – . Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l’anno, non si scopa più!”

    Insomma, stava già tutto scritto. Ma adesso le serate hard di Arcore prendono vita nei racconti delle ragazze e nelle intercettazioni telefoniche. Racconta una di loro: “Berlusconi ha insistito, ma io non volevo, ho cercato di respingerlo. Gli ho detto di no, ma non ce l’ho fatta e sono stata costretta a subire qualcosa che non avrei voluto”. Che succede a villa San Martino durante quelle sere che quasi sempre diventano notte e si trasformano in albe stanche, lo racconto l’ex prefetto Carlo Ferrigno: “Una sera – racconta al telefono il 29 settembre 2010 l’ex prefetto di Napoli e commissario antiracket dal 2003 al 2006 Carlo Ferrigno  –  c’era una mezza araba e le avevano fatto fare la danza del ventre, gli altri tutti intorno a guardarla”. Poi precisa e non va per il sottile: “C’erano le orge lì dentro, non con droga non mi risulta”. Quindi: “Bevevano tutte mezze discinte”. E Berlusconi? “Si è messo a cantare barzellette, erano loro tre: Berlusconi, Mora, Fede, e ventotto ragazze, tutte alla fine erano senza reggipetto, solo le mutandine quelle strette”. E a fine serata il Cavaliere “gli ha regalato anelli e bracciali”

    Le ospiti dunque attovagliate a quelle cene non sono proprio signore della buona borghesia milanese. Ma chi sono. Per capirlo basta rileggere le intercettazioni di Nicole MInetti. Lei, igienista dentale e consigliere del Pdl in Lombardia, parla con un’amica, ex compagna di liceo. La invita ad Arcore. E spiega: “Ci sono varie tipologie di persone. C’è la zoccola, la sudamericana che non parla italiano e viene dalle favelas. C’è quella un po’ più seria, c’è la via di mezzo tipo Barbara Faggioli e poi ci sono io che faccio quel che faccio, capito?”. Quinid il consiglio: “fregatene, sbattitene il cazo e via andare”.

    La ragazza è contento. Pensa: “Un incontro con il mio presidente del Consiglio”. Ad Arcore ci arriva con la Minetti che per la strada raccoglie altre tre ragazze. Si entra. Si cena. E poi inizia la festa. Il cavaliere si presenta: “buonasera lei è la signorina due lauree”. Quindi tutto inizia.  Tra le ragazze “si notava un atteggiamento di confidenza tra le ragazze e il presidente”. Lo stesso vale per Emilio fede e Carlo Rossella. La giovane amica della Minetti prosegue: “I canti furono accompagnati da un trenino. E dopo la cena sentii alcune ragazze dire: scendiamo al bunga bunga”.

    Questo è il tempio in cui il drago accoglie le sue “vergini”. E’ una sala-discoteca. Di nuovo la parola passa alla “signorina due lauree”: “Vi sono divanetti, un palo di lapdance, una sorta di banco ba, i bagni”. Qui le ragazze si cambiano. Il passaggio è importante. Ricordate Drive in? Ecco di nuovo il racconto: “Le ragazze indossarono vestiti succinti, alcune modificarono l’acconciatura, il trucco e assunsero atteggiamenti con connotazioni equivoche”

    E poi ci sono le intercettazioni che rafforzano il quadro, lo rifiniscono e lo puntellano. ”E’ allucinante. Non sai. Lo chiamano tutte amore, tesorino. Non puoi nemmeno immaginare quello che avviene lì… Nei giornali dicono molto meno della verità anche quando lo massacrano”. Sui festini di Arcore le soubrette sono chiarissime: “O sei pronta a tutto oppure prendi il taxi e te ne vai”.  Per arrivarci, a villa San Martino, invece non c’è problema.  ”Siamo entrate senza alcun tipo di controllo”, dice una ragazza. Quindi prosegue: “E’ molto semplice. Dai il tuo nome al citofono ed entri”. Un’altra ragazza, sempre descrivendo i festini nella casa del Cavaliere, parla di “desolazione”. E va avanti: “Sì, sì l’ho proprio conosciuto per bene. Mi ha presentato a tutti e mi ha dedicato anche una canzone”.

