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  •  25/01/2011 Lele Mora: "Ruby ad Arcore nel 2009" (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Ricerca personalizzata

    Ghedini deposita alla Camera 29 interrogatori. Le indagini difensive sono cominciate prima che la notizia dell'inchiesta diventasse pubblica. Tutti scagionano il premier, ma qualcosa non torna...

    L'onorevole avvocato di B: "Una leggina anti pm pronta in Parlamento? Non ne so nulla" (segue video)



    C’è una spiegazione per tutto negli interrogatori difensivi depositati oggi alla Camera dalla difesa di Silvio Berlusconi sul caso Ruby (leggi l'articolo). Ma ci sono anche molte sorprese sconcertanti e alcune apparenti contraddizioni. Due su tutte: Niccolò Ghedini e Piero Longo hanno raccolto parte delle loro testimonianze direttamente ad Arcore come emerge dalla lettura di alcuni verbali. E soprattutto Lele Mora afferma di aver incontrato per la prima volta Ruby, la giovane marocchina che ha fatto scattare nei confronti del premier l’accusa di prostituzione minorile, nel 2009, quando aveva appena 16 anni, durante una cena a Villa San Martino. Il 2009 è lo stesso anno in cui Berlusconi frequentava la minorenne napoletana Noemi Letizia. Mora sostiene di non ricordare il mese, ma assicura che Ruby si presentò a lui come maggiorenne. E ovviamente nega che nella residenza del premier si siano mai svolti festini. Resta un fatto: il suo grande amico Emilio Fede aveva conosciuto Karima a Messina in occasione del concorso di bellezza “Una ragazza per il cinema”. E in un filmato di quella serata si sente il direttore del Tg4 che dice di essere rimasto molto impressionato dalla triste storia di una ragazza “egiziana” di soli 13 anni. Secondo l’accusa quella ragazza era Ruby, che in realtà ne aveva 16. Possibile dunque che tutti ad Arcore si siano bevuti la storia della sua maggiore età? Fra tanti dubbi, comunque, una certezza c'è: buona parte dei testimoni sono dipendenti di Silvio Berlusconi

    Caso Ruby, le contraddizioni di Nicole Minetti e Lele Mora

    C’è una spiegazione per tutto negli interrogatori difensivi depositati oggi alla Camera dalla difesa di Silvio Berlusconi sul caso Ruby. Ma ci sono anche molte sorprese sconcertanti e alcune apparenti contraddizioni. Due su tutte: Niccolò Ghedini e Piero Longo hanno raccolto parte delle loro testimonianze direttamente ad Arcore come emerge dalla lettura di alcuni verbali. Le domande sono spesso simili, ai testi si chiede di incontri con minorenni, di scene sessuali, di uso di droga. La risposta è sempre no. Berlusconi è sempre cordiale e affettuoso. Ma ci sono anche diverse incongruenze, A cominciare da Lele Mora.

    L’agente delle star afferma di aver incontrato per la prima volta Ruby, la giovane marocchina che ha fatto scattare nei confronti del premier l’accusa di prostituzione minorile, nel 2009, quando aveva appena 16 anni, durante una cena a Villa San Martino. Mora sostiene di non ricordare il mese, assicura che la ragazza si presentò a lui come maggiorenne, e ovviamente nega che nella residenza del premier si siano mai svolti festini. Ecco che cosa dice il 26 ottobre: “L’ho conosciuta la prima volta proprio ad Arcore nell’occasione di una cena dal presidente Berlusconi a Villa San Martino. Credo che ciò sia accaduto nel 2009, non sono in grado di ricordare il mese”. Resta però un fatto: il suo grande amico Emilio Fede aveva conosciuto Ruby a Messina in occasione del concorso di bellezza “Una ragazza per il cinema”. E in un filmato di quella serata si sente il direttore del Tg4 che dice di essere rimasto molto impressionato dalla triste storia di una ragazza “egiziana” di soli 13 anni. Secondo l’accusa quella ragazza era Ruby, che in realtà di anni ne aveva 16. Possibile dunque che tutti ad Arcore si siano bevuti la storia della sua maggiore età? Può Fede essersi dimenticato di quella ragazza così in fretta da non avvertire del rischio di invitarla ad Arcore nel 2009?

    Vale poi la pena di incrociare il dato con quanto la consigliera regionale Nicole Minetti dice, raccontando la famosa notte del 27 maggio 2010, durante gli interrogatori difensivi. Il verbale è del 25 ottobre, un giorno prima di Mora, un giorno prima della pubblicazione delle prime notizie sul caso da parte del Fatto. Minetti riferisce a Ghedini e Longo di avere saputo che Ruby era in questura da Michelle Conceicao, che Minetti dichiara di non conoscere: “Michelle Oliveira mi ha chiamata e mi ha chiesto di aiutarla. Michelle mi telefonava per conto di Rubi. Michelle non l’avevo mai conosciuta prima”. Solo in questura, dice Minetti, l’ex igienista dentale del premier scopre che la giovane marocchina ha meno di 18 anni: “Quando sono andata in questura ho appreso con grande stupore che Rubi, la quale aveva detto a noi che aveva ventiquattro anni e che li dimostrava – in realtà era ancora minorenne per qualche mese. In questura mi dissero che trattandosi di minorenne avrebbero potuto rilasciarla a me come affidataria temporanea. Pur perplessa perché la ragazza mi aveva mentito, essendo notte inoltrata e facendomi pena, acconsentii alla richiesta”.

    Una dichiarazione sorprendente, visto che Michelle, come risulta dalle registrazioni della questura, quando chiama per avere notizie di Ruby, sa benissimo e lo dice esplicitamente che ha diciassette anni. Possibile che non abbia detto niente alla Minetti? E ancora, chi ha detto a Michelle di chiamare proprio lei. Non certo Ruby, visto che dal suo tabulato non risultano chiamate. Da quelle di Michelle invece, risulta che prima di telefonare a Minetti(22:19), Conceicao ha già chiamato Spinelli (21:20), il tesoriere del premier, utilizzato da Berlusconi per inoltrare i bonifici e passare le buste piene di soldi alle ragazze. Berlusconi, invece, stando alla testimonianza di un’altra delle sue amiche, Miriam Loddo, sarebbe stato avvertito proprio da quest’ultima, a sua volta allertata da una chiamata di Michelle. Ma anche di questo giro di telefonate non vi è traccia nei documenti inviati dalla procura alla Camera.

