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  • 03/06/2008 Richistan, come si vive nel paese dei ricchi (http://pensareinprofondo.blogspot.com, http://www.comedonchisciotte.org)

    Ricerca personalizzata

    Robert Frank è senior special writer (non chiedetemi cosa significhi) del Wall street journal, ha scritto un libro il cui titolo è Richistan. Io sono stato uno dei 3 che lo hanno acquistato in Italia.
    In questo suo scritto Robert ci parla del mondo dei ricchi negli USA, della sua importanza, di ciò che significa per l'economia americana, dei loro stili di vita e delle loro paure.

    Lo "stato" del Richistan ha una sua consistenza di massa negli USA.Le statistiche che vengono citate indicano in circa 9 milioni le famiglie che fanno parte di questo paese.
    Di queste circa 7,5 milioni hanno un patrimonio tra 1 e 10 milioni di dollari, 2 milioni tra 10 e 100 milioni di dollari e alcune migliaia superano i 100 milioni.

    Questa specie di nazione, così dice Robert, si è lasciata alle spalle gran parte dell'America tanto che se, nel 2005, i redditi medi delle famiglie americane erano sprofondate per il 5° anno consecutivo (3000 dollari in meno rispetto al 2000-cifra adattata all'inflazione), i loro (redditi) sono aumentati con tassi di crescita a due cifre.

    L'aumento di questo gap significa, anche, che l'1% dei più ricchi controlla il 33% della ricchezza totale.Così come una fetta corposa dei consumi e dei lavori a questi legati dipende dalla loro consistenza e fortuna.Secondo l'analista finanziario Dan Gross, nella sola città di New York, l'1% dei più ricchi può sostenere circa 150.000 posti di servizio.
    La natura di questa ricchezza, il più delle volte, è improvvisa.Nel mix di crescita dei mercati finanziari, nuove tecnologie e libera circolazione delle merci, Robert identifica proprio nella espansione finanziaria l'elemento determinante nell'avanzata di questa classe di soggetti.

    Settori quali le assicurazioni, i fondi comuni d'investimento e le pensioni hanno a disposizione liquidità per 46.000 miliardi di dollari che, dal 2000 ad oggi, sono cresciuti di quasi un terzo.
    La massa enorme di questo danaro, sommata alla crescita del valore delle azioni scambiate (passate dal 90 ad oggi da 3.000 miliardi a 17.000), al fatto che le riserve della banca centrale sono raddoppiate, fino a raggiungere i 4.000 miliardi, hanno creato le condizioni per nuove opportunità e fortune per figure di "imprenditori" nuove come i Money Mover o i CEO delle aziende che aumentano la loro ricchezza in funzione della crescita del "valore" di ciò che gestiscono da manager.

    Il circuito che si è messo in moto trascina, dietro di sé, una serie di elementi "dirompenti".
    In primo luogo, in moltissimi casi,questa espansione viene fatta a debito.
    I dati raccolti descrivono bene questo fatto:
    -L'1% più ricco, degli statunitensi, ha contratto debiti per 383 miliardi tra il 1995 ed il 2004,
    -Mentre l'indebitamento è cresciuto del 235% in 15 anni, la loro ricchezza cresceva meno della metà del debito contratto
    -Il 5% più ricco degli USA è responsabile del 20% dell'indebitamento totale.

    In secondo luogo questa rincorsa allo status simbol si porta dietro una fetta consistente di classe media.
    La filosofia che permea questa parte di società è quella della "dimensione" per apparire.Questo fatto ha come conseguenza nuovi standard che molti cercano di seguire e raggiungere.
    La caduta sulla società, per l'economista Robert H. Frank, è quella di una insoddisfazione dei più rispetto al proprio stile di vita, di una crescita "dell'invidia sociale" e di un costante aumento dell'indebitamento individuale per stare dietro ai nuovi stili di vita.
    "Di conseguenza, gli americani stanno spendendo più di quanto guadagnano in beni di lusso inutili per dimostrare il proprio status, proprio come fa il paese, che non finanzia adeguatamente settori in difficoltà come il sistema scolastico pubblico, la costruzione di strade e ponti, la sanità e l'ambiente"
    In caduta, minore tempo per la famiglia ed aumento del conflitto all'interno del proprio nucleo di affetti ed amici.

