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  • 03/11/2007 La sindrome da … shopping compulsivo (Elena Albani (psicologa), http://www.korazym.org)

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    Non si può non notare il bombardamento dei messaggi pubblicitari, sia attraverso la tv, sia attraverso i cartelloni pubblicitari che ammiccano in ogni strada. Ascoltiamo una psicologa di Nuovi Orizzonti impegnata nelle missioni giovani.

    C’è chi è preso dai saldi di fine stagione e c’è chi già tre mesi prima di Natale inizia a spendere per i regali … eh già … ogni periodo è ideale per "far festa"… Ma festa di chi o di cosa? Nella società di oggi il rischio è che sia festa del consumismo per eccellenza. Sarà sempre la solita storia, ma forse qualcuno di voi potrebbe andare oltre e chiedersi come mai è sempre la solita storia. Forse perché col passare degli anni non solo la solita storia si ripete ma si aggrava sempre di più.


    Le vetrine si colorano e si abbelliscono di mille attrattive che fanno quasi da calamita. Non si può non notare il bombardamento dei messaggi pubblicitari che ci invadono, sia attraverso la televisione, sia attraverso i cartelloni pubblicitari che ammiccano in ogni strada. Lo shopping in questi ultimi anni si è andato sempre più connotando come "il mercato delle emozioni". Cosa facciamo oggi? "Facciamo shopping perché ci fa felici!". La domenica diventa il giorno per andare in centro, passeggiare, scaldarsi con una cioccolata calda e perché no? Comprare, comprare … e guai se non ho fatto il regalo a tutti, guai se non faccio il regalo anche a me … A chi non piace acquistare, a chi non piace riempirsi di mille pacchetti colorati da mettere sotto l’albero? E inoltre a chi non è capitato, magari in un momento difficile di coccolarsi con qualche acquisto? È normale! Secondo gli specialisti fa anche bene. Ma molti non si accontentano di questo. Spesso il desiderio di fare shopping diventa irrefrenabile e si comprano oggetti costosi ed inutili per la sola soddisfazione dell’acquisto, allora non siamo più di fronte ad una debolezza trascurabile, bensì ad una vera e propria malattia mentale, definita come "sindrome da shopping compulsivo".

    Questa sindrome venne definita per la prima volta nel 1915 da Kräplin come "un disagio psicologico e comportamentale caratterizzato da una tendenza a manifestare vere e proprie crisi d’acquisto, una forma di mania delle spese". La sindrome da shopping è oggi una vera e propria problematica sociale, un fenomeno complesso e di difficile comprensione per quanto riguarda la sua diagnosi e, di conseguenza, la possibilità terapeutica. E parlarne in questo periodo che è annoverato tra le "feste dello shopping", può aiutare a comprendere che veramente non è "la solita storia" ma qualcosa di più … Lo shopping compulsivo rientra nelle new addiction, in tutte quelle dipendenze dove il meccanismo di dipendenza non nasce da una sostanza ma da un comportamento. Nel DSM IV (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, cui medici e psicologi fanno riferimento), questa sindrome ancora non esiste e gli studi in questo ambito sono piuttosto recenti. Il problema è diventato però nel corso del tempo sempre più evidente anche perché incrementato dal diffuso atteggiamento consumistico tipico della società di oggi che alimenta falsi bisogni, che vede nel possesso dell’oggetto una fonte di felicità e propone la conquista di un’immagine super efficiente, bella, attraente per avere successo, per essere amabili … Questo processo invece è causa ogni giorno di più di persone infelici, insoddisfatte, sempre alla ricerca, sempre in lotta con se stessi, è causa ogni giorno di più di insofferenza soprattutto tra i giovani, di malattie alimentari, di solitudine, di morte …

    Caritas Italiana e Fondazione Cancan, nel rapporto 2004 su "Esclusione sociale e Cittadinanza incompiuta" evidenziano come lo shopping compulsivo sia una forma di dipendenza che interessa tra l’1 e l’8 % della popolazione in età adulta, ma secondo alcuni autori il 90 % dei consumatori effettua periodicamente acquisti compulsivi; ad essere affette da questa patologia sono soprattutto le donne con un livello socio-culturale medio, in un rapporto di dipendenza rispetto agli uomini di 10 a 1. In genere anche la tipologia degli acquisti è diversa: le donne sono maggiormente propense a comprare vestiti, biancheria intima, oggetti e strumenti di bellezza; anche gli uomini comprano prodotti legati alla cura del corpo, come capi di vestiario e attrezzature sportive, ma sono ancora più propensi verso strumenti di alta tecnologia. Quanto ai ragazzi si nota una predisposizione allo shopping compulsivo soprattutto riguardo all’acquisto dei cellulari.