    Inoltre, Nicole Minetti dal suo verbale tiene fuori il premier. La consigliera regionale, difesa a spada tratta da Berlusconi durante la sua telefonata carica di insulti a Gad Lerner, è stata ascoltata prima che fossero noti i risultati delle indagini. E non parla assolutamente del ruolo del presidente del Consiglio nella “liberazione” di Ruby e nel suo successivo affido. Dice, invece, di avere ricevuto richiesta di affido temporaneo proprio dalla questura e di avere acconsentito a malincuore.

    E ancora, come noto e mai smentito, la consigliera regionale prova talmente tanta “pena” che decide di abbandonare immediatamente Ruby alle cure della stessa Michelle, di cui, dice, non sa niente. Affida, quindi, per sua stessa ammissione, una semi-sconosciuta ad una completa sconosciuta. Solo dieci giorni dopo, dice, incontra Michelle per la prima volta, in un locale.

    Dice Minetti di venire a conoscenza in quell’occasione di una storia che definirà “strana” e che deciderà di registrare: “Michelle mi disse che la Rubi l’aveva denunciata perché diceva che la faceva prostituire. Michelle negò decisamente questa, dicendo che mai aveva fatto prostituire Rubi. Disse anche che a causa di questa denuncia le avevano bloccato i conti, le carte di credito e perquisito la casa. Michelle mi racconto che Rubi le aveva detto, prima di denunciarla, che in alcune occasioni era andata a cena dal Presidente Berlusconi, descrivendole gli ambienti, che c’era una discoteca che veniva chiamata “Bunga bunga” con un palo da lap dance, mi pare anche che mi disse che in questa discoteca avvenivano spogliarelli, ed inoltre di aver ricevuto somme di denaro dal Presidente Berlusconi. Michelle, che era molto in collera con Rubi per questa denuncia che lei riteneva infondata, mi disse altresì che la ragazza era una bugiarda cronica e che a suo parere faceva uso di sostanze stupefacenti e che lei riteneva che si prostituisse. Michelle mi chiese di poter parlare con il Presidente Berlusconi. Non ho dato alcun seguito alla sua richiesta”.

    Anche quest’ultimo dettaglio contrasta con i risultati finora pubblici delle indagini. Dalle carte della procura emerge, infatti, risulta che Michelle nella sua rubrica aveva registrto il numero di cellulare di “papi Berluscone”. La memoria elettronica del suo iphone dice che quel numero è stato memorizzato almeno 13 giorni prima dell’incontro, il 24 maggio, alle 2:59 del mattino. Mentre il 16 giugno alla sua rubrica si aggiunge anche il numero della residenza romana del premier, indicato come “casa Roma Silvio”. Ma non basta, nell’iphone ci sono anche due numeri dell’autista di Berlusconi, registrati il 3 febbraio del 2009. E poi Spinelli, che Michelle chiama per primo la sera del fermo di Ruby. Insomma, la escort brasiliana per scambiare due chiacchiere con il premier non aveva certo bisogno di Nicole Minetti.

    Caso Ruby, Ghedini: “Una legge anti-pm? Non ne so nulla” (http://www.ilfattoquotidiano.it)



    L’onorevole e legale del premier esce dalla Camera subito dopo aver depositato alla Giunta per le autorizzazioni a procedere gli atti a difesa del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, con le testimonianze di almeno 29 persone. Il primo commento a caldo a ilfattoquotidiano.it. Poi sulla proposta di legge anti-pm presentata dal collega Vitali risponde: “Non ne so nulla”.
    Servizio di David Perluigi, montaggio Paolo Dimalio

    Le indagini difensive di Berlusconi, ecco le carte consegnate alla Camera (ER, http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Ecco il contenuto delle indagini difensive dei legali di Berlusconi consegnato oggi alla giunta per l’autorizzazione a procedere di Montecitorio

    Ore 19.11 - I camerieri del premier: “Solo un ricordo vago di Ruby”

    Pur essendo stata diverse volte a Villa San Martino, Ruby non deve aver colpito molto il personale di servizio della residenza di Silvio Berlusconi visto che, ascoltati dagli avvocati del presidente del Consiglio, i camerieri raccontano di avere “solo un vago ricordo della giovane”.  ”Il nome ‘Ruby’ non mi dice nulla, dovrei vederla per ricordare”, ha risposo Alfredo Pezzotti, in servizio a casa Berlusconi dal 1990. ”No, il nome non mi dice nulla”, ha assicurato anche Michele Durante, cameriere del premier dal 2003, a quanto si legge nei verbali delle indagini difensive inviati alla Camera. ”Mi sembra di sì”, ha invece detto Lorenzo Brunamonti. “Vagamente il nome ma non ricordo il viso”, ha spiegato Dafni di Boni. Tutti, poi, hanno riferito che il premier non è mai rimasto durante le cene solo con i suoi ospiti, alcuni dei quali hanno talvolta passato la notte ad Arcore.