    Il terzo aspetto, sempre di carattere "filosofico" ,è ben sintetizzato dalle parole di Galbrait "Danno da mangiare molta biada al cavallo sperando che un po' vada anche agli uccellini"
    In questo la "speranza", secondo Andrew Carnegie, che " la ricchezza in eccesso dei pochi diventerà la proprietà di molti perché amministrata in vista del bene comune; e se questa ricchezza passa attraverso le mani di pochi, può però diventare una forza assai dirompente per il progresso dell'umanità"
    Singolare visione di una elite che, da questo punto di vista, non si pone una questione di "democrazia" consapevole e partecipata per lo sviluppo, ma assume l'idea della classe eletta.
    In attesa che tutto questo si avveri, per il nostro bene, quello che possiamo percepire è che ,nel nome di un progresso a vantaggio di pochi, tutto sia possibile per permettere la sostenibilità del loro costante arricchimento allo scopo di sostenere consumi e stili di vita che per la stragrande maggioranza sono una chimera.
    Nello stesso tempo che percezione possono avere del "bene comune" persone per le quali, come dichiarano nel libro, "che differenza volete che faccia passare da 40.000 a 60.000 $ per rifornire una barca che ne costa 50 milioni di dollari?"
    Però è in questo diabolico inghippo la forza "condizionante" di questa massa di individui.Far percepire come possibile la realizzazione di un "sogno" senza specificare a scapito di chi.

    Link: http://pensareinprofondo.blogspot.com/2008/06/il-richistan-come-si-vive-nel-paese-dei.html
    Fonte: http://pensareinprofondo.blogspot.com/
    3.06.08

    Il loro stile di vita? Jet privato, yacht da 120 metri (Luigi Bernabò Associates, www.chainworkers.org)

    .. Il loro stile di vita? Jet privato, yacht da 120 metri, case da 3.000 metri quadrati, club esclusivi. Ce lo racconta nel libro omonimo Robert Frank, del Wall Street Journal e anticipato da uno stralcio pubblicato da D di Repubblica.

    Non cercate forme di vita alternativa nello spazio. I miliardari americani, quelli assurdamente ricchi, non sono mai stati così alieni rispetto ai comuni mortali. Tanto da essere stranieri in patria e costituire una repubblica a sé stante: il Richistan. A coniare il neologismo è Robert Frank, giornalista del Wall Street Journal e autore del libro omonimo, che, proprio come un travel writer, cioè frequentando luoghi e persone, ha indagato il lifestyle della nuova plutocrazia. "Sì, il Richistan è uno Stato virtuale", dice Frank. "I suoi abitanti sono più benestanti della maggior parte degli Stati del mondo con l'1 per cento al top che controlla circa 17mila miliardi di dollari di ricchezza totale". Facciamo i conti: nel 1982 erano appena 13, nell'89, coi mercati finanziari in pieno boom erano saliti a 67. Alla fine dei Novanta, con il fenomeno Silicon Valley, avevano raggiunto l'incredibile cifra di 9 milioni, più degli abitanti della Svezia, e una fortuna netta di 30mila miliardi di dollari, più del prodotto interno lordo collettivo di Europa, Cina, Giappone, Brasile e Russia. La cosa curiosa è che stenterete a riconoscere i nomi dei Richistani.

