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  • 05/05/2007 G8, le promesse da mantenere. “Prima che sia troppo tardi” . Marelli e i vescovi da Prodi (Cristian Glori, http://www.korazym.org)

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    Dopo Londra, Berlino e Roma, concluso in Vaticano il tour di pressione di Focsiv, Caritas per spingere gli otto grandi a mantenere gli impegni assunti per i paesi poveri. Presenti anche vescovi e cardinali. Maradiaga: “Il capitalismo non è un Dio".

    Prima che sia troppo tardi, le promesse vanno mantenute e i paesi del G8 devono guardare in faccia gli impegni presi in favore dei paesi poveri e agire di conseguenza. Tutti, Italia compresa, anzi, Italia per prima, visto che oggi è il fanalino di coda degli otto grandi. L’obiettivo della destinazione dello 0,7% del Pil ai paesi poveri, insieme con tutti gli altri obiettivi del Millennio per un mondo più giusto, sono ancora lontani luce e nei giorni scorsi allora Volontari nel mondo - Focsiv e Caritas Italiana hanno messo in piedi insieme a 16 organizzazioni cattoliche italiane una vera e propria attività di lobbying e di pressione, portando a Londra, Berlino e Roma una delegazione di cardinali e vescovi del sud del mondo per chiedere semplicemente – alla vigilia del prossimo G8 in programma nelle prossime settimane - di tenere fede agli impegni e alle promesse. Ricevuti da Tony Blair, Angela Merkel e Romano Prodi, la delegazione è stata ieri in Vaticano per la tappa conclusiva del tour e ha incassato il sostegno del papa: “Continuate a fare il bene per il mondo”, ha detto Benedetto XVI a Sergio Marelli, direttore generale di Volontari nel mondo – Focsiv, Paolo Beccegato di Caritas Italiana e ad alcuni cardinali e vescovi, guidati dal Oscar Andres Rodriguez Maradiaga, cardinale titolare della diocesi di Tegucicalpa (Honduras) e soprattutto rappresentante vaticano presso la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale.

    La campagna ''Prima che sia troppo tardi'' si inserisce nella iniziativa ''Make aid work'' e non vuole chiedere agli “otto grandi” di assumere ulteriori impegni, quanto, piuttosto, di rispettare quelli già presi per quanto riguarda il contributo ai Paesi in via di sviluppo, la trasparenza nelle transazione internazionali, la lotta alla corruzione e il controllo del commercio di armi. L’idea è anche quella di lanciare una nuova raccolta di firme come quella che nel '99 portò sul tavolo del G8 le firme di 17 milioni di persone che da tutti i Paesi poveri chiedevano la cancellazione del debito.

    Raccontando il viaggio, “ l’impressione è quella di insofferenza mista a nausea” – ha confidato Sergio Marelli in una conferenza stampa conclusiva organizzata alla Radio Vaticana – “perché ci troviamo a dire sempre le stesse cose e a sentirci rispondere sempre nello stesso modo. Abbiamo sempre chiesto un intervento concreto 'prima che sia troppo tardi’, ma il rischio ormai è che sia già ora tardi”. Particolarmente delicata la situazione italiana, fanalino di coda nel rispetto degli impegni presi: il rapporto degli aiuti sul Pil sta ritornando verso lo 0,2% dopo il lieve aumento dello scorso anno, gonfiato però in modo strumentale della cancellazione del debito verso Nigeria e Iraq. “Il ministro Ferrero, che abbiamo incontrato ieri con il premier Prodi, ci ha ricordato che lo 0,7% del Pil ai paesi in via di sviluppo non è solo un impegno preso a livello internazionale, ma è anche parte integrante del programma con il quale l’Unione di centrosinistra ha vinto le elezioni: ebbene, visto che sappiamo che gli impegni internazionali non sono vincolanti, vorremmo che diventasse vincolante almeno il programma di governo”, perché oggi – ha ricordato il direttore generale di Volontari nel mondo – Focsiv - l’Italia destina una quota di aiuti pari a quella della Bulgaria (“Un dato che si commenta da solo: anche altri paesi hanno scarsità di risorse, anche in Spagna, Grecia, Portogallo la finanza pubblica non sorride, eppure tutti ci sono davanti”, ha commentato Marelli).

