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  • 07/03/2006 Tutti gli Incentivi del Reddito minimo (Ugo Colombino, www.lavoce.info)

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    Si sostiene da più parti, compresi molti interventi su lavoce.info, l’opportunità di introdurre in Italia una forma di reddito minimo garantito. Le versioni, gli obiettivi e le motivazioni di un istituto di questo tipo sono molte. Permetterebbe comunque di semplificare e unificare in un interevento generale e trasparente una serie di politiche occasionali e caotiche, ma contribuirebbe anche all’efficienza del sistema economico sia nel breve che nel lungo periodo.

    Un istituto a favore dell’efficienza

    Un sostegno generalizzato e sicuro del reddito, infatti, renderebbe meno penosi i processi di mobilità e di qualificazione dei lavoratori e aiuterebbe a separare i problemi di sostegno e distribuzione del reddito dalle questioni di efficienza del sistema produttivo. E permetterebbe agli individui e alle famiglie decisioni più efficienti nel campo dell’istruzione, delle scelte di carriera e contribuirebbe ad allineare la mobilità intergenerazionale più alla distribuzione del talento e delle attitudini e meno ai legami familiari.
    Spesso si è pensato al Rmg come a un trasferimento periodico, in genere annuale o mensile, magari commisurato a qualche indicatore del "bisogno" (reddito, condizione professionale, eccetera).
    Più recentemente, è cresciuto l’interesse per una versione volta invece a garantire una "dotazione", o "ricchezza", o "fondo" a una data iniziale – la nascita o la maggiore età, ad esempio. Avrebbe il vantaggio di dare ai giovani la possibilità di compiere scelte più efficienti nell’istruzione e nella carriera lavorativa, soprattutto se si tiene conto delle limitate opportunità offerte dal mercato del credito. A sua volta, la versione più tradizionale sembra preferibile se consideriamo le limitate capacità di pianificazione intertemporale degli individui, dell’incertezza, e così via. Comunque, le due forme di reddito minimo non sono necessariamente alternative: si può benissimo pensare a un sistema che si regga in parte sulla dotazione iniziale e in parte su trasferimenti mensili o annuali.

    La questione degli incentivi

    Qualunque sia la versione proposta, sono tre le critiche principali rivolte al Rmg. E tutte e tre ruotano intorno attorno alla questione degli incentivi. Si dice infatti che il Rmg introdurrebbe un disincentivo al lavoro per gli individui con bassi salari. L’intervento sarebbe sufficientemente costoso da richiedere un aumento consistente del prelievo fiscale sui redditi più elevati: questo introdurrebbe un ulteriore disincentivo all’offerta di lavoro degli individui con salari più elevati. La terza obiezione è una variante della prima: il Rmg introdurrebbe un disincentivo al lavoro ufficiale e un simmetrico incentivo al lavoro nero.
    Alcuni risultati ottenuti con un modello micro-econometrico di offerta di lavoro delle famiglie in Italia ci aiutano a vagliare l’importanza di queste obiezioni. (1) Il modello è in grado di simulare non solo i nuovi livelli di reddito disponibile per le singole famiglie in conseguenza di cambiamenti nelle imposte e nei trasferimenti, ma anche le eventuali nuove decisioni che ne derivano.
    Supponiamo, ad esempio, di sostituire l’attuale sistema con un altro, nel quale ciascun individuo paga le imposte sul suo reddito solo se quest’ultimo supera un certo valore Rmg. Se non lo supera, l’individuo riceve un trasferimento uguale a quel che gli manca per arrivare al Rmg (un sistema di questo tipo è noto come Negative Income Tax). Per semplicità, supponiamo anche che per coloro che pagano le imposte, queste siano semplicemente una proporzione fissa del reddito che eccede il Rmg. Cambiano di conseguenza anche gli incentivi: se lavorare o meno, quanto lavorare, che lavoro fare. Nel nostro modello abbiamo fissato il Rmg uguale a due terzi della "linea della povertà". Inoltre, l’aliquota proporzionale applicata sui redditi che lo superano è stata determinata in modo che il gettito fiscale ottenuto con il nuovo sistema sia uguale a quello ottenuto con il sistema attuale. I risultati presentano alcune sorprese:

    - Il tasso di partecipazione rimane sostanzialmente invariato, anche fra le famiglie con salari più bassi;

    - l’aliquota (proporzionale) in grado di finanziare i trasferimenti mantenendo invariato il gettito netto totale è intorno al 30 per cento. È un’ aliquota abbastanza modesta (tenuto conto che è applicata solo alla porzione di reddito superiore a Rmg), possibile perché si verifica una risposta dell’offerta di lavoro sufficientemente ampia (e questo avviene perché si abbassa – seppur di poco – l’aliquota media);

    - l’offerta di lavoro aggiuntiva proviene da famiglie a reddito medio-basso, non da famiglie a reddito elevato.