    Non vengono da famiglie Old Money. Si son fatti da sé, velocemente, lavorando 18 ore al giorno, spesso creando e vendendo le loro società con la stessa disinvoltura con cui si gioca a Monopoli. A parte i soliti Bill Gates, Sergey Brin e Larry Page di Googles, avete mai sentito parlare di Ed Bazinet, produttore di ceramica, valore 100 milioni di dollari, o Tim Blixseth, valore 1,2 miliardi di dollari, il re del legname, che dopo essere andato in pensione a soli 40 anni, continua a inventare nuovi business e a girare per il mondo col suo Vagabond? Oggi per varcare la soglia d'ingresso del basso Richistan, ovvero essere considerato "mero ricco", ci vuole un patrimonio che superi i 10 milioni di dollari. Perché essere ricchi davvero significa essere capaci di vivere (più che) bene senza erodere la propria fortuna. Infatti, la storia dietro questo concentrato di plutocrazia è non è solo dietro i numeri ma negli stili di vita: i Richistani viaggiano in jet privato e in yacht da 120 metri (tutto quello che è al di sotto è un mero canotto), hanno la casa da 3.000 metri quadrati con a capo maggiordomi ribattezzati "household managers" (stipendi base da 80mila dollari all'anno più vitto e alloggio gratis) che gestiscono uno staff degno di una fabbrica di media grandezza.

    I Richistani hanno il loro sistema sanitario, le loro charities, club esclusivi come lo Yellowstone Club nelle Montagne Rocciose, dove sciano e giocano a golf, e mete di vacanza come Palm Springs, Palm Beach, Fisher Island, gli Hamptons. Nell'estratto che segue, l'ossessione di questi nuovi ricchi per gli yacht di super lusso.


    Questo l'estratto dal libro:

    Don Weston si sentiva un po' speciale mentre girava per il mondo a bordo del suo yacht da 30 metri. Gli piaceva girovagare per i Caraibi, fermarsi qualche giorno a Cuba o St. Martin e incontrarsi con gli altri proprietari di barche per un pranzo o una cena in compagnia. La sua barca non era sempre la più grande fra quelle ormeggiate in porto, ma era comunque di dimensioni considerevoli.
    "È il tipo di barca destinata a essere varata come si deve, con tanto di bottiglia di champagne e festa con tanta gente", spiega Weston, un uomo d'affari di Cincinnati, ormai in pensione.
    Ma una mattina, durante l'International Boat Show del 2004 di Ft. Lauderdale, Weston si è ritrovato sul ponte della sua imbarcazione, praticamente oscurato dai giganti del mare.

    Accanto a lui c'era Corrie Lynn, un cruiser di 40 metri con tanto di Jacuzzi king-size, cinque cabine, schermi Tv al plasma e persino un jet ski. Lungo il molo era attraccato anche Alfa Four, un 60 metri con palestra al coperto, piscina e piattaforma per gli elicotteri. Ma l'oggetto del desiderio dello Show era Octopus, l'ultimo gioiellino del plurimiliardario Paul Allen: oltre 120 metri di lunghezza, dotato di campo da pallacanestro, studio musicale, salotto con fondo di vetro e sottomarino. A sua volta l'Octopus era stato surclassato dal Rising Sun, il palazzo galleggiante di Larry Eleison, con i suoi 135 metri e oltre 80 stanze disposte su cinque piani. Oltre alle peraltro consuete palestre e piscine, il Rising Sun vantava una plancia che consentiva lo sbarco di una jeep con quattro ruote motrici.
    "Pensavo di avere una barca piuttosto grande", sospira Don Weston, "ma accanto a quei giganti mi sembrava una bagnarola".

    Dobbiamo precisare che in nessun altro periodo della storia americana un'imbarcazione di 30 metri avrebbe potuto essere definita una "bagnarola". Oggi ci sono in giro moltissimi Richistani, con tanti soldi da spendere, ed è nato un nuovo livello di consumismo. Essere un consumatore ostentatorio non è mai stato tanto difficile come oggi, considerata la presenza di milioni di milionari in lotta per la conquista degli stessi status symbol e il continuo aumentare dei consumatori agiati pronti ad acquistare beni di lusso per tentare di imitare lo stile di vita dei più ricchi.
    Secondo un recente studio, lo 0,5 dei più ricchi della nazione consuma qualcosa come 650 miliardi di dollari all'anno - praticamente l'equivalente della spesa totale delle famiglie italiane. Tutte queste spese stanno portando al rialzo dei prezzi nel mondo Richistan. Il tasso di inflazione per i milionari è aumentato del 6 per cento nel 2004, rispetto al 3 per cento degli Stati Uniti in generale. Per chi ha un patrimonio di oltre 30 milioni di dollari, l'inflazione è aumentata addirittura del 12 per cento.

