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  • 15/01/2007 Negli Usa la convenzione Cites dal 1992. «Salvi 2 milioni di uccelli» (http://www.lanuovaecologia.it)

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    Lo afferma la Lipu che ha accolto con grande favore il no all'importazione di volatili selvatici deciso da Bruxelles. Più di 3.000 su 9.600 specie sono state oggetto di commercio legale e illegale

    LINK: Lega protezione uccelli

    Il divieto permanente dell'Unione europea all'importazione di uccelli selvatici salverà due milioni di esemplari che ogni anno vengono catturati in natura e rivenduti come pet, animali da compagnia. È quanto afferma la LIPU-BirdLife Italia che ha accolto "con grande favore" la decisione adottata ieri a Bruxelles dal Comitato europeo che riunisce i capi veterinari della UE. Solo pochi mesi fa, la Lipu aveva chiesto di stabilire un divieto permanente al commercio di uccelli, causa del declino di numerose specie tra le quali il Pappagallo cenerino africano, l'Amazzone corona gialla e l'Amazzone fronte bianca e inoltre della morte di oltre il 60% degli uccelli catturati, che decedono ancor prima di arrivare a destinazione.

    Secondo la Lipu più di 3mila delle circa 9.600 specie di uccelli selvatici si stima siano state oggetto di commercio legale o illegale negli ultimi anni, e numerose specie siano state portate sull'orlo dell estinzione in natura. Circa 360mila pappagalli cenerini africani sono stati legalmente venduti tra il 1994 e il 2003 (dati Cites). Il provvedimento stabilisce che gli Stati membri dell'Ue debbano garantire la corretta applicazione del divieto di commercio per gli uccelli selvatici. «Questa decisione è un ottimo passo in avanti per la tutela di milioni di uccelli selvatici ha affermato Claudio Celada, Direttore Conservazione Natura LIPU-BirdLife Italia. Ora ci aspettiamo che il Governo italiano vigili affinché il divieto sia rispettato in modo rigoroso anche sul nostro territorio nazionale». Il commercio di uccelli selvatici elencati dalla Convenzione CITES fu vietata negli Usa fin dal 1992, lasciando all'Ue l'87% del commercio mondiale degli uccelli selvatici

    Anche la Lav esprime soddisfazione per la decisione della Commissione Europea di confermare il divieto d’importazione di uccelli 'da compagnia' selvatici, che dal 2005 era stato deciso come misura preventiva nei confronti dei rischi sanitari connessi alla diffusione del virus dell'aviaria. Dal 1° luglio 2007, soltanto gli uccelli 'da compagnia' cresciuti in cattività in allevamenti che rispondono a severi requisiti, potranno essere importati, ma soltanto da un limitato numero di Paesi extra UE che applicano norme elevate in materia di salute animale e che sono già autorizzati a esportare pollame. Tra questi: Stati Uniti, Australia, Israele, Canada e Nuova Zelanda. «È significativo - afferma Roberto Bennati responsabile della lav per le campagne europee - che, nel contesto europeo di minore allarme per il rischio di una pandemia da virus H5N1, il Comitato Veterinario UE abbia voluto confermare il divieto d' importazione di uccelli selvatici: si vuole così garantire un più elevato livello di protezione della salute animale nell'UE, in linea, quindi, con il 'Piano UE per la protezione e il benessere degli animali 2006-2010».

    La Lav ricorda che un recente Rapporto dell'Autorità UE per la Sicurezza alimentare ha evidenziato «i rischi molto seri relativi alle varie fasi di questo commercio; inoltre, alcuni scienziati UE hanno confermato che il 40-60% degli uccelli selvatici muore durante la cattura o il trasporto, prima di raggiungere i Paesi europei. Prima del divieto provvisorio introdotto dall'ottobre 2005, l'UE aveva importato annualmente più di un milione di uccelli selvatici».

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