    Silvio è generoso, si sa. Le sue feste sono sfarzose come anche le sue ricompense. Ne parlano le gemelline De Vivo note per la loro partecipazione all’Isola dei famosi. “L’ho visto un po’ out – dice Imma De Vivo -, ingrassato, imbruttito, l’anno scorso stava più in forma, adesso sta più di là che di qua, è diventato pure brutto, deve solo sganciare, speriamo che sia più generoso, io non gli regalo un cazzo”. Tra le ospiti di villa San Martino c’è anche Barbara Faggioli. Il 25 settembre la giovane starlette parla al telefono con Fede. E’ offesa. Dice: “Non mi ha invitato, ormai preferisce invitare le cubane e le venezuelane”. Ma anche le domenicane come Maria Ester Garcia Polanco. Di lei parla l’igienista dentale del premier Nicole Minetti. “L’ha dovuta allontanare, lavorava con uomini che vomitavano in macchina, l’hanno trovata con droga e un coltello”. E Fede replica: “A una di quelle che c’era ieri sera ho dato di tasca mia 10mila euro. Perché aveva foto scattate con telefonino, aveva bisogno di soldi”. Secondo alcune ragazze, a quanto rivela l’Espresso, anche la Minetti “faceva spogliarelli e, a volte, si travestiva da uomo”. Altri dettagli riguardano “alcune ragazze mezze nude” che ballavano “vicine vicine”, in atteggiamenti “lesbici”.

    La cosa, poi, è nota a molti. Insomma il bunga bunga non è affatto un segreto. Anzi: un’abitudine risaputa del Cavaliere.  E così nella richiesta di autorizzazione alla perquisizione degli uffici del contabile di Berlusconi, Giuseppe Spinelli, c’è l’intercettazione di una telefonata tra la parlamentare del Pdl Maria Rosaria Rossi con Emilio Fede nella quale si parla anche della pratica del bunga bunga. “Ma tu stai venendo qui?”, chiede Maria Rosaria Rossi a Emilio Fede. Il direttore del Tg4 risponde che sarà nel luogo dell’appuntamento non prima delle 21-21.15. Poi aggiunge: “Ho anche due amiche mie…”. La Rossi risponde: “Che palle che sei, quindi bunga bunga, 2 di mattina, ti saluto…”.

    Dai racconti dei deputati che hanno visto le carte del caso Ruby emerge un “quadro postribolare”. Con Emilio Fede che farebbe da cerimoniere consigliando alle ragazze addirittura l’abbigliamento. Lo stesso Fede avrebbe suggerito a Roberta Bonasia, ritenuta una favorita dal premier, di essere amorevole e di essere aperta. Chi ha letto la documentazione della procura di Milano conferma che Nicole Minetti avrebbe preso parte ai sexy show. In una telefonata intercettata, Ruby a un amico racconta: “ Mi offrono qualunque cifra per farmi stare zitta, come quelle che mi offrivano per fottere”.

    Decisive anche le dichiarazioni di Floriano Carrozzo che sentito a verbale come semplice testimone lascia importanti dichiarazioni. Racconta: “Ruby mi fece vedere il numero di Berlusconi, dove lei lo poteva contattare, mi aveva detto che era andata due volte alla presidenza del Consiglio”. Dopodiché la prova della consapevolezza da parte del premier della minore età della ragazza: “Mi confidò che il presidente del Consiglio aveva saputo da lei che era minorenne”. E sono sempre le confessioni di Ruby Rubacuori a infiocchettare il quadro con particolari non proprio edificanti. “Letizia? – dice Ruby a un amico – no lei è la pupilla, io sono invece il culo”