    Il primo tipo di timore legato all’introduzione del Rmg (e di riflesso anche il terzo) non sembrerebbe quindi molto fondato. Il risultato è spiegabile in molti modi. Ad esempio, possono esserci costi (di tempo o monetari) legati al lavoro che inducono comunque buona parte degli individui a collocarsi su livelli di orario e di reddito superiori a quelli corrispondenti al Rmg.
    Ma anche il secondo timore forse non appare più così giustificato. Infatti, l’offerta di lavoro degli individui con redditi elevati è pressoché nulla. Nell’esercizio di simulazione ricevono il "regalo" di una aliquota marginale (e media) più bassa di quella corrente perché abbiamo adottano la semplificazione di una aliquota proporzionale unica. Ma in realtà sarebbe possibile far pagare loro imposte più elevate senza ridurre la loro offerta di lavoro. Anzi, sarebbe opportuno farlo: questo ci permetterebbe di garantire un Rmg più elevato o di ridurre le imposte per i redditi medio-bassi.
    Lo scarso disincentivo al lavoro per le persone a basso reddito è un risultato abbastanza peculiare delle nostre stime e certamente potrebbe essere smentito da altre analisi. Al contrario, l’elasticità pressoché nulla dell’offerta di lavoro delle persone a reddito elevato (o comunque decisamente più bassa di quella delle persone a reddito medio-basso) è un risultato robusto, confermato da molte altre analisi in vari paesi. Quand’anche il primo effetto si rivelasse piuttosto forte, e quindi la politica di Rmg risultasse più costosa, il maggior prelievo fiscale richiesto sui redditi più elevati non avrebbe grosse implicazioni di efficienza, anche se potrebbe averne in chiave elettorale.
    La negative income tax, d’altra parte, non è l’unico sistema per realizzare il Rmg. Ci sono molti modi per ridurre il rischio di disincentivo al lavoro. Ad esempio, il trasferimento potrebbe essere vincolato a un minimo di ore lavorate. Oppure potrebbe essere maggiorato da un sussidio al reddito da lavoro.
    All’estremo opposto, il disincentivo potrebbe essere contrastato rendendo il trasferimento del tutto indipendente dal reddito e dal lavoro: nella sua forma più pura diventa il cosiddetto reddito di cittadinanza. Una politica simile sarebbe anche impermeabile al terzo tipo di obiezione: non c’è infatti motivo per cui un trasferimento generale non condizionato debba incentivare il lavoro nero piuttosto che quello ufficiale. Ovviamente, il reddito di cittadinanza è anche il sistema più costoso.

    Un sistema ottimale?

    Nel disegno più generale dell’intero sistema di prelievo-trasferimento sui redditi personali, sono interessanti anche i risultati di un’altra ricerca, sempre basata su un modello micro-econometrico di offerta di lavoro delle famiglie. (2) L’eccezionale qualità dei dati disponibili ci ha condotto a effettuare lo studio sulla Norvegia, ma è in programma l’estensione ad altri paesi, tra i quali l’Italia. Qui, l’obiettivo è l’individuazione del sistema "ottimale" di imposta-trasferimento. La Norvegia adotta un sistema abbastanza generoso e articolato di trasferimenti alle famiglie e agli individui che di fatto realizzano il Rmg. Ora, il sistema ottimale che emerge dalle nostre simulazioni – per quanto si tratti di primi risultati da approfondire – sembra assolutamente coerente con le indicazioni che abbiamo tratto dal primo studio:

    - il livello implicito di Rmg è già approssimativamente quello ottimale: non dovrebbe essere aumentato ma neanche diminuito;

    - i trasferimenti dovrebbero essere resi indipendenti dal reddito (più o meno come nel reddito di cittadinanza);

    - le aliquote marginali dovrebbero essere rese meno elevate e meno progressive sui redditi medio-bassi;

    - la progressività delle aliquote sui redditi elevati dovrebbe rimanere sostanzialmente invariata.

    Si tratterebbe quindi di un sistema che garantisce un livello minimo di reddito con trasferimenti non (o non strettamente) condizionati dal reddito stesso, e che sfrutta l’eterogeneità dell’elasticità dell’offerta di lavoro riducendo il prelievo sui livelli medio-bassi di reddito e mantenendolo piuttosto elevato su quelli più alti. (3)

    (1) Aaberge R, Colombino U. e S. Strøm, "Do More Equal Slices Shrink the Cake? An Empirical Investigation of Tax-Transfer Reform Proposals in Italy", Journal of Population Economics, 17, 4, 2004. Altri risultati sono riportati in Boeri T., Del Boca D. and C. Pissarides (a cura di), Women in the Labor Market: An Economic Perspective, Oxford University Press 2005.
    (2) Alcuni primi risultati di questo studio sono riportati in Aaberge R, Colombino U. e T. Wennemo, "Designing Optimal Taxes With a Microeconometric Model of Household Labour Supply", 2005 (working paper scaricabile alla pagina http://econpapers.repec.org/RAS/pco116.htm).
    (3) Su questi temi sono in corso due progetti di ricerca nei quali l’autore di questa nota è coinvolto. Il primo, specificamente indirizzato all’analisi dei possibili effetti del Rmg (nelle sue diverse versioni) in tutti i paesi europei, è finanziato dalla Compagnia di San Paolo ed è svolto nell’ambito del centro interuniversitario di ricerca Child; il gruppo di ricerca è composto da Ugo Colombino (direttore), Chiara Saraceno, Daniela Del Boca, Rolf Aaberge e Cathal O’Donoghue. Il secondo progetto, più specificamente focalizzato sull’analisi delle politiche per le fasce deboli o emarginate sia in Norvegia che in altri paesi europei, è finanziato dal Consiglio nazionale delle ricerche norvegese; il gruppo di ricerca è composto da Rolf Aaberge (direttore), Tony Atkinson, Ugo Colombino e Lennart Flood.


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