    Ore 19.06 - Caposcorta di B.: “Ad Arcore la vigilanza privata non fa un vero controllo all’entrata”
    “Non c’è una vera e propria identificazione e controllo” delle persone che entrano ad Arcore per incontrare Silvio Berlusconi. “L’ingresso compete al servizio di vigilanza privato e non alla sicurezza del presidente”. Lo ha detto, nel quadro della documentazione presentata dai difensori del presidente del Consiglio, il signor Antonino Battaglia, che si qualifica come “responsabile di uno dei turni della sicurezza del Presidente, fin dal 1990″. Il caposcorta ricorda che “quando le dimore del presidente erano considerate residenze alternative a Palazzo Chigi, le identificazioni erano effettuate in modo più accurato e secondo un protocollo. Ciò accadde, mi pare, fino a dopo la metà del 2006″. Attualmente, “per quanto a mia conoscenza, l’identificazione avviene all’ingresso con contatti con la segreteria, non con controllo di documenti, ma con una lista di invitati che viene comunicata alla segreteria. Sempre per quanto mi è dato sapere, se vi sono persone sconosciute queste di solito sono sempre accompagnate da persone già note alla segreteria”. Quanto alle serate ad Arcore il caposcorta sottolinea di non aver mai veduto atteggiamenti che andassero oltre “cordialità e correttezza” e che anche nella sala-musica nel seminterrato il presidente “non rimaneva mai solo, perché c’era il personale di servizio addetto al bar e alla musica”. Tra le testimonianze portate dagli avvocati difensori di Berlusconi ce ne sono sette di rappresentanti del personale di servizio, oltre a quella del dj che realizzava la colonna sonora delle serate e del cantante di fiducia del premier, Mariano Apicella.

    Ore 19.03 - Santanchè: “Mai conosciuta Ruby”
    Dice di conoscere Silvio Berlusconi da “vent’anni circa” e di averlo frequentato “per ragioni politiche molte volte”. Racconta di aver partecipato a pranzi di lavoro con il premier ad Arcore e di essere stata ospite a cena tre volte: “una volta alla presenza di una trentina di imprenditori nell’estate del 2010, la seconda volta con il direttore Feltri, il direttore Sallusti, sempre nel 2010. Ricordo un’altra cena di lavoro nel 2008 con Ghedini, Storace e Berlusconi”. Ai legali del premier Daniela Santanchè spiega tutte le volte che è stata ricevuta a Villa San Martino. A quanto si legge nel verbale delle indagini difensive presentate alla Giunta per le autorizzazioni della Camera, il sottosegretario all’Attuazione del programma di governo assicura di non sapere chi fosse Ruby: “Non la conosco”. Santanchè nega di aver mai visto un locale adibito a sala musica-discoteca nel seminterrato
    della villa di Arcore: “Non l’ho mai vista e non ne conoscevo l’esistenza”. In particolare, il sottosegretario dice di non aver “mai assolutamente” partecipato a riunioni conviviali con la presenza di persone di sesso femminile.

    Ore 18.59 - Il Dj: “Berlusconi mai da solo con gli ospiti”
    Alle cene ad Arcore, Silvio Berlusconi non è mai rimasto solo con gli ospiti. Lo ha raccontato ai legali del premier Danilo Mariani, il dj di villa San Martino, a quanto si legge nei verbali delle indagini difensive trasmessi alla Giunta per le autorizzazioni della Camera. Il premier restava da solo con i suoi ospiti in discoteca?, hanno chiesto Niccolò Ghedini e Piero Longo. “No, sempre insieme a me, al personale di servizio e agli ospiti”, ha risposto Mariani. Il dj ha poi assicurato di non avere mai assistito a spogliarelli o scene di sesso, che in discoteca si beveva moderatamente: “Il drink più alcolico era a base di champagne”, ha detto. Quanto a Ruby, ha poi spiegato, “associo questo nome a una ragazza mora, alta, di età intorno ai 20-23 anni”.

    Ore 18.59 - La show-girl Loddo: “B. non sapeva che Ruby fosse minorenne”
    Silvio Berlusconi non sapeva che Ruby fosse minorenne, “fino a quando non fu sollecitato a intervenire in suo favore la notte in cui la ragazza fu fermata in questura lo scorso maggio”. Lo ha detto agli avvocati difensori del premier Miriam Loddo. In un interrogatorio compiuto dall’avvocato Piero Longo il 2 novembre scorso, Loddo racconta la sua telefonata al premier  quando Ruby fu fermata dalla polizia: “Io fui contattata da Michelle – racconta – che mi narrò la situazione in cui si trovava la ragazza e mi chiese di informare l’on. Silvio Berlusconi di quanto era avvenuto. Io riuscii a parlare telefonicamente con il premier rappresentandogli l’accaduto e che, evidentemente, Ruby era minorenne perché la polizia chiedeva dei genitori”. Alla domanda su come reagì Berlusconi, Loddo risponde: “Rimase molto sorpreso dicendomi: ‘Ma come? In Italia si è maggiorenni a 18 anni e lei ne ha 24?”. In un altro interrogatorio svolto sempre dall’avvocato Longo il 26 ottobre, Miriam Loddo racconta di conoscere Berlusconi “da circa quattro anni” e di essere stata ospite nella villa di Arcore in “varie cene e dopocene”, compreso il periodo 2009-10. Tre gli ospiti ricorda anche Ruby, e risponde con un “assolutamente no” alla domanda se ci fossero altri ragazze che “all’evidenza” mostrassero meno di 18 anni. Quanto ai dopocena, Loddo nega che ci siano mai stati “spogliarelli parziali o integrali”, che non si è mai fatto uso di stupefacenti e, quanto agli alcolici, veniva offerto al più “un amaro o un calice di vino”. Infine l’atteggiamento del premier verso gli ospiti femminili: esso era “cordiale, educato e rispettoso”. E anche da parte di Ruby non c’è stato mai un atteggiamento “sconveniente dal punto di vista sessuale”.

    Ore 18.42 - Carlo Rossella: “Mai sesso ad Arcore”
    Mai sesso. Mai spogliarelli. Mai viste ragazze minorenni né, tantomeno, mai sentito parlare di una Ruby. Questo quanto riferito da Carlo Rossella il 28 ottobre scorso ai legali del premier Silvio Berlusconi, Piero Longo e Niccolò Ghedini, a quanto emerge dalla memoria difensiva presentata in giunta per le autorizzazioni della Camera.Rossella racconta che agli incontri di Arcore c’erano Emilio Fede, Lele Mora e una ventina di ragazze e, citando la sua lunga esperienza nel mondo del cinema e della tv, esclude tra queste vi potessero essere delle minorenni: “Ho un occhio esperto nel giudicare l’età delle donne”, ha spiegato Rossella ai legali del premier.

