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  • 19/02/2007  Venti coltelli in sette giorni. La prima risposta all’appello del cardinale Sepe (Mattia Bianchi, http://www.korazym.org)

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    L’iniziativa lanciata dall’arcivescovo di Napoli comincia a dare i primi frutti. Nelle chiese di Napoli sono stati depositati venti coltelli. Un numero ancora basso, ma denso di significato. Obiettivo: “Costruire la civiltà dell’amore”. L'iniziativa. Il cardinale Sepe ai giovani: deponete le armi

    È partita una settimana fa l’iniziativa del cardinale Crescenzio Sepe in preparazione alla Pasqua. Un invito semplice rivolto ai giovani di Napoli ad aprire il cuore e le mani, rinunciando alla violenza e ai propri coltelli che possono essere depositati in tutte le chiese della diocesi, in cesti collocati ai piedi degli altari. L’obiettivo è in primo luogo quello di lanciare un messaggio di amore e di legalità, per poi ricavare dal metallo delle lame degli strumenti per lavorare la terra. E a distanza di sette giorni si cominciano a vedere i primi frutti, come spiegato dallo stesso cardinale, a margine della messa celebrata ieri nella chiesa di San Giorgio Maggiore a Forcella, uno dei quartieri a rischio della città.

    ''Fino a ieri - ha detto Sepe - erano quattordici o quindici i coltelli consegnati in Cattedrale, cui vanno aggiunti i quattro o cinque lasciati ai Quartieri Spagnoli e quelli che via via si stanno raccogliendo nelle periferie''. ''Nella lettera che ho inviato ai giovani - ha commentato - ho scritto che busso alla porta del cuore e vedo che il buon cuore dei napoletani, nonostante tutto, c'è ed è molto forte. C'è una risposta ma, al di là del numero dei coltelli deposti, il desiderio era quello di sensibilizzare i ragazzi per far capire che quella non è la strada. C'è una strada buona, la strada del bene, la strada di Gesù Cristo. Credo che anche nelle periferie molte parrocchie stiano raccogliendo coltelli. Venerdì santo bruceremo queste armi per trasformarle in utensili utili”.

    Il sogno del cardinale è quello di vedere una città dove non ci sia spazio per ''l'erba cattiva”, ma possa germogliare quella buona con i ragazzi fiori di questo giardino”. L’arcivescovo si rivolge in particolare ai bambini e ai ragazzi: ''Voi farete bella Forcella se conserverete la bellezza del cuore. Se non agiamo con amore non siamo uomini''. Questo perché, “Forcella come tanti quartieri simili ha bisogno di questi semi di speranza per un riscatto. Ci sono tutte le possibilità affinché ciò avvenga e queste famiglie, questi bambini e questi giovani, possono costituire quella base necessaria”.

    E proprio durante la messa, la speranza si è concretizzata nei tre coltelli che sono stati presentati all’offertorio. A porgerli al cardinale sono state due giovani, ma quelle armi sono state raccolte in un cestino posto all'esterno del negozio di Giovanni Durante, il papà di Annalisa, la ragazza di 14 anni uccisa dalla Camorra nel 2004. Sul cartellone di colore arancione esposto sul cestino c'è scritto: “A tutti i giovani, basta con la violenza. Depositate i coltelli qui”. ”Anche se sono solo tre - ha commentato l'uomo - è un segno che Forcella sta cambiando. Non ho visto chi ha messo quei coltelli nel cestino ma dico che non sono solo ragazzi”. Del resto, spiega don Luigi Merola, parroco di San Giorgio e prete simbolo della lotta alla criminalità, “nessuno nasce delinquente e nel cuore di ognuno vi è la voglia di fare bene e di riscatto”.

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