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  • 20/02/2007 Quel che resta di Vicenza (mazzetta, http://www.altrenotizie.org)

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    Nella ridente cittadina di Vicenza, che pure da qualche tempo ride poco, è andato tutto bene. Chi avesse creduto alle dichiarazioni dei politici, dei funzionari e delle stampa ieri era in attesa di notizie che non potevano pervenire, perché tutta la costruzione messa in piedi in questi giorni era semplicemente falsa. Ancora ieri uno dei principali quotidiani dava conto della preparazione di una unità di soccorso batteriologico, adatta anche a fronteggiare la minaccia di un attacco all’antrace. Sfortunatamente per chi ha steso l’articolo, la realtà ci dice che non c’è cura per la contaminazione da antrace, ma ci dice anche che “l’allarme antrace” era una bufala, un falso. Così come è stata un considerazione falsa quella che ha giustificato la costituzione dell’unità di soccorso, visto che a memoria d’uomo non si sono verificati attacchi chimici nel nostro paese.

    Il terrificante allarmismo montato con il contributo fondamentale del Ministro dell’Interno e del leader della Margherita era chiaramente infondato, non c’era alcuna possibilità di vedere all’opera gli ultras del calcio insieme ad altri “odiatori” della polizia; non c’era alcun possibilità di attacchi e vandalismi, non c’era alcun possibilità di colpi di mano da parte dei “terroristi”, fossero padovani o islamici.

    La dinamica della manifestazione era chiara ed esplicita: la manifestazione era organizzata dai vicentini, dal comitato locale; chi arrivava da fuori giungeva e si metteva a disposizione. Intenzioni esplicitate da tutti, anche dai settori della galassia movimentista che attraversano i centri sociali. Un atteggiamento non dissimile da quello tenuto in altre occasioni, un modus operandi che è stato teorizzato e adottato parecchio tempo fa, almeno da qualche anno; ma conviene far finta di niente: C’è anche chi è arrivato a sostenere che trasmettere una intervista di Casarini sia “offensivo”. Eppure non risulta che Casarini abbia mai avuto a che fare con le armi o il terrorismo.

    Allo stesso modo è stata falsificata l’immagine dei vicentini; prima di tutto descrivendo la protesta come minoritaria, poi cercando di connotarla con definizioni prese senza molta intelligenza dall’armamentario della propaganda meno qualificata. Ignorare o negare completamente la presenza di migliaia di persone clamorosamente non ascrivibili alle simpatiche categorie di “pacifinto, rosso o terrorista”, non è servito a molto, se non a dimostrare anche a queste persone che si fa uso della menzogna sistematica. Vittime di questo squadrismo giornalistico sono rimasti addirittura quelli di Azione Giovani (AN). Hanno scelto di protestare a Caldogno, in disparte, per distinguersi. Dai giornali però non è possibile capire se abbiano manifestato pro o contro la base, ci sono cronache contrastanti, qualcuno non la racconta giusta. Anche Alessandra Mussolini ha sfilato altrove (inibita dalla questura) e si è detta indignata che non le fosse permesso quello che si consentiva alle “orde” in arrivo.

    La manifestazione di Vicenza ha dimostrato che i cittadini stanno imparando a gestire questo genere di aggressioni politico-mediatiche e di ammortizzarne gli effetti. Lo schema di collaborazione con le lotte locali ha dato frutti concreti (Scanzano, Val di Susa) e costruito relazioni, arrivando a ricostituire la moltitudine dei cittadini consapevoli che dice”no” alle decisioni con le quali lontani centri di potere mettono in pericolo la loro qualità della vita e l’ambiente nel quale vivono.

    Dopo questa sconfitta totale, dal fronte governativo viene offerto un dibattito sul “come” fare la base. Una presa in giro già vista, a meno che il governo non sia disposto ad accettare condizioni pesanti come l’inibizione della base agli aerei o una condizione per la quale, con il raddoppio, si stabilisca anche un termine per la totale la completa sparizione della Ederle da Vicenza, al massimo tra una decina d’anni; ipotesi da fantascienza, tanto per dire.

    E’ prevedibile che l’offerta del dibattito non farà deflettere i vicentini dalla protesta, tanto più che dopo l’iniezione di solidarietà ed il successo della manifestazione, ora hanno il morale alto e la consapevolezza dei loro mezzi. Allo stesso tempo il governo deve ancora inventarsi un modo di aggirare la mancanza della Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) che nel caso di Vicenza non c’è, mentre ci dovrebbe essere; una rinuncia dettata da una sconfitta sul piano legale metterebbe definitivamente a nudo un iter illegittimo per il raddoppio della base. Sulla VIA si è arenata anche la Tav.

    A Vicenza la paura è stata sconfitta, anni di false accuse e falsi allarmi sono evaporati; nel momento di massimo sforzo la propaganda si è strappata e ha mostrato a tutti chi si nasconda dietro questi trucchi. Questi falsi allarmi, non meno falsi degli ennesimi diari del duce esibiti in settimana, creati dalla destra come dalla sinistra al fine di ingannare i cittadini e di calpestarne i diritti e di eludere le leggi. Costruzioni ardite quanto strumentali, ben al di là della buona fede; questa volta hanno fallito.
    Gli ultimi anni, caratterizzati dall’abuso nell’impiego (e dalla costruzione) della paura come strumento di controllo sociale in maniera assai maldestra, hanno reso i cittadini immuni da questo tipo di suggestioni.

    Questo evento ha marcato ancora di più la distanza della politica istituzionale e dei media dalla realtà delle persone comuni, che reclamano invece attenzione e rispetto; hanno mostrato un grado di autoreferenzialità, malafede e strumentalizzazione che, fallendo, ha aperto gli occhi a molti tra quelli che ancora erano distratti.

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