    Punta di diamante della delegazione giunta ieri in Vaticano Oscar Andres Rodriguez Maradiaga, cardinale honduregno, vescovo di Tegucicalpa e rappresentante vaticano presso la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Più volte indicato due anni fa in tempo di conclave come il più forte candidato sudamericano al posto lasciato libero da papa Wojtyla, il cardinale honduregno riflette a voce alta sull’economia globale e sul ruolo del capitalismo. “Già Giovanni Paolo II, nella Centesimus Annus, faceva delle critiche al capitalismo” – ragiona – “e allora per quale motivo non lo si dovrebbe poter criticare? Il capitalismo non è un dio, e ai nostri occhi si stanno rivelando tutti i suoi sbagli. Penso che agire in modo da correggerli sia saggio, perché se dopo tante riunioni, vertici e summit dedicati alla lotta alla povertà ancora la ritroviamo con noi è chiaro che c’è qualcosa che non funziona e che qualcosa va cambiato”.

    Il papa è in partenza proprio per il Sudamerica (decollo previsto verso il Brasile il prossimo 9 maggio, permanenza oltreoceano fino al 14) e proprio la povertà sarà al centro della V conferenza generale dell'episcopato latinoamericano, che Benedetto XVI inaugurerà ad Aparecida: “L'opzione per i poveri non potrà mancare ad Aparecida, come non mancò nelle precedenti conferenze di Medellin, Puebla e Santo Domingo”, ha sostenuto Maradiaga. Una scelta obbligata, del resto, perché i poveri “aumentano invece di diminuire” e c’è bisogno “di gesti concreti e non solo di parole” per ridurre “le inuguaglianze, e sono davvero tante, del continente”.

    Il cardinale entra anche nel merito degli accordi di integrazione commerciale fra i paesi dell’America Latina, sottolinea che i trattati di libero commercio “non sono affatto di commercio libero”, visto che “si tratta di semplici concessioni delle grandi potenze” e commenta anche l'uscita del Venezuela dalla Banca mondiale, decisa dal presidente del paese Chavez pochi giorni fa: "Dobbiamo essere prudenti a giudicare certe esperienze: non siamo d'accordo con i metodi, ma è altrettanto vero che non si può stare là fermi a guardare i poveri". E se da un lato c’è il rimpianto verso un paese (il Venezuela appunto) che un tempo, in un continente di dittatori, era una vera ”democrazia” e che ora è crollato sotto il peso della “corruzione interna”, per un altro leader sudamericano, il boliviano Morales, c’è l’encomio per aver imposto un regime per cui la metà dei proventi deve rimanere all’interno del paese: una decisione che secondo Maradiaga porta “giustizia”.

    Le parole del cardinale honduregno sono condivise da altri due uomini della Chiesa del sud del mondo, impegnati anch’essi nel tour che ha visto nei giorni scorsi i rappresentanti della campagna “Prima che sia troppo tardi” a Londra, Berlino e Roma, ricevuti da Blair, Merkel e Prodi: il vescovo di Kisangani, Monsengwo Pasinya (presidente della Conferenza episcopale della Repubblica Democratica del Congo) e John Olorunfemi Onaiyekan, vescovo di Abuja (Nigeria). In particolare, dal vescovo nigeriano è venuta una lucida analisi della situazione di uno dei paesi più ricchi dell’Africa: “Il mio è un paese ricco, ma la gente è povera a causa soprattutto del malgoverno” e della costruzione di un “sistema di potere organizzato per rubare denaro alla gente comune”. Una realtà che secondo il vescovo trova complicità grandi nei paesi ricchi e che purtroppo – denuncia – non pare destinata ad esaurirsi: le recenti elezioni presidenziali “non hanno garantito” il rispetto delle minime condizioni e da “un governo che si basa sui brogli elettorali” è utopico attendersi – dice Onaiyekan - “una reale ed efficace lotta alla corruzione”. “Tutto il mondo ha visto, gli osservatori americani ed europei hanno visto come è andata, ma passate queste due, tre settimane di gelo, tutto ritornerà come prima” e “il business potrà riprendere a pieno ritmo”. Non è possibile però continuare così, avverte: “I poveri rovineranno la festa ai ricchi”, perché “oggi i poveri vedono, e i giovani che scorgo camminare sulle strade di Abuja vestono come voi e ascoltano la stessa musica”, e sono consapevoli “dell’ingiustizia” che regna nel mondo. “Si dice che la dottrina della libera economia funziona” – conclude – “Non so se da qualche parte funzioni: certamente per noi non funziona”.