    Rubygate, raggiri e ricatti al Cavaliere (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Ricatti e raggiri. C’è anche questo nel Rubygate che rischia di far crollare il grande sogno berlusconiano. Sì perché in questa storia c’è anche una verità imbarazzante da tacere. Un silenzio che il Cavaliere dovrà pagare carissimo. Cinque milioni di euro. Tanto chiede la giovane marocchina per nascondere gli incontri di Arcore. Ma non è finita. In questa storia, infatti, spunta un presunto raggiro ai suoi danni orchestrato dall’amico della vita: Emilio Fede. Il direttore del Tg4 avrebbe concordato di trattenere per sé un terzo del prestito di Silvio Berlusconi a Lele Mora. Lo scrive questa mattina il Corriere della Sera, citando le intercettazioni telefoniche dei due indagati per favoreggiamento della prostitzione: “Sembra ch a caldeggiare la richiesta di Mora di ricevere circa un milione e 200 mila euro sia stato il direttore del Tg4 Emilio Fede, che con Mora avrebbe concordato di trattenere per sé 400.000 euro. All’insaputa di Berlusconi.

    E così, tra intercettazioni, verbali, interrogatori, che, secondo i pm, inchiodano il Cavaliere alle sue responsabilità penali, spunta anche il grande ricatto al premier. “Ho chiesto cinque milioni a Silvio Berlusconi per tacere”, perché “il mio caso è quello che spaventa tutti e sta superando il caso della D’Addario e della Letizia” . Ruby è molto chiara. Dopodiché prosegue: “Silvio mi ha chiamato spesso e mi ha detto di passare per pazza e raccontare cazzate. Perché io vado da lui da quando ho 16 anni”. La marocchina parla con l’ex fidanzato Sergio Corsaro. E’ molto loquace e a un’amica brasiliana rivela la strategia adottata davanti ai pm: “Ho negato tutto, ho detto che sono andata a casa. E che lui pensava che fossi maggiorenne anche perché sedici anni non li dimostro”. Quindi la recita. Con Ruby davanti ai magistrati a raccontare di come Berlusconi ”quando ha scoperto la mia età mi ha buttato fuori casa”. Insomma, quello che si prevedeva si sta puntualmente verificando. Il contenuto delle pagine dell’indagine milanese iniziano ad uscire. E con le notizie aumentano dubbi e domande. Ad esempio: la richiesta dei cinque milioni ha a che vedere con il prestito di un milione e mezzo fatto dal Cavaliere a Lele Mora. Lo stesso Mora che, a detta di Ruby, le avrebbe prestato migliaia di euro.

    Iniziamo, allora, da quel silenzio da pagare a carissimo prezzo. Cinque milioni. Ruby ne parla addirittura con il padre. “Silvio ha detto al suo avvocato: dille che le pagherò il prezzo che vuole, l’importante è che lei chiuda la bocca e che neghi”. Vale a dire: “Io non ho mai visto una ragazza di 17 anni”. La marocchina il quadro lo precisa meglio al telefono con un’amica brasiliana: “Il mio avvocato mi ha detto: dobbiamo trovare una soluzione”. Mentre alla madre del suo ex fidanzato, la giovane rubacuori confida: “Il mio caso è quello che spaventa più di tutti, io ne voglio uscire e con l’avvocato gli abbiamo chiesto cinque milioni di euro in cambio del fatto che io passi per pazza e lui ha accettato”. Chi era l’avvocato all’epoca dei fatti? Difficile capirlo. Il primo legale di Ruby è stato Luca Giuliante, già legale rappresentante del listino di Roberto Formigoni. L’incarico è passato successivamente a Massimo Dinoia. Sulla questione dei cinque milioni il primo a parlare è stato Giuliante. “Dev’essere la proiezione di un desiderio elaborato dalla sua fantasia”.

    Nessun dubbio, invece, sull’aiuto a Lele Mora da parte del premier, visto che è stato lo stesso Berlusconi ad ammetterlo. Quello che le intercettazioni aiutano a capire, invece, è il ruolo (interessato, secondo quanto emerge) del direttore del Tg4. “Il 22 agosto – continua il Corriere – alle 18.22 Fede e Mora cominciano a immaginare cosa dire al Cavaliere”. I due non hanno dubbi sulla disponibilità del premier, temono piuttosto qualche stop da avvocati e dirigenti che gli ruotano attorno. Ma Fede immagina, al telefono con l’impresario delle starlette, il suo colloquio con il Capo: “Gli dico: guarda, quest’uomo c’ha dato tutto ed è quello che ci ha dato soprattutto la riservatezza…capisco la prudenza, ma io ti dico solo questo…lui rischia la bancarotta…allora diventa peggio il problema”.