    A differenza degli altri disturbi però questo dello shopping viene visto in maniera meno "spaventata" dalla società: la mancanza del rischio oggettivo e concreto di mettere a repentaglio la propria volta induce nella società una visione poco critica delle conseguenze che lo shopping compulsivo può generare nella vita dei soggetti dipendenti. Ma cosa è questa compulsione? E dove si trova il limite tra piacere di fare shopping e malattia? La compulsione è un comportamento ripetitivo, un atto che non si può fare a meno di compiere, che nasce dalla spinta non di provare piacere, ma di proteggersi da una determinata paura o ansia con un rito. L’acquisto determina un’esperienza piacevole simile a quella di chi fa uso di droghe, ma una volta terminato l’effetto, si sta nuovamente male e per recuperare la felicità perduta si deve nuovamente comprare.

    A livello psicologico alcune persone credono che attraverso il possesso degli oggetti possano avvicinarsi a dei modelli illusori, ma socialmente condivisi, inseguiti nel tentativo di compensare le proprie insicurezze ed i problemi di autostima, oppure che possano riempire un vuoto con "un qualcosa" che sembra appagante. Valence e Fortier lo descrivono come un auto-cura, un mezzo per alleviare la tensione. Oltre alle cause psicologiche, si sono studiate anche le basi neurologiche. Secondo alcuni psichiatri infatti lo shopping compulsivo altro non sarebbe che una manifestazione del cattivo funzionamento dell’attività della serotonina (il neurotrasmettitore che controlla il tono dell’umore).

    In ogni caso, così come per altre dipendenze più concrete e comuni, sigarette, alcool, droghe, ma anche gioco d’azzardo, si inizia senza accorgersene e piano piano ci si scivola dentro paurosamente. Secondo gli esperti i più predisposti verso questa sindrome sono le persone con scarsa autostima, gli insoddisfatti, i depressi e coloro che soffrono di solitudine. Ma come accorgersene? Sicuramente è giusto iniziare a preoccuparsi quando il denaro speso è eccessivo rispetto alle proprie tasche (non importa se si comprano pochi oggetti costosi o tanti oggetti al mercato delle pulci per esempio), quando gli acquisti si ripetono più volte nell’arco della settimana, quando non importa cosa si compra, l’importante è possedere qualcosa di nuovo, quando la dedizione alle spese è un comportamento talmente prioritario e non si riesce ad uscire più di casa senza comprare qualcosa (anche la più banale).

    Ma perché parlarne oggi? Forse perché, arrivato Ognisanti, ci si avviciniamo al Natale, "la festa degli acquisti per eccellenza". Il regalo più bello da farsi e da fare è lanciare il messaggio che dipendere dagli altri o da un qualcosa è sbagliato. Il regalo più bello è portare alla luce un pezzo di coscienza: per diventare persone libere dalle dipendenze che si mangiano la vita, per imparare a rivalutare i legami affettivi veri, le cose che contano, le persone che contano nella propria vita; per capire che il regalo più bello da donare agli altri è un abbraccio, un sorriso, un po’ di amore, per sentirsi liberi di impacchettare e mettere sotto l’albero un qualcosa di proprio a cui siamo tanto legati e che vogliamo donare, che non ci costa niente ma assume un valore immenso; per sentirsi liberi di staccarsi e di ribellarsi dalle immagini che il mondo ci lancia contro e rispondere che abbiamo voglia di diventare persone vere e autentiche. E perché no, per spostare gli occhi dal proprio io e dalla società al Mistero meraviglioso che anche quest’anno nascerà in mezzo a noi, bussa ai nostri cuori con il solo desiderio di donarci un Amore gratuito e infinito; Amore che riempie più di qualsiasi cosa al mondo e che dobbiamo solo accogliere e ridonare con la stessa gratuità.

    http://www.korazym.org
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