    Ore 18.35 - Medico e architetto di B.: “Minorenni alle feste? Mai”
    Alberto Zangrillo conosce Silvio Berlusconi dal 2002. Gianni Gamondi invece da 25 o 30 anni. L’uno è il medico curante del premier, l’altro il suo architetto. Entrambi sono tra le persone ascoltate dai legali di Berlusconi nell’ambito delle indagini difensive sul caso Ruby. Entrambi hanno dichiarato di non aver mai visto “figure femminili che all’evidenza potessero essere di età inferiore agli anni 18″, così come recita la domanda che viene loro posta da Niccolò Ghedini e Piero Longo. Come medico curante, il clinico conferma di aver preso parte più volte a cene e pranzi con il presidente, suoi familiari e collaboratori: “Di certo – racconta Zangrillo – non c’erano minori”. In sostanza, il responsabile della terapia intensiva del San Raffaele non avrebbe visto nulla di diverso da riunioni improntate a “corretto divertimento e festosità”. L’architetto Gamondi, che ne ha arredato le residenze, ricorda di aver una costante frequentazione con Berlusconi da anni e di aver più spesso partecipato a incontri conviviali, pranzi o cene a Villa Certosa che non a Arcore. C’erano, spiega, pochi collaboratori del Presidente (indica tra questi Carteri) e anche ospiti femminili, così come ragazzi e ragazze dei club a favore di Berlusconi. Un secco no è la risposta alla domanda sull’eventuale presenza di minorenni. Le cene a Villa Certosa, e quindi in Sardegna, avvenivano nei fine settimana, in occasione delle visite al cantiere di Berlusconi, insieme a collaboratori locali e suoi familiari e amici. A volte, c’erano anche ospiti femminili in quella che l’architetto sintetizza come un’atmosfera particolarmente cordiale e informale, con un padrone di casa affabile ed ospitale con tutti.

    Ore 18.35 - I legali avviarono indagini difensive prima che scoppiasse il caso
    Gli avvocati del premier Niccolò Ghedini e Piero Longo iniziarono a raccogliere le dichiarazioni degli ospiti delle cene di Silvio Berlusconi ad Arcore quando ancora il caso Ruby non era scoppiato sui giornali. E’ quanto emerge dai verbali trasmessi alla Giunta delle autorizzazioni della Camera. Le prime richieste di colloquio per le indagini difensive risalgono al 21 ottobre del 2010. Il Fatto Quotidiano scrisse per primo delle dichiarazioni sulle serate ad Arcore il 27 ottobre. A quella data, gli avvocati avevano già sentito 25 delle 29 persone le cui dichiarazioni sono state inviate a Montecitorio.

    Ore 18.32 - Rossi (Pdl): “Nei dopo cena B. era molto stanco”
    “Debbo ricordare che comunque nei dopocena il presidente era sempre molto stanco dalla lunga giornata di lavoro”. Così la deputata del Pdl Mariarosaria Rossi, nella testimonianza raccolta dai legali del premier a palazzo Grazioli il 28 ottobre 2010 e riportata nella memoria difensiva depositata oggi alla Camera. Rossi racconta che l’atteggiamento di Silvio Berlusconi nei confronti delle sue ospiti nei dopocena ad Arcore era “rispettoso, gentile”. E nega di ricordare Ruby. Nelle parole dell’onorevole del Pdl, i dopocena si svolgevano in “una sala musica e una sala teatro” di Arcore. “C’era un piccolo bar con bevande alcoliche, ma per lo più drink leggeri. L’uso di sostanze stupefacenti lo escludo categoricamente. Non si fumava nemmeno”. Berlusconi “non rimaneva mai solo con i suoi ospiti – racconta Rossi – perchè c’era sempre il tastierista Danilo, sempre un cameriere addetto al bar. D’altra parte continuavano a portargli documenti, agenzie, messaggi ed elenchi di telefonate”. Niente spogliarelli? “No mai!!”. Attività sessuali? “No”.

    Ore 18.26: La show-girl Faggioli: “Ruby ci disse che era stata maltrattata”
    “Si. mi ricordo che l’ho vista certamente durante una cena ad Arcore, era un’occasione particolare perché era una riunione di tipo politico, c’era senz’altro anche Nicole Minetti ed Emilio Fede e, forse, un’altra volta sempre nello stesso luogo – ha raccontato Barbara Faggioli, parlando di Ruby, in un interrogatorio condotto dai legali del premier Silvio Berlusconi – La ragazza ci aveva impietositi narrando le sue vicende personali, che era d’origine giziana, che la madre era una cantante famosa di cui ci fece vedere anche un video nella stessa serata tramite un computer. Ci disse poi che era stata maltratta dal padre, che era scappata di casa e che aveva perso i documenti. In quell’occasione ci disse anche che aveva, se non ricordo male, 24 o 25 anni. Non l’ho più rivista”.

    Ore 18.19 - Polanco: “Ad Arcore niente sesso in discoteca”
    Ricorda la presenza di Ruby nelle serate ad Arcore, ma assicura che quando c’era la minorenne “assolutamente non” ci sono stati “avvenimenti particolari o di natura sessuale”. Questa la testimonianza di Maria Esther Garcia Polanco, raccolta dagli avvocati di Silvio Berlusconi Piero Longo e Niccolò Ghedini e riportata nella memoria difensiva depositata oggi alla Camera. “Ruby è una ragazza molto alta, che ha detto che sua mamma era una cantante famosa egiziana e suo papà era brasiliano e che in Egitto lei stessa faceva la danzatrice del ventre – racconta Garcia Polanco – Diceva che aveva 24 anni e di essere laureata in estetica, che voleva aprire un centro estetico. L’ho vista ad Arcore una o due volte insieme ad altre persone”.
    Quanto a lei, la donna dominicana dice di conoscere Berlusconi “da quasi tre anni” e di aver partecipato a serate con “Barbara Guerra, Barbara Faggioli, Emilio Fede, Puricelli, un chirurgo di cui non ricordo il nome e altre ragazze”. Nega di aver mai pensato che fossero presenti minorenni e spiega che nelle serate nella discoteca di Arcore “si canta con il karaoke, qualcuno balla e si ascolta musica”. Niente spogliarelli, niente atti sessuali o “atteggiamenti con implicazioni di natura sessuale” (“assolutamente no”). “Io sono astemia – aggiunge – Si beveva comunque poco alcool e droghe non ne ho mai viste nè sentito parlare”. L’atteggiamento di Berlusconi? “Gentile e interessato ai problemi di tutti”.

