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  • 29/07/2008 «Su Base Vicenza consenso politico» Via libera del Consiglio di Stato (http://www.lanuovaecologia.it)

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    Bocciata l'ordinanza di sospensione emessa dal Tar Veneto il 18 giugno: Per Palazzo Spada il consenso del governo all'ampliamento dell'aeroporto militare non è sindacabile. Il referendum non si può fare. E sui rischi ambientali «Nessuna evidenza»

    Il progetto di ampliamento della base militare Usa di Vicenza deve andare avanti. Il Consiglio di Stato ha ribaltato l’ordinanza emessa dal Tar del Veneto il 18 giugno accogliendo il ricorso della presidenza del consiglio dei ministri e del ministero della Difesa. Il tribunale amministrativo aveva ritenuto fondati i motivi del ricorso presentato nel settembre 2007 dal Codacons del Veneto e dall’Ecoistituto Alex Langer di Mestre contro la realizzazione della base.

    UN CONSENSO “POLITICO”. Nell'ordinanza del Tar si sottolineava tra l'altro che “nessuna traccia documentale di supporto è stata riscontrata” sull'atto di consenso “presentato dal governo italiano a quello degli Stati Uniti, espresso verbalmente nelle forme e nelle sedi istituzionali”. Proprio qui risiede una delle ragioni che hanno indotto la IV Sezione del Consiglio di Stato a non condividere le valutazioni del Tar sulla legittimità dei provvedimenti impugnati. “Il consenso prestato dal governo italiano all'ampliamento dell'insediamento militare americano all'interno dell'Aeroporto Dal Molin è un atto politico, come tale insindacabile dal giudice amministrativo, secondo un tradizionale principio sancito dall'art. 31 del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato”.

    L’ACCORDO DEL ’54. Questa insindacabilità – spiega Palazzo Spada – “riguarda non solo il contenuto dell'atto, ma anche, a maggior ragione, la sua forma, propria dell'ordinamento nel quale l'atto si è formato”. Il nulla-osta del Ministero della Difesa – recita la nota del Consiglio di Stato – “si inquadra nella procedura appositamente prevista per le attività a finanziamento diretto statunitense (secondo quanto previsto dall'accordo bilaterale Italia-Stati Uniti d'America del 20 ottobre 1954, tuttora coperto da classifica di riservatezza) la cui realizzazione è demandata ad una apposita Commissione mista costruzioni (Cmc), costituita nell'ambito della direzione generale dei Lavori e del Demanio del ministero della Difesa”.

    NO AL REFERENDUM. Ma l’annullamento dell’ordinanza del Tar Veneto si fonda anche su altri due motivi. Per il giudice amministrativo di secondo grado il via libera all'ampliamento della base Usa non può dipendere dall'esito della consultazione della popolazione interessata e non risultano "riscontri concreti" sui rischi di danno ambientale. “Non rientra nella procedura di autorizzazione a un insediamento militare, di esclusiva competenza dello Stato, la consultazione della popolazione interessata – recita la nota –  né tanto meno essa è prevista nella procedura risultante dal Memorandum del 1995; tale consultazione è stata soltanto ipotizzata nelle dichiarazioni del Ministro della Difesa pro tempore in sede parlamentare". Palazzo spada sottolinea, inoltre, che "la realizzazione di infrastrutture sul territorio nazionale, finanziata dagli Stati Uniti, è disciplinata dal Memorandum del 1995, che prevale sulla disciplina italiana e comunitaria in materia di procedure ad evidenza pubblica per l'assegnazione delle commesse pubbliche".

    I RISCHI AMBIENTALI. Quanto ai profili di danno ambientale segnalati nell'ordinanza del TAR, la quarta sezione li ritiene "privi di riscontri concreti, anche in relazione alla successiva autorizzazione alla progettazione dell'intervento sul lato ovest dell'Aeroporto – per cui si è rivelato determinante l'impulso del Commissario straordinario – che ha spostato il progettato ampliamento su una area già destinata prevalentemente ad attività aeroportuale e di cui è prevista la dismissione da parte della amministrazione militare italiana, senza quindi alcun cambio di destinazione d'uso”.

    No Dal Molin: «Riprende la lotta» (http://www.lanuovaecologia.it)

    Dal presidio permanente contro il raddoppio della Base Usa arriva la reazione alla pronuncia del Consiglio di Stato. Cinzia Bottene: «I cittadini di Vicenza continueranno nella loro opposizione alla base»

    Il presidio permanente per il no al raddoppio della base Usa di Vicenza “era preparato a una decisione del genere" che "non cambia la sostanza delle cose". Lo afferma la consigliera comunale e leader del comitato No Dal Molin Cinzia Bottene commentando la decisione del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso della presidenza del consiglio del ministri. “I cittadini di Vicenza continueranno nella loro opposizione alla base – rileva Bottene – Vedremo se gli Usa si assumeranno la responsabilità di imporcela comunque”.

      Stessa determinazione nelle parole di Francesco Pavin, uno dei portavoce del movimento No Dal Molin. “Da oggi a Vicenza riparte la mobilitazione” – spiega Pavin – Il primo atto sarà la riunione di questa sera alle 20.30 davanti al presidio di ponte Marchese: durante l'incontro verranno decise altre iniziative di protesta”. Anche ad agosto, aggiunge, non cesserà l'attività contro il raddoppio della base, “che avrà il suo culmine dal 3 al 14 settembre in occasione del campeggio nazionale attorno al presidio”. Sulla sentenza, Pavin assicura che il presidio “è combattivo e deciso a mettere i bastoni tra le ruote sull'attività di costruzione della base”.
    Entrando nel merito della decisione del Consiglio di Stato,
    Pavin ritiene che si tratta “semplicemente di un atto politico” dell’esecutivo. “Invece di valutare i contenuti del ricorso del Tar Veneto – aggiunge – il Consiglio di Stato ha sposato in toto la posizione politica del governo Berlusconi”. Quanto al neoconfermato commissario del governo Paolo Costa, l'attivista lo definisce “una persona indesiderata, che si sta costruendo una poltrona sopra la testa dei vicentini”.

    http://www.lanuovaecologia.it

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