    G8: Marelli e i vescovi da Prodi (Simone Baroncia, http://www.korazym.org)

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    Nei giorni scorsi una delegazione di cardinali e vescovi da diverse parti del mondo insieme a Sergio Marelli, direttore generale Volontari nel Mondo - FOCSIV sono stati a colloquio con il premier per chiedere il rispetto degli impegni internazionali.

    Nei giorni scorsi una delegazione di 11 cardinali e vescovi da diverse parti del mondo insieme a Sergio Marelli, direttore generale Volontari nel Mondo - FOCSIV sono stati a colloquio con il Presidente del Consiglio Romano Prodi per chiedere il rispetto degli impegni internazionali assunti per la lotta alla povertà nei passati Vertici internazionali del G8. Il cardinal Oscar Maradiaga, a nome della delegazione, ha presentato a Prodi il Documento elaborato in vista del G8 di giugno in Germania che con tre richieste chiare e precise agli otto Capi di stato e di Governo rimette al centro il ritardo dei paesi ricchi verso il sud impoverito. Gli Aiuti allo sviluppo: mantenere gli impegni e cercare nuove risorse da destinare alla cooperazione; cancellazione del debito: elaborare nuove strategie per risolvere la crisi del debito dei paesi più poveri; infine, lotta alla corruzione nella gestione degli aiuti e promozione della trasparenza economica e finanziaria.

    “Siamo pronti a mantenere gli impegni presi in passato, ma non è il momento di prenderne di nuovi” – così il presidente Prodi in risposta al cardinal Maradiaga – “Ho apprezzato molto le sollecitazioni rivolte dalla Delegazione e sono cosciente della particolare posizione dell'Italia, il paese più in ritardo con l'obiettivo dello 0,7% del PIL per gli aiuti allo sviluppo, ma che nel breve periodo sarà nostro compito primario raggiungere la quota di aiuti decisa in passato. L'Italia ha però avuto negli anni un ruolo importante nella cancellazione del debito; la corruzione è problema che affligge sia il Nord che il Sud del mondo, è ormai presente in maniera pervasiva a tutti i livelli andando a inficiare gli sforzi fatti per la crescita dei paesi poveri”.

    Sergio Marelli a conclusione dell'incontro spiega che “l'attenzione che il Presidente Prodi ha dimostrato è un bel segnale positivo, come la sua disponibilità nei continui colloqui di preparazione al G8. Non c'è motivo di dubitare della veridicità delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, nonostante ciò i fatti parlano chiaro: l'APS è fermo allo 0,2%, meno di un terzo di quanto stabilito, ancora in questi giorni stiamo lottando per scongiurare la riduzione di ulteriori 50 milioni di Euro dei fondi per la cooperazione internazionale. L'Italia è poi ancora insolvente verso il Fondo Globale per la Lotta all'Aids, Tbc e malaria, un debito che pesa sul futuro della credibilità italiana in ambito internazionale. L'applicazione della legge sulla cancellazione del debito non procede alla velocità prevista e a proposito di lotta alla corruzione l'Italia è l'unico paese europeo a non aver ancora sottoscritto la Convenzione per la lotta alla corruzione in sede ONU".

    Conclude Marelli: “L'impegno reiterato di fronte ai rappresentanti della Chiesa di tutto il mondo richiede un intervento autorevole da parte del Capo del Governo per far invertire la tendenza del ruolo internazionale dell'Italia nella lotta alla povertà e all'ingiustizia, segnali che ci aspettiamo insieme ai Vescovi e ai Cardinali che ci hanno accompagnato oggi a partire dall'incontro del G8 finanziario il 18 e 19 maggio e poi dal 6 al 8 giugno a Heiligendamm in Germania”.

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