    Ore 18.14 - Minetti: “Ho saputo che Ruby era minorenne solo in Questura”
    “Quando sono andata in questura hoappreso con grande stupore che Ruby, la quale aveva detto a noi che aveva 24 anni, e che li dimostrava, in realtà era ancora minorenne per qualche mese”. Lo dice Nicole Minetti rispondendo ai legali del premier Piero Longo e Niccolò Ghedini nelle controindagini difensive che sono state depositate oggi in giunta per le Autorizzazioni della Camera. La Minetti racconta di aver consigliato a Ruby di recarsi in questura per sporgere denuncia a farsi dare un duplicato dei documenti che la ragazza sosteneva le evesse sottratto il padre. “Che cosa è accaduto quando è andata in questura” le domandano gli avvocati. “Mi dissero che trattandosi di minorenne avrebbero potuto rilasciarla a me come affidataria temporanea. Pur perplessa perchè la ragazza mi aveva mentito, essendo notte inoltrata e facendomi pena acconsentii alla richiesta” risponde la Minetti.

    Ore 18.09 - Apicella: “Ad Arcore cene normalissime, Ricordo il nome di Ruby, ma non il volto”
    “Io suonavo per cene normalissime con familiari, imprenditori e politici, e a volte anche amici”. Ad assicurarlo è il musicista napoletano Mariano Apicella, ascoltato dai difensori di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo in un colloquio avuto il 21 ottobre 2010 a palazzo Grazioli, a quanto si legge nel verbale delle indagini difensive sul caso Ruby presentate alla giunta per le autorizzazioni alla Camera. Il cantante partenopeo (all’attivo ha scritto a quattro mani con il premier i testi delle canzoni contenute in 4 cd), dice di essere stato a villa San Martino, ad Arcore, “non sempre, alcune volte”, durante pranzi e cene organizzati dal Cavaliere nel periodo 2009-2010: “credo di esserci stato 5 o 6 volte”. A questi incontri conviviali, conferma, partecipavano anche donne, ma la composizione degli invitati non era prevalentemente femminile. Il numero dei partecipanti, dice, rispondendo alle domande dei legali, era di 10-15 persone. Quando gli chiedono se c’erano figure femminili che a suo parere dall’evidenza potessero essere di età inferiore agli anni 18, Apicella replica: “No, a parte nelle colazioni e le cene di famiglia dove c’erano i nipoti”. Apicella dice di ricordare solo “vagamente” il nome ma non il viso di una donna di nome Ruby”. Apicella ricorda alcuni ospiti: Emilio Fede, Giorgio Puricelli, Danilo Mariani “e alcune volte anche Renato Cerioli e sua moglia Licia Ronzulli”. Tra le presenze femminili ricorda “Maria Rosaria Rossi, Nicole Minetti, Barbara Guerra”. Il musicista esclude che durante questi incontri c’erano implicazioni di natura sessuale. Poi spiega di avere assistito a riunioni nella sala discoteca della villa di Arcore “in qualità di musicista”. Apicella assicura di non aver “mai” assistito a spogliarelli parziali o integrali e scene di attività etero o omosessuale nel corso del dopo cena in discoteca. Qual era l’atteggiamento di Berlusconi nei confronti delle ospiti donne, soprattutto nel dopo cena?, chiedono Longo e Ghedini. “Normale, socievole, di dialogo”, assicura Apicella.

    Ore 18.03 - Guardia giurata: “Accompagnai io Ruby ad Arcore”
    “Era una bella ragazza mora, con gli occhi scuri, capelli lunghi e lisci, diceva di essere di origine mista marocchina e brasiliana”. Il vigilantes privato che come guardia giurata presta servizio per la famiglia Berlusconi dal 2006, Angelo Reccia, ricorda così Karima el Marouhg, in arte Ruby, nel contro interrogatorio reso ai difensori del premier Piero Longo e Niccolò Ghedini. Nella sua versione dei fatti che ora è depositata in Giunta per le utorizzazioni della Camera, Reccia dice anche che la ragazza dimostrava circa una “ventina d’anni” e che raccontava di fare “la danza del ventre, di essere incinta, e che doveva recarsi in Brasile”. Il vigilantes esclude di avere mai consegnato a Ruby buste di denaro.