    Insomma, Berlusconi deve capire che Mora è più “sicuro” se non rischia la bancarotta. Poi si parla della cifra. Dice Fede, riferendosi al milione  e duecento mila euro: “Possono diventare uno e mezzo, io ne prendo quattro e tu otto, va bene?” La seconda puntata, scrive sempre il Corriere, avviene il 2 settembre, quando Fede chiede a Mora se si tratti di contanti. Mora dice: “No, no, cir..circolari”. Poi si accordano per la consegna della “parte” che spetta al direttore del Tg4, che dice: “Mi fai un regalo, un regalissimo!”

    Ruby in questura, le registrazione del 113 smentiscono la ricostruzione del ministro Maroni (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    E' il filone più grave dell'inchiesta. Qui Berlusconi è accusato di concussione. Il pm dei minori aveva disposto l'affido in comunità della amrocchina. Il capo del Viminale al parlamento invece dà una versione diversa

    Festini con ragazze, anche minorenni. Le carte aiutano a disegnare lo scenario. La cui gravità si compone definitivamente con la vicenda della famosa notte passata da Ruby alla questura di Milano. Da qui parte tutta la storia che oggi, secondo i pm, inguaia Silvio Berlusconi: favoreggiamento alla prostituzione minorile, ma soprattutto, ed è questo il reato più grave, concussione. Fino a ieri l’ipotesi vagava tra le indiscrezioni sulle carte dell’inchiesta. Oggi sappiamo che così fu nei fatti. E i fatti, supportati dalle intercettazioni, raccontano che il pm della procura dei Minori Annamaria Fiorillo chiese se Ruby fosse minorenne , dopodiché diede disposizioni irrevocabili: trovarle una comunità e se questo non fosse stato possibile trattenerla per la notte negli uffici di via Fatebenefratelli.

    A questo punto il caso chiarito si porta dietro un grosso quesito: perché il ministro dell’Interno Bobo Maroni il 9 novembre, riferendo in parlamento, smentì completamente la versione della Fiorillo? Perché disse: “Il personale ha applicato con assoluta certezza tutte le procedure di legge”? Perché la procura di Milano valuta come semplici vittime i funzionari della questura? Sulla vicenda poi pesa il ricorso della Fiorillo al Csm. Ricorso archiviato dagli alti giudici alla velocità della luce. In sostanza, la Fiorillo lamentava discrepanze tra i fatti avvenuti e la ricostruzione del capo del Viminale. Teorema puntualmente dimostrato dalle registrazioni delle telefonate giunte al 113.

    La storia inizia nel pomeriggio del 27 maggio 2010. E’ quasi l’ora del tramonto e Ruby Rubacuori si trova all’interno di un centro abbronzatura in corso Buenos Aires. In quel momento la vede Katia Pasquino. La ragazza si ricorda bene di quella giovane marocchina: qualche sera prima l’aveva ospitata nel suo appartamento. C’erano altre amiche. Solo che al risveglio Ruby era scomparsa portandosi via 3mila euro e molti gioielli. Ecco, allora, che Katia alza il telefono e denuncia la ladra. Pochi minuti e arriva la volante Monforte bis. Le cose cambiano. Perché ora, rispetto all’ottobre scorso (periodo in cui esplode lo scandalo), ci sono le registrazioni.

    L’agente avverte la Fiorillo: una lite tra tre ragazze e l’accompagnamento di una minore. “Dobbiamo sistemare la ragazza”, dice la Fiorillo. Che poi precisa in maniera irrevocabile: “La metta in comunità sperando che sia aperta, che l’accolga, se non dovesse accoglierla, l’autorizzo a trattenerla fino a  domani mattina, finché il pronto intervento non si metterà in moto per trovarle un posto”.

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