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  • 20/02/2007 Europa. Il 16% della popolazione a rischio di povertà (Simone Baroncia, http://www.korazym.org)

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    Il dato emerge dalla “Relazione congiunta sulla protezione sociale e l’inclusione 2007” presentata dalla Commissione in vista del Consiglio dei ministri Ue responsabili delle politiche sociali e del lavoro del 22 febbraio.

    “Gli Stati membri devono agire su più piani per tener fede al loro impegno di ridurre la povertà infantile: facilitando la partecipazione dei genitori al mercato del lavoro, migliorando l’accesso all’istruzione e a un alloggio adeguato”: è una delle conclusioni cui giunge la “Relazione congiunta sulla protezione sociale e l’inclusione 2007” presentata dalla Commissione in vista del Consiglio dei ministri Ue responsabili delle politiche sociali e del lavoro del 22 febbraio. La Relazione “analizza le priorità e i progressi realizzati per quanto riguarda l’inclusione, le pensioni, l’assistenza sanitaria”, ma al contempo sottolinea che “restano grossi problemi da risolvere” nei 27.

    Dopo essere passata al vaglio del Consiglio, la relazione sarà presentata ai capi di Stato e di governo al vertice di primavera dell’8 e 9 marzo, nel quale si discuterà fra l’altro della Strategia di Lisbona. Vladimír Špidla, commissario per l’occupazione e gli affari sociali, afferma: “Le recenti riforme che mirano a rendere i sistemi nazionali finanziariamente e socialmente più sostenibili sono incoraggianti, ma restano da risolvere numerose questioni. I fatti parlano chiaro: il 16% degli europei è a rischio di povertà e il 10% vive in famiglie senza lavoro”. Il commissario Špidla, per spiegare le profonde disuguaglianze che permangono nell’Ue, puntualizza: “In Europa esiste uno scarto di 13 anni tra la speranza di vita massima e quella minima per gli uomini e le spese per l’assistenza sanitarie e le cure di lunga durata variano tra il 5 e l’11% del Prodotto interno lordo. Permettendo a ciascun paese di mettere a profitto le esperienze degli altri e stimolandoli a fissare obiettivi comuni, l’Europa può dare un effettivo valore aggiunto agli sforzi nazionali per accrescere la coesione sociale”.

    La Relazione “esamina le prime strategie nazionali integrate in materia di inclusione sociale, pensioni, assistenza sanitaria e cure di lunga durata”, analizza “le grandi tendenze nell’Ue”, mettendo infine in luce alcuni impegni urgenti cui sono chiamati gli Stati aderenti. Fra questi, oltre alla lotta alla povertà infantile, compaiono: la cosiddetta “inclusione attiva”, che “combina più forti incentivi al lavoro, accesso per tutti a servizi sociali di qualità e garanzie di reddito minimo adeguato per quanti non possono lavorare”; il superamento delle “forti disparità nel campo dell’assistenza sanitaria” fra un paese e l’altro; la riforma dei sistemi pensionistici.

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