    Questa tendenza alle spese sempre più folli è alimentata in parte dalla pressione a non rimanere indietro rispetto agli altri. Rimanere al passo con i vari Mr Jones sta diventando una questione sempre più fondamentale, e i Mr Jones ricchi sono in costante aumento. Recentemente George Cloutier, facoltoso uomo d'affari di Palm Beach, ha regalato alla fidanzata una Mercedes SLK rosso ciliegia, del valore di circa 50mila dollari. Pensava che fosse un'idea carina, ma i suoi amici non erano d'accordo.

    "I miei amici mi hanno preso in giro", racconta.
    E così ha riportato indietro la SLK in cambio di una Mercedes SL ancora più grande e costosa - circa 110mila dollari. Adesso, a due anni di distanza, si sente messo sotto pressione dall'ambiente che lo circonda e sta pensando di regalare alla fidanzata un'automobile ancora più costosa. "Tutti parlano delle Bentley, pare che sia quella la macchina che devi avere, al giorno d'oggi".
    Con tutte queste pressioni, sta diventando sempre più difficile - e sempre più costoso - essere un consumatore che ostenta il lusso. È stato Thorstein Veblen a coniare il termine di "conspicuous consumption" nel suo classico trattato sulla ricchezza del 1899 - La teoria della classe agiata - per indicare gli eccessi della Gilded Age, il periodo post guerra coloniale quando gli Usa videro una velocissima crescita economica, industriale, sociale. Veblen sosteneva che i ricchi comperavano oggetti costosi per distinguersi e identificarsi come appartenenti alla classe agiata e non a quella lavoratrice. Sprechi ed eccessi non solo erano tollerati dai ricchi ma risultavano addirittura necessari per esibire il proprio rango o livello sociale. E in una società consumistica, lo status è indicato da come e quanto si spende. (...)

    I ricchi, in definitiva, spendono per dimostrare che se lo possono permettere. Quello che è cambiato a Richistan è che ormai ci sono talmente tanti Richistani, con così tanta disponibilità economica, che diventa sempre più difficile "mostrare la propria forza pecuniaria". Non appena un Richistano pensa di aver mostrato chi è al resto della ristretta cerchia dei più facoltosi, con la barca da 30 metri o la sua Mercedes da 50mila dollari, ecco che subito si presenta un Richistano ancora più ricco di lui, con una barca da 75 metri e una Bentley GT nuova di pacca.
    I Richistani spendono anche per mantenere le distanze con le orde di aspiranti Richistani. Un numero sempre crescente di agiati consumatori si sta infatti avvicinando a beni un tempo riservati unicamente ai ricchi. Per aumentare le vendite, le aziende di lusso sono disposte a vendere versioni più economiche di prodotti di alto livello, per la gioia di questa nuova fascia di aspiranti acquirenti. Gli esperti di marketing lo definiscono "lusso di massa" ma, per quanto possa suonare un ossimoro, sta rendendo davvero difficile la vita dei Richistani.

    Gli occhiali di Gucci, le borse di Louis Vuitton e gli impermeabili di Burberry si trovano ormai ovunque. Le compagnie aeree consentono ai clienti di fare "voli privati" per poche migliaia di dollari invece di investire 30 milioni di dollari per un aereo personale. Presso molti auto-club è possibile noleggiare una Ferrari o una Porsche, così come è facile affittare un megayacht per qualche centinaio di migliaia di dollari a settimana, invece che spendere milioni di dollari per entrarne in possesso. Ci si può iscrivere a un esclusivo club vacanze con soli 150mila dollari e trascorrere un paio di settimane in una sontuosa villa sulle spiagge caraibiche o in uno chalet di Aspen. Si può addirittura noleggiare un prezioso dipinto da appendere alle pareti del salotto, scegliendo fra le varie proposte dei numerosi negozi di oggetti d'arte che offrono questo servizio.
    "Il biglietto per accedere a questa fascia di consumatori, un tempo riservato allo 0,001 per cento della popolazione, risulta ultimamente molto meno caro", spiega James Lawson di Ledbury Research a The Economist. "Come faccio a sapere se il tizio che mi ha appena superato con una Ferrari si è effettivamente comperato la macchina o l'ha semplicemente noleggiata per il fine settimana?".