    Ore 18.00 - Tesoriere di B.: “Consegnai 8500 euro”
    Berlusconi un giorno, “mi pare fosse fine primavera-inizio estate di quest’anno, mi ha avvisato che mi avrebbe cercato una ragazza di nome Ruby e che potevo riceverla perché avevo bisogno di essere aiutata”, spiega Spinelli, il tesoriere di Berlusconi. Il premier, aggiunge, “spesso mi invia delle persone bisognose, da lui conosciute anche in tempi remoti” per ascoltarle e “nel caso”  aiutarle “anche economicamente”. ”Ricevetti la ragazza per la prima volta nel mio ufficio sito in Milano Due e poi la vidi altre 4-5 volte”, riferisce ancora. In quell’occasione “mi chiese 5.000 euro, ma io ne avevo disponibili in cassa 3.000 e tanto le diedi”.  La settimana successiva “Ruby si ripresentò e io, avendo parlato con il presidente e spiegato la necessità che mi erano state rappresentate, fui autorizzato a consegnarle ulteriori 2.000 euro”. Ruby si ripresentò un mese dopo e raccontò a Spinelli la sua “triste storia”. Disse di essere “stata cacciata di casa dalla coinquilina” e di avere avuto un litigio con lei. “In volto si notava un vistoso ematoma provocato da questa sua coinquilina”, spiega. In quel caso, anche se Ruby era arrivata senza preavviso, Spinelli si sentì “sempre autorizzato dalle precedenti indicazioni del presidente” e le diede 3.500 euro. La giovane marocchina si presentò almeno altre due volte agli uffici di Spinelli. La prima volta lui non c’era e un suo collega le diede 100 euro “per liberarsi” di lei. Ruby andò da Spinelli ancora. “Verso metà ottobre di quest’anno Rubi si è recata presso il mio ufficio senza preavviso nonostante le avessi detto di non venire”. In quell’occasione Spinelli le diede “300 euro purché si allontanasse”.

    Ore 17.54 - Ruby negli atti: “Mai avuti rapporti sessuali con B.”
    ”Non ho mai avuto alcun tipo di rapporto sessuale con Silvio Berlusconi”. Lo ha sostenuto Karima el Marough, ormai nota come Ruby, rispondendo ai legali del premier Piero Longo e Niccolò Ghedini nelle contro indagini difensive che sono state depositate oggi in Giunta per le autorizzazioni della Camera

    Ore 17.46 - Yespica: “Per me B. è figura paterna”
    “Per me una figura paterna”. Così Aida Yespica ha definito il premier Silvio Berlusconi, nel verbale delle indagini difensive condotte dagli avvocati del premier e depositate alla Giunta delle autorizzazioni della Camera che dovrà decidere sulla richiesta di perquisizione degli ufficio di Giuseppe Spinelli. Nel suo racconto, Yespica assicura di non avere mai assistito, durante le serate ad Arcore, né a spogliarelli, né ad attività sessuali. La show-girl ha assicurato di non conoscere Ruby, ma ha aggiunto: ”potrebbe essere una ragazza di circa 25 anni che mi ha chiesto il permesso di farmi una foto con il suo telefonino”.

    Ore 17.43 - Alfano (Pdl): Anch’io alle serate di Arcore, niente di male”
    “Anche io ho partecipato a incontri, serate e cene varie a casa del presidente del Consiglio e posso dire che non è mai capitato nulla di particolare o di male”. Queste le parole del ministro della Giustizia Angelino Alfano nel corso della registrazione del programma ‘Matrix’ che andrà in onda questa sera su Canale 5 che ha come tema lo scontro tra politica e magistratura.

    Ore 17.42 - La Russa (Pdl): “La fidanzata di B. è giovane e maggiorenne”
    “Giovane, largamente maggiorenne,italiana, alta come lui”: è questo l’identikit della presunta fidanzata di Silvio Berlusconi fatto dal ministro della Difesa Ignazio La Russa oggi ai microfoni del programma di Radio2 “Un Giorno da Pecora”. Incalzato dalle domande dei conduttori, il coordinatore nazionale del Pdl ha svelato qualche indizio sulla donna: “L’ho incontrata, sì, l’ho vista”. Com’è? “E’ bella”. Italiana o straniera? “Italiana”. E quanti anni ha? “Non le ho chiesto la carta d’identità, è giovane”. Minorenne? “Non è minorenne, anzi è largamente non minorenne”. Santanchè, Rossi, Minetti, Manna, Pavlova, Gagliardi: per caso è una tra queste? “Ma va, ma va, non è nessuna di queste”. E fisicamente com’è? “E’ alta come lui”. E ha belle gambe? “Penso di sì”.

    Ore 17.39 - I legali del premier sentono 29 persone, anche la Yespica
    Carlo Rossella, Mariano Apicella, Maria Rosaria Rossi, Licia Ronzulli, Daniela Santanchè. E naturalmente lei, Ruby. Sono solo alcuni dei 29 potenziali testimoni nella vicenda Ruby ascoltati dai legali di Silvio Berlusconi. I loro racconti sono stati trasmessi alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera che dovrà decidere sulla richiesta di perquisizione degli uffici di Giuseppe Spinelli. Lungo dunque l’elenco dei famosi. Scontata la presenza di Lele Mora. Non c’è invece Emilio Fede. Tra le bellissime ospiti del premier sentite da Piero Longo e Niccolò Ghedini, anche Ayda Yespica, Barbara Faggioli e Nicole Minetti.

    Ore 17.34 - Ruby: “Fui io a dire che ero la nipote di Mubarak”
    “Quando ho conosciuto Berlusconi gli ho detto di essere figlia di una nota cantante egiziana e nipote del presidente Mubarak, che pure non avrebbe avuto buoni rapporti con mia madre”. A confermare questa versione è Karima el Marough, ormai nota come Ruby, controinterrogata dai legali del premier Piero Longo e Niccolò Ghedini.

    Ore 17.33 - Mora ai legali di B.: “Conobbi Ruby ad Arcore nel 2009″
    Lele Mora ha conosciuto la giovane Ruby ad Arcore nel 2009. A riferirlo è stato lo stesso agente dello spettacolo agli avvocati del premier Silvio Berlusconi che lo hanno sentito nel corso delle indagini difensive nel corso della vicenda. Mora, a quanto riferisce chi ha letto i verbali, racconta di avere visto per la prima volta la giovane a Villa San Martino nel 2009 anche se non ricorda in che mese. Una settimana dopo la giovane si presentò nel suo ufficio e gli chiese di lanciarlo nello spettacolo. Raccontò di essere egiziani e di avere 24 anni. Mora riferì poi di averla incontrata diverse volte ad Arcore e in un’occasione ha racconto di averle dovuto pagare 350 euro per un taxi. Solo in primavera di quest’anno, riferisce ancora lui stesso, Mora venne a sapere che Ruby era minorenne si arrabbiò moltissimo. La sera del fermo della giovane marocchina, un’amica gli telefonò dicendo che Ruby aveva bisogno di un avvocato. Mora allora gli spedì uno dei legali della sua agenzia. Ruby poi raccontò a Mora di essere stata ascoltata moltissime volte in procura, forse più di venti, da un magistrato che le faceva domande intime. Mora poi ha di nuovo negato che a Villa San Martino si tenessero festivi trasgressivi. “La cosa più oscena che si faceva era cantare”, ha assicurato.