    Le pressioni esercitate sia dall'alto che dal basso, dai ricchi Richistani così come dai semplici cittadini agiati, hanno spinto i Richistani a creare una classe completamente nuova di beni di superlusso, che vadano ben oltre la portata del semplice popolino con qualche soldo in tasca. In alcuni casi, aumentano volutamente i prezzi degli oggetti già esistenti, in altri lanciano categorie di prodotti e servizi completamente nuovi, come i viaggi spaziali e gli "shadow yachts". Comunque sia, l'elevato numero di Richistani sta facendo lievitare furiosamente il prezzo degli status symbol, portando a nuovi livelli la nozione di "consumatore vistoso" proposta da Veblen.

    Un esempio? Nei prossimi due anni, il mondo assisterà alla nascita del primo yacht privato di lunghezza superiore ai 150 metri. E potrebbero essercene addirittura due. Il primo, il Dubai, è stato richiesto dallo sceicco Mohamed Bin Rashid al Maktoum, sovrano del Dubai, e misurerà 157,5 metri. Il secondo, chiamato Eclipse, verrà invece realizzato per un magnate russo del petrolio e dovrebbe essere varato nel 2008. Il magnate russo mantiene segreta la lunghezza della sua imbarcazione, per essere sicuro che sia davvero la più lunga esistente al mondo. Entrambi gli yacht manderanno in frantumi il precedente record, detenuto negli ultimi 22 anni da Abdul Aziz, la sontuosa imbarcazione di 145 metri di proprietà della famiglia reale saudita.
    "Di questi tempi, le dimensioni contano eccome", sostiene Jonathan Beckett, presidente della Nigel Burgess, agenzia internazionale di brokerage nautico. E contano anche le cifre. Gli ordini per imbarcazioni di lunghezza superiore ai 45 metri sono raddoppiati nell'ultimo decennio, raggiungendo la cifra di oltre 200 all'anno. I cantieri navali stanno costruendo oltre 15 miglia di yacht - in pratica una lunghezza superiore a quella dell'intera isola di Manhattan.
    Se oggi volete ordinare una barca da 60 metri, mettetevi in fila. La lista d'attesa è di circa due anni. Uno yacht da 43 metri costa 20 milioni di dollari, fino ai 75 milioni per uno di 78 metri. E non pensate che il mercato dell'usato sia da meno: pur di avere una barca subito i Richistani sono disposti a pagare lo stesso prezzo, se non di più, di una nuova.

    Il mantenimento è diventato astronomico. Gli esperti dicono che costa dal 10 al 15 per cento del costo della barca, il che, per uno yacht da 43 metri, significa due milioni l'anno. Negli Stati Uniti ci sono talmente tante barche che gli ingorghi in mare stanno diventando un problema. Per assicurarsi un parcheggio a St. Bart a Natale bisogna prenotare mesi e mesi prima. A Bahia Marina di Ft. Lauderdale, nei mesi invernali, gli slot sono saliti da un dollaro ogni 30 centimetri negli anni Novanta ai sette di oggi. E lo scorso inverno c'erano talmente tante barche che entravano e uscivano dalla baia che il porto ha dovuto assoldare dei vigili per il traffico marino.

    (Da Richistan: A Journey Through the American Wealth Boom and the Lives of the New Rich, Copyright 2007 by Robert L. Frank, Crown Publishers. Per gentile concessione Luigi Bernabò Associates).

    Fonte: www.chainworkers.org
    Link: http://www.chainworkers.org/node/459
    8.010.07

    http://www.comedonchisciotte.org

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