    Pdl, Podestà lascia la guida del partito in Lombardia (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Difesa blanda di Nicole Minetti e incapacità a fermare la "rottamatrice" Sara Giudice: il coordinatore regionale lascia l'incarico. Con ogni probabilità sarà sostituito da Mario Mantovani

    Una difesa blanda e poco incisiva di Nicole Minetti, con l’aggravante di non essere riusciti ad arginare la fronda aperta dalla giovane del Pdl Sara Giudice che è riuscita a raccogliere in pochi giorni oltre cinquemila firma tra i militanti e a rallentare la propaganda elettorale del partito a favore del governo. Per questo il passaggio di mano alla guida del Pdl in Lombardia ha subito un’accellerazione: oggi Guido Podestà ha lasciato l’incarico, passando il testimone al vice Massimo Corsaro. Ma la poltrona rimarrà vacante per poco: tra stasera e domani il premier, cui spetta la nomina dei coordinatori regionali, indicherà il successore di Podestà. La staffetta era prevista già da novembre e i nomi per la successione da sempre sono due: Mario Mantovani, senatore e sottosegretario con delega per la casa, e Licia Ronzulli. Complice il coinvolgimento dell’eurodeputata nelle carte dell’inchiesta sul Ruby gate, la scelta dovrebbe cadere, dicono i vertici del Pdl lombardo, su Mantovani. L’ordine è arrivato direttamente dal premier.

    Ufficialmente Podestà ha motivato le dimissioni con un “sovrapporsi di incarichi istituzionali sempre più assorbenti”. Il comunicato ufficiale recita: “Tenendo conto degli impegni connessi ai prossimi appuntamenti elettorali che richiederanno una disponibilità di tempo pressoché totale a chi dovrà ricoprire la responsabilità di guida del Popolo della Libertà in Lombardia, ha oggi rassegnato le dimissioni da coordinatore regionale del partito”. Nella nota si spiega infine che Podestà ribadisce “il proprio impegno a sostenere lealmente l’azione di Governo portata avanti dal presidente Silvio Berlusconi, a favore della crescita dell’Italia”.

    Il nome del successore, garantisce Corsaro, raggiunto telefonicamente, “si saprà a breve”. Forse già in serata durante il vertice del partito convocato dal premier a Palazzo Grazioli. Intanto la richiesta di dimissioni di Nicole Minetti lanciata da Sara Giudice, la “rottamatrice” del Pdl, come lei si è definita, ha raggiunto le cinquemila firme tra militanti e giovani del partito critici con i vertici locali. “Noi siamo fedeli al Pdl ed al Presidente Berlusconi, crediamo fermamente nel progetto politico di un grande partito nazionalpopolare di centrodestra ma vogliamo che la futura classe dirigente italiana sia selezionata secondo limpidi e rigorosi criteri di partecipazione, trasparenza, rinnovamento e meritocrazia”, hanno nuovamente precisato i giovani esponenti del Pdl, negando la possibilità di una loro possibile espulsione dal partito. Deciderà il successore di Podestà.

    Zanardo: “O sante o puttane, è la concezione delle donne che emerge dal caso Ruby” (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    Secondo l'autrice del documentario "Il corpo delle donne", i festini di Arcore restituiscono l'immagine di ragazze che usano il loro corpo come merce di scambio per l'ascesa sociale. Colpa della tv commerciale. Ma anche la sinistra ha le sue responsabilità

    L’Italia deve abbandonare la dicotomia cattolica della ‘femmina santa o puttana’ e la sinistra, complice del modello culturale diffuso dalla tv commerciale, deve proporre un’alternativa al corpo come merce di scambio per l’ascesa sociale. Per Lorella Zanardo, autrice del documentario “Il corpo delle donne”, lo scandalo dei festini di Arcore delinea un’immagine del ‘sesso debole’ profondamente radicata nel nostro paese e, purtroppo, non c’è niente di inaspettato: “Dalle intercettazioni constatiamo ciò che abbiamo lasciato sviluppare noi adulti negli ultimi 30 anni”.

    Nulla di nuovo quindi?
    Esatto. Sono arrabbiata con la mia generazione over 40 con la sinistra che ha permesso tutto questo. Non è vero che le ragazze vogliono fare solo le veline e chi lo desidera è perché ritiene che la tv permetta di esistere, e se non appari non esisti. Lo vediamo con il nostro progetto di media education (“Nuovi occhi per la tv”, corso di mediaeducation, ndr) che portiamo nelle scuole di tutta Italia.

    La sinistra quindi è complice.
    Sì, non ha fatto la legge sul conflitto di interessi e ha sottovalutato il potere della tv. E’ stata colpa di un liberismo pernicioso, quel desiderio di benessere che ha fatto proseliti bipartisan. Il risultato? Che mentre Bossi si fa fotografare in canottiera vicino agli alpini, i leader dell’opposizione preferiscono il cachemire, Capalbio, le barche, i pranzi con De Benedetti. Ma se sono un poveraccio una foto di George Clooney non serve a niente. Bisogna tornare nelle fabbriche per reale interesse, non perché fa figo. I giovani chiedono modelli di riferimento e bisogna che noi diamo risposte.

    Quali sono gli elementi che convincono le ragazze a vendersi a Berlusconi?
    La proposta di ascesa sociale, che determina l’esistenza dell’individuo secondo la cultura televisiva, e il guadagno facile. Ogni giorno mi arrivano mail di ragazze che prendono 800 euro al mese quando riescono a trovare un lavoro. Portarne a casa qualche migliaio a serata fa una bella differenza. La sinistra deve proporre un discorso sulla morale, non sul moralismo, e sul valore di rispetto, dignità. Pare che oggi ce ne vergogniamo.

    Nelle intercettazioni le ragazze parlano di Berlusconi come un ‘vecchio’ che ‘deve sganciare’ e allo stesso tempo sentiamo dichiarazioni di amore e devozione, come ha fatto ad esempio Evelina Manna. Perché?
    Credo che temano la verità e le sue conseguenze. Del resto alcune del ‘giro’ sono poco più che maggiorenni, inesperte. Mettere nei pasticci il presidente del Consiglio fornisce una dose di euforia tanto forte quanto la paura per il rischio che si corre.

    C’è chi crede di finire come Brenda, la trans del caso Marrazzo ritrovata carbonizzata nel suo appartamento.
    Tutti avremmo paura. Queste ragazze sono entrate in contatto con le massime cariche istituzionali, da piccole e indifese sono state ammesse al cospetto del potere.

    Le serate sono gestite da ‘dirigenti’ al femminile, da Licia Ronzulli a Nicole Minetti. Che immagine ha una donna che si presta a coordinarne altre come oggetti ad uso e consumo degli uomini paganti?
    Bisogna distinguere se l’organizzazione è portata avanti da giovani coetanee o donne adulte. Nel primo caso procacciano situazioni e serate per le loro simili per essere ‘manager del proprio corpo’, come aveva dichiarato Sara Tommasi dopo una laurea in Bocconi e un reality. Se invece ci sono donne adulte è più doloroso: si tratta di un’interruzione dei rapporti intergenerazionali in cui la tv ha molta responsabilità. Oggi si mette in dubbio che tra una donna adulta e una giovane sia possibile una relazione profonda perché conta solo il corpo oggetto e le over 40 si sentono sconfitte o assediate nella competizione fisica. Così si è persa la capacità di fare rete.

    Siamo sicuri che sia un elemento introdotto dalla tv?
    La tv l’ha amplificato molto. Certo, anche negli anni 50 le mamme mandavano le figlie a Miss Italia e in tempi antichi le cortigiane erano donate da madri compiacenti. Ma si trattava di eccezioni. Oggi l’analogo di questi eventi rimbomba attraverso il piccolo schermo. Per l’80% della popolazione che si informa, le notizie arrivano dalla tv. E ‘se l’hanno detto in tv’ è vero e indiscutibile.

    Abbiamo visto le interviste a Sabina Began su SkyTg24 e a Ruby da Alfonso Signorini che ribadiscono la loro gratitudine al premier e prendono le distanze da orge e festini a sfondo sessuale. Perché recitano la parte delle ragazze caste?
    Perché siamo in Italia. Da una parte abbiamo la tv, dall’altra la nostra cultura ancora profondamente cattolica, secondo cui esistono due tipi di donne: la santa e la puttana. Nel nostro paese non si è fatta strada la proposta di donna emancipata: o va a letto coi potenti o è poverina e sfruttata. Ci manca quel che hanno in Germania e Francia, ovvero la femmina con lo sguardo alto e fiero, soggetto e non oggetto che non è bacchettona e motiva le sue ragioni. Queste sceneggiate adoranti per Berlusconi fanno presa sul pubblico perché si è convinti che la donna non sia indipendente.

    In tutto questo anche le donne avranno le loro responsabilità.
    Sì, quelle adulte. Per me Ruby e Noemi Letizia sono bambine, è mostruosa una società che le giudica creature in grado di circuire politici adulti e smaliziati. E’ come ai tempi delle streghe al rogo. Che cosa manca a noi donne per farci rispettare? Siamo il 60% del pubblico tv, il 55% del welfare, determiniamo il mercato.

    Ecco, cosa manca alle donne?
    Dobbiamo smettere di cercare l’approvazione dell’uomo, lavorare su autostima e indipendenza, ricominciare a fare rete intergenerazionale.

    Legittimo impedimento, la Consulta. Il giudice valuti la natura dell’impegno (http://www.ilfattoquotidiano.it)

    La normativa, firmata dal presidente della Repubblica il 7 aprile 2010, metteva al riparo il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi dai processi a suo carico. Per la Consulta la normativa violava gli articoli 3 e 138 della Carta costituzionale

    “Rientra nel potere del giudice valutare, caso per caso, se lo specifico impegno addotto dal presidente del Consiglio dei Ministri dia in concreto luogo ad impossibilità assoluta di comparire in giudizio”. E ancora: “Il principio della separazione dei poteri non è violato dalla previsione del potere del giudice di valutare in concreto l’impedimento, ma, eventualmente, soltanto dal suo cattivo esercizio, che deve rispondere al canone della leale collaborazione”. Sono questi due passaggi delle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale che lo scorso 13 gennaio ha bocciato la legge sul legittimo impedimento. La normativa, firmata dal presidente della Repubblica il 7 aprile 2010, metteva al riparo il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi dai processi a suo carico. Per la Consulta la normativa violava gli articoli 3 (sull’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge) e 138 (sulle norme di rango costituzionale) della Carta costituzionale.

    Secondo i giudici, la leale collaborazione fra i diversi poteri dello Stato deve esplicarsi mediante una serie di soluzioni che devono essere ispirate al coordinamento dei rispettivi impegni: “Per un verso, il giudice deve definire il calendario delle udienze tenendo conto degli impegni del presidente del Consiglio dei ministri riconducibili ad attribuzioni coessenziali alla funzione di governo e in concreto assolutamente indifferibili. Per altro verso, il presidente del Consiglio dei Ministri deve programmare i propri impegni, tenendo conto, nel rispetto della funzione giurisdizionale, dell’interesse alla speditezza del processo che lo riguarda e riservando a tale scopo spazio adeguato nella propria agenda”. Insomma il premier qualora fosse impossibilitato a presentarsi in udienza dovrà motivare il suo impedimento con un “impegno preciso e puntuale”.

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